Questo Italiano

Beckett contratta con un giardiniere Casalese la potatura del suo vocabolario erudito
«Non so l'italiano e perciò faccio lo scrittore, non so l'italiano perciò scrivo sul Corriere della Sera» (Giorgio Manganelli)


Naturalmente, Giorgio Manganelli sapeva l'italiano a menadito e anche altri idiomi. Con tutta probabilità, però, non sapeva o meglio non adoperava questo italiano, cioè questa sciacquatura nella fogna (l'Arno manzoniano sarebbe ancora lì ?!) che dobbiamo parlare per comunicarci, tra orangutan, i nostri quattro-cinque borborigmi.
Eppure, non sono bazzecole, un vocabolario dimezzato, se non mutilo delle sue parti basiche, insieme a uno sboffo di frasi sbilenche o stirate armerebbero di lunga pezza la mano ad un nuovo Kafka, a un tardo Camus, ad un Proust... a un Beckett, ad un grandissimo pennivendolo d'oggi e di domani. 
Non s'impunta lì, il punto.

Commenti

  1. La lingua non conta tantissimo. Checche ne dica il Céline, contano le istorie. Lo stile senza istoria è come una macchina senza ruote, o, meglio, delle ruote senza macchina.
    Bisogna scrivere come se si componesse musica, anche a livello di scrittura. Un Rigodon, una forma sonata, un rondo, variazioni cromatiche, esposizione svilluppo ripresa,ritmo ritmo ritmo e cojones. Bisognerebbe esserne provvisti, sì, e avere una buona storia, con un capo un mezzo e una coda, anche invertiti.
    Se non si ha una buona storia spremersi, finché non se ne trova una. E poi renderla universale.
    Un po' esagerato?
    Ciao

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  2. Massimo, io credo conti un po' tutto, ma sulla testa del chiodo, quando batti, devi menare come si deve, forte e preciso, sennò ricominci da capo e basta.
    I contenuti sono la cosa più importante da conficcare nel legno, senza contenuti la casa si regge col c.
    Nel novecento è accaduto che la lingua, rianimata da lungo sonno comatoso, ha cominciato a diventare contenuto, grazie alle abili mani dei più grandi artisti che la posarono su un baldacchino di "istorie" ben acconce, altrimenti... ciccia.
    La lingua, senza contenuti, lo dimostra il gio(c)oso Barocco, non va bene. (qualcuno può spiegarlo a Erri de Luca?)
    Dossi arrivò a dire che non leggeva più romanzi, preferiva compulsare vocabolari... erano troppo avanti rispetto al loro attuale, si schiantarono contro i frangiflutti... Gadda fu molto fortunato, i tempi s'erano addolciti, come sotto un cuscino...

    Non sono d'accordo però sullo spremersi, secondo me si deve essere visitati, dalla nascita o anche dopo, dai fulmini, sennò, meglio cambiare aria... come Rimbaud

    ciao

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  3. Massimo, ai miei tempi, 4 o 5 lustri fa, se leggevi i libri che andavano letti, ti insegnavano un po' terroristicamente che le storie sono tutte fasulle, che conta la lingua, la poetica, la forma, lo stile. Secondo me esageravano. Però indicavano che le storie non sono arte a prescindere, come indica bene gran parte della letteratura che scrivono i nostri impudici contemporanei. Lo diventano se vengono estratte dalla lingua viva e quelle cose lì, non viceversa. Oppure una lingua te la inventi e segui le storie " vere " che contiene. Ma non puoi affatto scrivere le storie con la lingua e la forma del giornalismo pretendendo che quella è la realtà, quando è al massimo il tuo ombelico (o neanche quello, come dimostra la curiosa vicenda della sparizione dell'ombelico di Isabella Ferrari). Insomma, se sbagli lingua e forma l'arte non viene, viene solo uno specchietto contenente gli enunciati estratti dai lettori addormentati prima ancora di iniziare a leggere. L'unica scappatoia sono le storie estratte da un grande pensiero, ma si parla di poche decine di casi nella letteratura di tutti i tempi, no di Edoardo Nesi e Roberto Saviano... Ciao.

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  4. Scrivere come se si componesse musica. Per farlo devi avere una struttura, anche deformata e piegata ai tuoi desideri, ma sottostante. Il resto del miracolo lo fa il linguaggio. Come dire, materia e spirito, forma e contenuto ...
    uno senza l'altra non stanno in piedi.
    Certo se si parla di best sellers, la storia è il fulcro assoluto, il resto può essere così così.
    Ma quando dico che la lingua non conta tantissimo, mi riferisco all'evitare intorcinamenti linguistici che a me, personalmente, non danno gusto.
    Anche la petite musique di Céline, al centesimo libro mostra la corda ... e io voglio qualcos'altro.
    Preferisco riferirmi sempre alla musica, perché la musica è la quintessenza di quello che sto cercando di dire, senza riuscirci.

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