Nulla patria in propheta

Il calembour del titolo è di Carmelo Bene; questo sopra invece è Thomas Bernhard a calori
“Nulla, né di quanto pubblicato da me stesso in vita, né del mio lascito, ovunque esso si trovi, indipendentemente dalla forma in cui sia stato scritto, potrà essere rappresentato, stampato o soltanto letto in pubblico per la durata dei diritti d’autore all’interno dei confini dello Stato austriaco, comunque tale stato si definisca. 
Sottolineo espressamente di non voler aver nulla a che fare con lo Stato austriaco, e mi oppongo non solo a qualsiasi forma di intrusione, ma anche ad ogni avvicinamento di tale Stato austriaco alla mia persona e al mio lavoro – per sempre”.   
(Ultime volontà di Thomas Bernhard)


Che uno ce l'abbia su collo Stato credo sia più che lecito, anzi sia doveroso perlomeno deprecarlo, lo Stato, non l'esecratore, ma l'esterofilia di per sé io non la capisco, specie in autori che si riconoscono e anzi dichiarano d'essere vivi e vegeti solo quando li si legge nella loro propria lingua di nascita.., come Bernhard.
Una grande anima, un'anima multiformata ha a noia tutto l'incursionismo intrusivo non richiesto e il linguaggio protocollare dello Stato, ha a noia "la qualità dei servizi stranieri" caldeggiata dai buoni cittadini casarecci... l'anima interessante si trova costipata qualunque posto le si offra- senza voler tener conto che anche altrove esistono Stati ingerenti ed impiccioni.   
L'unico motivo per cui trovo confortevole l'estero rispetto al mio country, è che non capisco quasi mai un accidenti di quello che le persone dicono, ed anzi, le loro facce piene di significanti hanno dei giochi muscolari piacevoli, riacquisiscono come una seconda buccia di naturalezza, sembra quasi che dicano cose che sarebbe bello poter capire (questo avviene sempre e solo a mente calda, senza eccessive sollecitazioni alla comprensione). 
In qualche modo, ho ritrovato lo stesso pensiero anche in Bernhard, che secondo me esterofilo non era, se non in questa didascalica declinazione d'esterofilia che ho dato, tanto più che a chiamarlo esterofilo erano, per vendicativo sfregio, i livorosi avversari dei premi letterari che regolarmente gli soffiava... ma di questa avventura parlerò in un altro pezzullo, e nel frattempo infilo l'uscita. 






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