Fumisteria ad ore, anche a minuti e secondi, streaming aperto full time (c'è la crisi) - si accettano pagamenti in freddura
domenica 30 ottobre 2011
Una storia semplice
In Italia, la cosa migliore da fare è stare a distanza di sicurezza dai sistemi editoriali, evitarli con freddissima lucidità, più o meno come si cambia meta di villeggiatura quando il paese che ci interessa è entrato in una guerra, o sia stato piggiato come uva da un tornado.
Ad un bravo scrittore-intellettuale strettamente contemporaneo, o soprattutto ad un bravo scrittore-intellettuale che farà parte della posterità, non resta che augurare l'esilio o l'isolamento, la reclusione, insomma di ficcare quanti chilometri di distanza riuscirà tra lui e i suddetti emissari e tutta la loro corte di ruffiani... dovrà in sostanza ficcarci in mezzo talmente tanti chilometri che non sembrerà (o non sarà) nemmeno più uno scrittore. Ma un morto...
Il guaio è proprio qui... il guaio è che questa che tanti autori importanti confondono colla Libertà, è una trappola lussuosa, di continuo riuso storico, una delle meno sofisticate per giunta: isolare o portare gli autori all'isolamento per controllarli, disinnescarli, rompergli le gambe, indebolirli, evitare che intacchino il fucile del linguaggio, lasciare che il loro gracidio resti incupito nella gabbietta d'oro dove sono stati seppelliti assieme ai quattordici lettori che gli stanno appresso.
L'altra strada, più viscida ancora, è farli diventare degli artisti ufficiali, come capitò al norvegese Munch.
Bisogna allora sfuggire dentro, come hanno fatto Sciascia, Céline, Bernhard, Flaiano...
E bisogna sfuggire in italiano come suggerisce il professore del romanzo Una storia semplice, ma in modo da essere interessanti, in una maniera o nell'altra.
Così è chiara la scelta del genere poliziesco, del giallo, un genere popolare, in un autore del Mistero, di assoluta vocazione al Mistero e al garbuglio, come Sciascia, in questo del tutto annodato a Gadda. Perfino lo storicismo sciasciano colle sue ricostruzioni meticolose non si innesta se non da un pasticcio oscuro, da una vocazione letteraria che si sposa ad un fine estetico di denuncia; si innesta cioè dall'intruglio colloso e irresistibile di fatti e frottole, di corruzione e ambiente da cui risalire a pesce fino a morderne il capo... che il colpevole, la coda, di un delitto sia poi un intero paese, un'intera maglia di metafore, un sistema, una nazione, dimostra come etica ed estetica vivano come una matassa siamese e parlino la stessa identica lingua. Una lingua piena di linee di fuga che impazziscono...
venerdì 28 ottobre 2011
Nulla patria in propheta
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| Il calembour del titolo è di Carmelo Bene; questo sopra invece è Thomas Bernhard a calori |
Sottolineo espressamente di non voler aver nulla a che fare con lo Stato austriaco, e mi oppongo non solo a qualsiasi forma di intrusione, ma anche ad ogni avvicinamento di tale Stato austriaco alla mia persona e al mio lavoro – per sempre”.
(Ultime volontà di Thomas Bernhard)
Che uno ce l'abbia su collo Stato credo sia più che lecito, anzi sia doveroso perlomeno deprecarlo, lo Stato, non l'esecratore, ma l'esterofilia di per sé io non la capisco, specie in autori che si riconoscono e anzi dichiarano d'essere vivi e vegeti solo quando li si legge nella loro propria lingua di nascita.., come Bernhard.
Una grande anima, un'anima multiformata ha a noia tutto l'incursionismo intrusivo non richiesto e il linguaggio protocollare dello Stato, ha a noia "la qualità dei servizi stranieri" caldeggiata dai buoni cittadini casarecci... l'anima interessante si trova costipata qualunque posto le si offra- senza voler tener conto che anche altrove esistono Stati ingerenti ed impiccioni.
L'unico motivo per cui trovo confortevole l'estero rispetto al mio country, è che non capisco quasi mai un accidenti di quello che le persone dicono, ed anzi, le loro facce piene di significanti hanno dei giochi muscolari piacevoli, riacquisiscono come una seconda buccia di naturalezza, sembra quasi che dicano cose che sarebbe bello poter capire (questo avviene sempre e solo a mente calda, senza eccessive sollecitazioni alla comprensione).
In qualche modo, ho ritrovato lo stesso pensiero anche in Bernhard, che secondo me esterofilo non era, se non in questa didascalica declinazione d'esterofilia che ho dato, tanto più che a chiamarlo esterofilo erano, per vendicativo sfregio, i livorosi avversari dei premi letterari che regolarmente gli soffiava... ma di questa avventura parlerò in un altro pezzullo, e nel frattempo infilo l'uscita.
mercoledì 26 ottobre 2011
Una vita spericolatamente borghese
Vasco Rossi, spalleggiato dal comico Fiorello*, dice d'aver tempo e soldi per mettere sotto le ruote della Giustizia i ragazzi di Nonciclopedia per le loro freddure sulla morte di Marco Simoncelli.
Questa è la gente che cantava il ribellismo giovanile...
e ammucchiava utili miliardari su quelle tendenze di massa...
(Ovviamente, nessuno ha preso posizione contro questa iniziativa liberticida e prepotentemente classista del cantante-editore.
Io non me ne intendo, ma non sarà che è solo un pretesto per grattare un po' di vecchia ruggine?)
*Costui, essendo comico di spessore, augura, con grande classe umoristica, ai battutisti di Spinoza di perdere i propri figli come i genitori del pilota...
Questa è la gente che cantava il ribellismo giovanile...
e ammucchiava utili miliardari su quelle tendenze di massa...
(Ovviamente, nessuno ha preso posizione contro questa iniziativa liberticida e prepotentemente classista del cantante-editore.
Io non me ne intendo, ma non sarà che è solo un pretesto per grattare un po' di vecchia ruggine?)
*Costui, essendo comico di spessore, augura, con grande classe umoristica, ai battutisti di Spinoza di perdere i propri figli come i genitori del pilota...
domenica 23 ottobre 2011
Lo Stato non è molto generoso colla servitù
Gli indignados non hanno lo straccio d'un'idea, sono emotivi ed innocui, strumentalizzabili senza via di scampo, colpiscono a casaccio, sia che manifestino pacificamente sia che tirino sassate. Dei tiratori di sassi, in questi giorni si può sapere tutto, con una caccia ad arte sopra i giornali, ed uno spiegamento esemplare di energie poliziesche, di spionaggio televisivo, d'artiglieria pesante ecc... è giusto, voglio dire, che questo Stato, così sonnambolico con alcuni spicchi di delinquenza, non permetta a dei poveri coglioni di farla franca qualche volta?
E' giusto sfruttare prima durante e dopo le manifestazioni questi sfacciati indignados per produrre consenso attorno alle istituzioni statali senza concedere loro nemmeno un'unghia di impunità come contropartita?
E' giusto sfruttare prima durante e dopo le manifestazioni questi sfacciati indignados per produrre consenso attorno alle istituzioni statali senza concedere loro nemmeno un'unghia di impunità come contropartita?
giovedì 20 ottobre 2011
Non si può barare più
Che c'è da capire in Rien va di Landolfi?
Parecchio;
e poi, ancora, che le parole e le cose, in letteratura, bisogna potersele permettere- per potertese permettere, bisogna essere uno spirito enorme con doti di prestigiatore. Sennò, si fanno solo delle figure di merda: la fortuna è abolita... tanti autori, con quel genere chiamato diario o forma diaristica, hanno fatto solo colore, pettegolezzo imbellettato, ciancia recriminata, bucatini: non si può barare più, dopo una certa riga.
Allora com'è che questi continueno?
E' perché non gliene frega un cazzo a nessuno, ecco perché. Purtroppo, a me, l'ammetto, un po' sì che me ne frega... E' un g(u)aio, lo so.
Parecchio;
e poi, ancora, che le parole e le cose, in letteratura, bisogna potersele permettere- per potertese permettere, bisogna essere uno spirito enorme con doti di prestigiatore. Sennò, si fanno solo delle figure di merda: la fortuna è abolita... tanti autori, con quel genere chiamato diario o forma diaristica, hanno fatto solo colore, pettegolezzo imbellettato, ciancia recriminata, bucatini: non si può barare più, dopo una certa riga.
Allora com'è che questi continueno?
E' perché non gliene frega un cazzo a nessuno, ecco perché. Purtroppo, a me, l'ammetto, un po' sì che me ne frega... E' un g(u)aio, lo so.
martedì 18 ottobre 2011
Il deserto glielo darei in faccia alloro mica nì
Sono indotto a credere che quelli, i reazionari della Letteratura, siano pagati da qualche Ministero della Nostalgia per seminare come macchine spargisale la vulgata conservatora del Buon Passato delle Lettere. Ora, è indubbio che un'inflazione di qualità c'è, e va in crescendo, ciononostante questa non è una buona ragione per non leggere ciò che è stato scritto e pubblicato dopo l'anno di grazia 1980 (per esempio). Giocando a questo modo, non si rendono conto di fare come i professoroni delle università e i lattarati più consumati che non hanno occhi che per il passato e orecchie per il cerume.
Dico questo perché di grossi ingegni ce ne sono in tutti i tempi, biologicamente, socialmente si devono arrangiare alla bell'e meglio come tutti, delle volte però qualcuno ha la buona ventura o che altro di venir fuori ed allora il castello di carta che questi vecchi coloni hanno eretto, a forza di parlare di IDEE e DESERTO CONTEMPORANEO, dovrebbe frantumarsi. Invece resta su come un uccello.
Pazienza, è la paura, dicono, delle novità; secondo me, è la comoda sdraio del rigidissimo qualunquismo snob sui cui fianchi il progressismo sa bene acciottolarsi, come la critica letteraria d'impianto tradizionalista. (Mi pare che della critica letteraria d'impianto anti-tradizionalista, di per sé uguale all'antagonista, ho già parlato -male- in abbondanza).
Uno di questi che vanno in urto colla teoria del deserto perpetuo in avvenire, è Roberto Bolaño, di cui sto leggendo I detective selvaggi e di cui sto ammirando tutto l'acume fatticcio e corrosivo.
Ma non basterebbe nemmeno il nuovo Dante per tappargli la fogna.
Dico questo perché di grossi ingegni ce ne sono in tutti i tempi, biologicamente, socialmente si devono arrangiare alla bell'e meglio come tutti, delle volte però qualcuno ha la buona ventura o che altro di venir fuori ed allora il castello di carta che questi vecchi coloni hanno eretto, a forza di parlare di IDEE e DESERTO CONTEMPORANEO, dovrebbe frantumarsi. Invece resta su come un uccello.
Pazienza, è la paura, dicono, delle novità; secondo me, è la comoda sdraio del rigidissimo qualunquismo snob sui cui fianchi il progressismo sa bene acciottolarsi, come la critica letteraria d'impianto tradizionalista. (Mi pare che della critica letteraria d'impianto anti-tradizionalista, di per sé uguale all'antagonista, ho già parlato -male- in abbondanza).
Uno di questi che vanno in urto colla teoria del deserto perpetuo in avvenire, è Roberto Bolaño, di cui sto leggendo I detective selvaggi e di cui sto ammirando tutto l'acume fatticcio e corrosivo.
Ma non basterebbe nemmeno il nuovo Dante per tappargli la fogna.
lunedì 17 ottobre 2011
Pareggini a casaccio
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| Pittore en plein air di pareggi per zero a zero |
Paregginano solo le piccole provinciali buone però (una provinciale con la Juve) che di fatto si bloccano, ingessando tutto il troncone medio-centrale della classifica....
Turno da cabala, infatti le gazzette sportive incappellano la giornata all'attaccapanni della casistica... "era dal lontano 19... che non si accoppiavano così!..." ci hanno dato... cinque pareggini per zero a zero.
Ci sarà stato un complotto tra gli zeri, una combina tra le due porte? Un mariolo colle mani impastate? Più marioli? Più mani? Più paste?
Mannò, mica saremo tanto fessi da non credere alla buona fede del caso? Solo il caso si può permettere una follia tanto credibile, nevvero genti?
sabato 15 ottobre 2011
Meglio soli che...
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| Tiro di indignado dalla medio lunga distanza... Draghi para, sicuro, a terra |
Mi pare un ottimo motivo per stare alla larga dagli indignados,
ed un'ottima mossa per delegittimarli, ulteriormente.
mercoledì 12 ottobre 2011
Le poesie della scuola e la scuola
Quando lessi in classe la poesia di Sinisgalli delle monete rosse lui la seppe subito a memoria, e un po' tutti nella classe la dicevano bene; e poi diedi quella del goal di Saba, e anche questa piacque; sicché so che i ragazzi vogliono cose che conoscono, di cui partecipano, e tutti i libri che corrono per le scuole sono sbagliati, se ne infischiano i ragazzi di Stellinadoro e del fiore che nacque dal bacio della Madonna e dei rondinini che chiamano mamma dentro il nido. (Leonardo Sciascia)
lunedì 10 ottobre 2011
Il grandissimo Francesco Nuti
Per me, Francesco Nuti è stato, ed è, un'assoluta genialità attoriale e sceneggiativa, più sceneggiativa che attoriale a dir vero. I suoi film sono miniere d'ori e preziosi, concrete casseforti, e la sua arte sottilissima, bella.
Sono tra quelli che lo preferiscono a Benigni (anche se Berlinguer ti voglio bene è un capolavoro insuperato e forsesicuro insuperabile), e lo considerano, tra l'altro, per alcune cose, superiore a Troisi di cui Nuti era un tanto gelosino.
Non capisco sinceramente come facciano alcuni beccamorti attorno a noi parlar male continuamente del cinema italiano quando abbiamo avuto ed abbiamo attori di assoluto genio, anche se sempre più isolati ed in silenzioso ritiro.
Non è che, qualche volta, è colpa dei beccamorti?
Sono tra quelli che lo preferiscono a Benigni (anche se Berlinguer ti voglio bene è un capolavoro insuperato e forsesicuro insuperabile), e lo considerano, tra l'altro, per alcune cose, superiore a Troisi di cui Nuti era un tanto gelosino.
Non capisco sinceramente come facciano alcuni beccamorti attorno a noi parlar male continuamente del cinema italiano quando abbiamo avuto ed abbiamo attori di assoluto genio, anche se sempre più isolati ed in silenzioso ritiro.
Non è che, qualche volta, è colpa dei beccamorti?
Senza Love craft
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| Lovecraft ovvero Edoardo Sanguineti prima del '63 |
"Lo è sempre stato, direte voi".
Se uno scrittore, anche se povero e impotente, e innamorato, non parla né del Potere né dell'Amore, è legittimo che scriva libri? Si tollera, cioè, che un povero sribacchino nel 2000 metta il suo cuore nella ghiacciaia e lasci arrostire sul tavolo libri e libri cedevoli dell'uno e dell'altro, volumi in pastello, se pur belli, che somigliano al più a mele cotte al forno?
ps: non è uno dei questionari di Nuovi Argomenti: potete anche non rispondere.
Questo Italiano
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| Beckett contratta con un giardiniere Casalese la potatura del suo vocabolario erudito |
Naturalmente, Giorgio Manganelli sapeva l'italiano a menadito e anche altri idiomi. Con tutta probabilità, però, non sapeva o meglio non adoperava questo italiano, cioè questa sciacquatura nella fogna (l'Arno manzoniano sarebbe ancora lì ?!) che dobbiamo parlare per comunicarci, tra orangutan, i nostri quattro-cinque borborigmi.
Eppure, non sono bazzecole, un vocabolario dimezzato, se non mutilo delle sue parti basiche, insieme a uno sboffo di frasi sbilenche o stirate armerebbero di lunga pezza la mano ad un nuovo Kafka, a un tardo Camus, ad un Proust... a un Beckett, ad un grandissimo pennivendolo d'oggi e di domani.
Non s'impunta lì, il punto.
sabato 8 ottobre 2011
Mastica e sputa
Quello che si scrive qui non è né una novità né un dono vobis, è un codicillo, una glossa inutile sulla rete Internet. Questa ha dimostrato poche cose, la prima è che tra i produttori della realtà del paese e dei paesi e i suoi fruitori (noi), la differenza sta che loro hanno la proprietà del mezzo di questa maledetta produzione, noi no.
I sopralterni hanno autorità, soldi, merci, risorse, fratellanze... detengono l'immaginario realistico, quello che hanno montato e collaudato nella loro modestissima officina , senza per altro fare mezzo straordinario; i subalterni non hanno macchinari grossi, ma con i macchinari piccoli (un blog per esempio) non hanno mica dato prova d'essere migliori dei sopralterni; hanno anzichennò dimostrato d'essere i figli della serva un po' adottati, un po' frust(r)ati dal padrone.
E' per questa mediocrità nostra (uguale alla loro) che ci danno gratis permessi e licenze per aprire un blog, ce lo regalano, in verità, un blog, è perché non facciamo male manco a una mosca... non è che ci autorizzano: sono i nostri cervelli ad essere autorizzati, giacché abituati dalla nascita a dare ragione ai nostri sopralterni. (D'altronde quanti Céline ci sono stati in un secolo?).
Le polemiche sulla legge "ammazzablog" è una freddura solo da ridere. Andava presa per questo, ed infatti l'hanno ritirata. Mica si inscenano battaglie per la vanagloria.
La rete ha dato ragione a chi difende il proprio posto di lavoro "intellettuale" colle mani e coi piedi, a calci e pugni... a zappe . Certo, i sopraleterni si allarmano specialmente quando qualcuno, da sotto, mulina, stantuffa il suo con più classe della loro, ma di questi, suvvia, pochi pochi, ossi ossi, flemmi flemmi... gli altri subalterni sono come i sopralterni, ma non hanno avuto il piazzato, la soffiata o il colpo di culatello. Sono utili idioti che pensando di fare danno, fanno solo caciara, aumentando l'eco della voce di quelli di sopra.
Ed ecco che i bigattini, nella scatoletta del pescatore, si divorano tuffandosi uno in bocca all'altro fin quando una mano leggera, paziente e pia, li prende e li manda affanculo con un tiro di fionda.
La rete è un fallimento mondiale, un'erogazione di interiorità deteriorata di massa. Si trova talmente poco che non c'è nemmeno quello che c'è, quel poco è sommerso dalla merda. E' un forno, signori, un fornello; talmente poca la luce da non farne manco un altarino, un camposanto.
Non solo ciò che qui scriviamo non meriterebbe il salto carpiato della pubblicazione mai, ma non merita, alle corde, nemmeno d'essere letto, se non en passant, tra la bollitura dell'acqua e il rifocillamento delle membra, come mi ha confidato fm qualche post fa.
E, dopo tutto questo pen di dio che ci offrono e con cui qualcosa pur si potrebbe fare per incularli ma ci sonotroppicoglioni per farlo, dobbiamo ancora sopportare chi, davanti alla propria nullebondezza, ciancia di non saper come esprimere quello che cià dentro...
siamo sicuri di averlo, qualcosa, dentro? un pezzullo? una lingua?
un peto?
I sopralterni hanno autorità, soldi, merci, risorse, fratellanze... detengono l'immaginario realistico, quello che hanno montato e collaudato nella loro modestissima officina , senza per altro fare mezzo straordinario; i subalterni non hanno macchinari grossi, ma con i macchinari piccoli (un blog per esempio) non hanno mica dato prova d'essere migliori dei sopralterni; hanno anzichennò dimostrato d'essere i figli della serva un po' adottati, un po' frust(r)ati dal padrone.
E' per questa mediocrità nostra (uguale alla loro) che ci danno gratis permessi e licenze per aprire un blog, ce lo regalano, in verità, un blog, è perché non facciamo male manco a una mosca... non è che ci autorizzano: sono i nostri cervelli ad essere autorizzati, giacché abituati dalla nascita a dare ragione ai nostri sopralterni. (D'altronde quanti Céline ci sono stati in un secolo?).
Le polemiche sulla legge "ammazzablog" è una freddura solo da ridere. Andava presa per questo, ed infatti l'hanno ritirata. Mica si inscenano battaglie per la vanagloria.
La rete ha dato ragione a chi difende il proprio posto di lavoro "intellettuale" colle mani e coi piedi, a calci e pugni... a zappe . Certo, i sopraleterni si allarmano specialmente quando qualcuno, da sotto, mulina, stantuffa il suo con più classe della loro, ma di questi, suvvia, pochi pochi, ossi ossi, flemmi flemmi... gli altri subalterni sono come i sopralterni, ma non hanno avuto il piazzato, la soffiata o il colpo di culatello. Sono utili idioti che pensando di fare danno, fanno solo caciara, aumentando l'eco della voce di quelli di sopra.
Ed ecco che i bigattini, nella scatoletta del pescatore, si divorano tuffandosi uno in bocca all'altro fin quando una mano leggera, paziente e pia, li prende e li manda affanculo con un tiro di fionda.
La rete è un fallimento mondiale, un'erogazione di interiorità deteriorata di massa. Si trova talmente poco che non c'è nemmeno quello che c'è, quel poco è sommerso dalla merda. E' un forno, signori, un fornello; talmente poca la luce da non farne manco un altarino, un camposanto.
Non solo ciò che qui scriviamo non meriterebbe il salto carpiato della pubblicazione mai, ma non merita, alle corde, nemmeno d'essere letto, se non en passant, tra la bollitura dell'acqua e il rifocillamento delle membra, come mi ha confidato fm qualche post fa.
E, dopo tutto questo pen di dio che ci offrono e con cui qualcosa pur si potrebbe fare per incularli ma ci sonotroppicoglioni per farlo, dobbiamo ancora sopportare chi, davanti alla propria nullebondezza, ciancia di non saper come esprimere quello che cià dentro...
siamo sicuri di averlo, qualcosa, dentro? un pezzullo? una lingua?
un peto?
venerdì 7 ottobre 2011
Non ci resta che piangèr
Bello il calembour su Berlusconi che avrebbe le "orge contate", però che il buffone (nell'accezione più degna) Benigni poi si metta a fare il maggiordomo a Renzi di Firenze, in una presentazione del suo libro su Dante, a Palazzo Vecchio, con Renzi presentissimo... festeggiandolo novo presidente del Consiglio, mi sa di sputacchio a sé stesso, alla propria arte, alla propria storia.
O che fosse una panzana? Una farsa pagliacciata? Una palliata?
Non credo.
Non lo credo proprio.
Mi sa che è semplicemente "la finale", come dicono alcuni arguti vecchietti borghigiani quando vogliono dire la catastrofe di tutto, l'epilogo peggiore.
O che fosse una panzana? Una farsa pagliacciata? Una palliata?
Non credo.
Non lo credo proprio.
Mi sa che è semplicemente "la finale", come dicono alcuni arguti vecchietti borghigiani quando vogliono dire la catastrofe di tutto, l'epilogo peggiore.
martedì 4 ottobre 2011
La casa nuda
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| Leonardo Sciascia |
Un mio illustre famigliare, illustre per me, vedendo che io facevo il disgraziato, e partivo alla cazzo di cane per cercare sfortuna, e conscio del mio disvalore (ma anche del mio buoncore) mi disse una volta tanto, per far lusinga: "tu sei fatto così, parti sempre, e qua la casa resta davvero nuda".
La casa nuda, mi ripromisi, poteva diventare il titolo d'un best seller, una strenna di Natale; quando ne avessi avuto il tempo, bastava to to to scriverci qualche rigo di contorno, pochi muri, qualche finestra, con un architrave così... La metafora mi sembrò come guizzata dalla biro di Leonardo Sciascia. Ovviamente, il titolo non mi servì mai, mancandomi come sempre il giusto rigaggio susseguente.
Oggi credo che, moria del mondo, moria dell'Intelligenza, queste parole incastrate assieme, morto Sciascia, possano valere per l'Italia e la Sicilia che, a buon diritto, sono case chiuse, ma anche nude, sprovviste come si lamenta di casieri tanto portentosi.
Leonardo Sciascia incarna ciò che c'è stato di meglio in Italia per tanti tanti decenni.
Il suo profilo, illuminista e d'una ironia sorniona e bruciante, era sorretto, anzi, era una lingua bellissima e viva come poche eccezioni ce ne sono state.
In una delle mie traversate italiche, in rotta col solito sfrenato trenino, leggevo, almanaccando alla meglio, Le parrocchie di Regalpietra che sono una delle sue prime cose, il suo primo libro. In una delle cronache su Racalmuto, forse proprio quella dove, ora non ricordo, scherza sul suo tabuto (cassa da morto), Sciascia adopera una parola che lì lì mi emozionò, ed ancora funziona come leva emotiva, giacché io mi emoziono colle parole, ed era Disamistade. Memore deandreiano, non occorreva nessun vocabolario, in quanto la parola è un regionalismo sardo, vuole dire per estensione "faida", "lotta tra famiglie" e che il sensibile linguista Sciascia aveva stanato già molto molto prima di De André, come faceva il buon vecchio fiutatore verbale D'Annunzio, oppure ne esistevano tuberi sparsi anche in Sicilia.
Per me, che ho un debolaccio per la Sicilia e per i siciliani, Sciascia è un autore che non si può smettere (come il suo maestro Pirandello), una scialuppa di salvataggio, un maestro di levità. Oggi è in voga decretare Camilleri come suo testimone prima, epigono successore dopo. Ho provato a leggere Camilleri, e devo dire che il polso è quello del grande scrittore, specie quando scrive in italiano (perché come scrittore in vernacolo, seppure di successo, secondo me non si avvede che quella lingua, così trasposta, non regge, è solo un prodotto gratuito). Ma a Camilleri manca il tocco di Sciascia, l'agonismo etico, la visione bella e schiacciante, sorda e partecipata, ed una penna uscita da foci di puro miracolo, una scrittura "muscolosa", innervata in noccioli di cose, odori, fantasmi, con una soavità, un incanto, una semplicità lussuosa, una nobiltà sobria e buona... Non si può, direi, leggere Sciascia senza provare un piacere infinito, dal primo all'ultimo scorcio.
lunedì 3 ottobre 2011
Convincenti consigli pratici ed appello diretto ai direttori delle testate dei giornali generalisti e no
| metodo rullatorio altamente superato dalla cronaca cittadina |
Vi do qualche sciagurata dritta; o almeno mi rivolgo a chi ne è ancora allo scuro, e ne sono forse troppi.
Conviene acquistare nelle edicole un giornale di copiosa foliazione, tipo il Corriere della sera, almeno una volta ogni mese o due mesi (dipende anche da quanti vetri e quanto spesso pulite)... per ogni specchiera io adopero un Foglio grande, ma si può usare anche il paginone. Basta insaponarlo o inumidirlo con alcool etilico denaturato o con comunissimi disinfettanti per vetri e il risultato è davvero quasi sempre un lusso, una sciccheria di igiene sanitaria che nessuna pelle di spugna potrà mai ottenere.
Sugli ultimi sviluppi del giornale ovvero il suo maculato spargimento nel mare di internet... ancora non trovo utili alla (im)monda faccenda. Avviso però la gentile affezionata clientela di questa drogheria che dispero di non trovarli né ora né mai.
Se poi, di grazia, i direttori dei giornali volessero raschiare le pagine da quegli sgorbi di segnetti neri che lasciano i caratteri a piombo fuso... eviteremmo di sporcarci le mani, o i guanti.
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