La Fantascienza

Ieri pensavo che mi è piaciuta moltissimo l'impresa astronautica di quel signore di nome Felix Baumgartner, che si è tuffato sulla crosta terrestre da quella altezza vertiginosa di 39mila metri, ché addirittura per arrampicarsi fin lassù ha dovuto scavalcare (capsula spaziale alla mano) il muro del suono. Per me che una scala a spirale mi mette le vertigini... che quando ero piccolo andavo a vedere i paracadutisti in campagna fare delle esibizioni davanti ad un pubblico che si sa voleva vedere il sangue e le ossa rotte, perché che c'è di bello a vedere uno che scende dal cielo con un lenzuolo di gomma sulla testa? quando tornavo a casa prendevo i sacchetti della spesa, li legavo a spago alle braccia dei miei pupazzetti e li facevo volare in aria dal balcone. Molto spesso il sacchetto si apriva, e i pupazzi scendevano sull'aia o nel pollaio indenni planando leggeri come piume. Altre volte il sacchetto non si apriva e il pupo andava giù a missile. 

Per me Felix (che è un nome che gli piace parecchio volare, come a  Gaspard-Félix Tournachon  detto Nadar) è stato grande. 

Ma mi è venuto pure in mente che quasi tutti quelli che conosco io hanno avuto un vicino di casa che aveva un figlio che pur non chiamandosi Felix, ma guardando i cartoni animati o ispirandosi alla saga dei superman, s'era lanciato dal tetto con un mantello rosso per saggiare i suoi poteri aleatori. 
Io pure ho avuto un vicino di casa non molto diverso che ha provato a volare dal tetto. Fortuna che è stato miracolato, riportando solo poche cicatrici sul cranio e in volto, cose che ad una certa età fanno pure gola alle ragazze. 

Comunque, a me della letteratura fantascientifica non me ne è mai importato niente. Mai letto di quei libri, nemmeno quelli che fanno per i ragazzi. Mi sembra, per altro, che questo genere letterario e cinematografico sia morto da tempo, e che abbia avuto successo principalmente negli anni delle ricorse allo spazio, e alla prosopopea sulla Nasa, che sono insomma gli anni della guerra fredda. Oggi è scemato anche l'interesse per un sottoprodotto della narrazione fantascientifica, gli ufo. E dire che ho letto diversi scrittori che confidavano in un futuro radioso di questo genere... ma, evidentemente, era un genere che  faceva da corredo retorico a ben altre istanze politiche. 

Eppure sarebbe interessante immaginare altre genti. Con veicoli e tecniche più avanzate delle nostre. 

Anche qui però ci ho sempre avuto da riflettere (e sempre la retorica politica della guerra fredda ci avrà avuto il suo peso). Concesso che esistano gli extraterrestri (almeno in letteratura) e che ogni tanto si fanno un soggiornino qui da noi sgommando sulle loro fuoriserie spaziali davanti ai nostri bordelli, lo voglio concedere. Ma perché poi non dovrebbero esserci degli extraterrestri che stanno peggio di noi, a benessere, tecniche e sviluppo scientifico e sociale? Magari si trovano all'età della pietra (in un corrispettivo di comodo). O si sono impantanati nel Rinascimento e non riescono ad uscirne. Io non saprei, ma non si capirebbe nemmeno perché cristo iddio non ci vengono mai a trovare se non per fare saccheggio, distruzione di massa e ladrocini.
Io di mio faccio poche visite, ai parenti e agli amici, accampo scuse, dico che non c'ho soldi... però una delegazione di marziani è un'altra cosa. La diplomazia tra pianeti e costellazioni è soggetta ad altri regolamenti, forse più normati di quanto pensiamo, e allora non credo sia lecito nemmeno immaginare i nostri ospiti così famelici e dipingerli come Lanzichenecchi terribili e grassatori. Non è che dietro al pericolo extraterrestre narrato nelle storie fantascientifiche c'è la paura del diverso, e degli stranieri?

Mi sono persuaso quindi che non dobbiamo stare chissà quanto indietro noi, se non ci viene a trovare nessuno, probabilmente non possono permetterselo, oppure ci schifano, credo abbastanza a ragione. Oppure sono scorbutici, o timidi, o forse solo alcuni sono dotati di navicelle spaziali ultra potenti e gli altri più o meno si barcamenano, sono al nostro livello, che facciamo dei giretti rimanendo in quartiere, Luna, Marte, Giove, ecc. 
Della Fantascienza mi piacerebbe scrivere qualcosina di quando l'uomo scoprirà altri pianetini abitabili e fertili e ci sarà la corsa dei pionieri, come nelle Americhe, mi piacerebbe scrivere qualcosa sull'accoglienza di questi immigrati terrestri e di come l'emigrazione interplanetaria verrebbe vista qui da noi.... poi a poco a poco inizierebbero a starci degli scambi culturali, le scuole per imparare il ghgjsjgsgd.... gli erasmus. Le vacanze. Il fuso orario e la conversione monetaria. 

Poi la Fantascienza mi ricorda, lo ammetto, l'aranciata, e a me l'aranciata mi sta un po' sulle palle. Non mi piacciono le bibite gassate, tranne la cedrata da mare che è la Tassoni (non me ne frega se è pubblicità, se la meritano).

Ma in realtà non mi interessa nemmeno questo. A me il genere della Fantascienza non mi piace per niente, preferisco su tutti il Western, anche lo spaghetti western e i western-thriller. Ho sempre preferito le cose più terra terra, più melmose. Mi ci trovo meglio. Nell'immaginario fantascientifico ci fosse un interno di sciattol sporco, un po' impolverato... un paraurti ammaccato, uno che sorbisce i fagioli dalla scodella.... qualche macchia di caffè qua e là. 
Cioè, a me della Fantascienza non mi piace niente. Nemmeno i paracadutisti. Forse nemmeno il tuffatore dello spazio. La luna mi interessa solo perché fa quella roba delle maree e perché fa ammattire qualche persona in campagna, e ispira tanti poeti, anche se ormai l'ispirazione lunare, se la fanno rimanere com'è adesso nella tradizione, mi dispiace dirlo ma è poco interessante. Preferisco i satelliti artificiali. E quelli che scattano le foto che poi ti multano e devi pagare le costruzioni abusive, l'accatastamento... se esce un condono...

Però la luna è sempre bella, c'ha un sacco di numeri, bisogna ammetterlo... un tempo si diceva che sulla luna andassero a riposare le anime degli animali... non so mica perché sulla luna, forse per via delle preghiere ululate che gli rivolgono i lupi, ma le credenze popolari vogliono che sulla luna ci sia il cimitero delle anime degli animali. O negli abissi più reconditi dei laghi. Ma mi sa che lì tutti quanti non ci entrano... 


Commenti

  1. paola lovisolo (nevedicarne di cara polvere)20 ottobre 2012 15:11

    bellissimo questo viaggio grazie alla tua scrittura. il primo libro di fantascienza fu ' Il cervello verde ' Urania... preso a ... ehm... prestito... dalla Standa.indimenticabile. grazie.
    buon proseguimento di sabato.
    paola

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  2. grazie Paola delle belle parole. buon sabato anche a te.

    ps: prendere in "prestito" dalla standa deve essere proprio un'esperienza "impagabile"...:))
    un caro saluto

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  3. eheheheh... sì sì ! non ricordo se avessi paura... di tanto in tanto prendevo in prestito anche gommine profumate matitine colorate temperini animaletti con le orecchie.:-) non arrivavo (quasi) nemmeno alla cassa e ero veloce a quel tempo. ricordo la scala mobile che dal primo piano scendeva agli alimentari a al fondo stava l' espositore Urania. ma che ci stava a fare proprio lì...? :-)
    e ciao.
    paola

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  4. Io da fanciulletto frequentavo la biblioteca più scalcagnata del mondo dove non era possibile prendere in prestito libri, allora ero obbligato a prenderli in "prestito"... diciamo. ma poi li riportavo, perché il bello è prenderli in "prestito", mica tenerseli...


    Bolano disse in intervista che le sue lacune letterarie sono dovute alla strana disposizione dei libri di una libreria in città del messico...

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  5. Ebbravo a Dinamo!

    LM

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  6. "Comunque, a me della letteratura fantascientifica non me ne è mai importato niente. Mai letto di quei libri."

    Peccato, ti sei perso qualcosa: le migliaia di (inutili) pagine di Michel Houellebecq e di David Foster Wallace non valgono, tutte insieme, una sola opera di Ursula Le Guin o di Philip K. Dick - tanto per fare solo i primi due nomi che mi vengono in mente.

    Se ti piace leggere, non puoi ignorarli: le "etichette" stanno alla letteratura (a quella vera: id est: all'arte) come l'impotentia coeundi a un amplesso.

    Cesárea Tinajero

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  7. @Cesarea Tinajero

    Terrò conto dei consigli - so che vengono da fine intenditrice.
    Qui però mi interessava mettere in luce un'altra faccia della fantascienza, che per altro veniva bene come cornice al racconto che volevo incastonarci.
    La natura di questi post, poi, lo dico a mo' di chiosa, non è propriamente confessionale.


    Grazie d'esser ripassata, comunque, tu e il suo biografo siete sempre nel cuore della mia penna (e non è poco, visto che c'è meno spazio lì che nel fondale animato dei laghi).

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  8. Immensi come Loch Ness
    o torbidi e nefasti come il lago Balaton?

    Cesárea Tinajero

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  9. p.s.

    Una volta il mio biografo ha definito Dick "uno dei grandi scrittori del XX secolo".
    Va da sé che fui io a suggerirgliene la lettura...

    Cesárea Tinajero

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  10. Ma qui parliamo di grandi maestri, io mi riferivo più che altro ad un immaginario fantascientifico comune (corroborato dalle varie forme d'arte certo), che non riesco a sentire, mi lascia abbastanza freddo. Polare.
    Ognuno ha le sue difficili partecipazioni, ed io partecipo poco del fenomeno fantascientifico.
    Il Dick (senza ironia) sarà uno dei grandi scrittori del XX secolo, e lo leggerò prima o poi, ma solo perché lo dice Cesarea perché sennò mi sa che non l'avrei letto.


    Sulle qualità dei fondali, non so che mi dire, essendo io homme de mer(da) faccio il bagno solo nei suoi flutti - di stagni fiumi e laghetti non me ne intendo... ma opterei per Loch Ness

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  11. "Homme de mer": basta e avanza così, mai essere esosi o bulimici nell'esteriorizzazione delle referenze personali.
    E poi, detto tra noi, penso proprio che quella parentesi proposizionale (da) non ti si addica affatto, non è cosa per te, non hai il talento "giusto" per indossarla.

    Torno nel limbo.

    Cesárea Tinajero

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  12. Dici come sonatore di parentesi?
    In effetti non è roba da garbarmi troppo. Le suono con parsimonia, una a racconto, se capita. Tra amici, qui in bottega, può succedere che me le conceda due note parentali di domenica, o all'ora dell'aperitivo. Non di più, lo giuro sul tuo biografo...

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    1. Credo che Cesárea parlasse d'altro, DS.

      Lalo Cura

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    2. mi sa che sto un po' stordito...

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    3. ... oppure hai iniziato a leggere l'opera omnia di Christian Raimo...
      Perché, com'ogn'uom ben sa, il peso della grazia dà le vertigini, tanto è abissale.

      Lalo Cura

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    4. Lalo, sono solo con addosso un tantino di melanconia. Diciamo che non sono Spleendente come sempre...
      Non so però come hai fatto a capire che sto leggendo l'omnia di Raimo, per ingraziarmi ovviamente. Acquisto di giorno in giorno peso su peso... e capisco ora perché il libraio mi consigliasse, in abbinato all'omnia, il libro della dieta dukan...

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    5. Dinamo, ti assicuro che non ho particolari doti di veggenza, erano proprio i sintomi da te apertamente dichiarati che mi spingevano a quella diagnosi, *quasi* a colpo sicuro: “mi sa che sto un po' stordito...” è infatti il ritornello, parto unisonante di attonita ebetudine, che ripetono tutti coloro che sono appena usciti da un corpo a corpo con la pagina raimiana; per non parlare del successivo “sono solo con addosso un tantino di melanconia”, che, proferito prima, mi avrebbe tolto subito anche il ben che minimo dubbio. Del resto è risaputo, è il vertiginoso incedere della *sua* prosa, così acuminata e ferma nell’osservazione e nell’attraversamento dei territori abissali della condizione umana, pre & post moderna, a lasciare quel senso di smarrimento, *prima* (pre), e quella patina melanconica, *dopo* (post): destinata, quest’ultima, a farsi seconda pelle e a mai più abbandonare l’ossario del lettore, costringendolo vita-natural-durante (e forse anche *oltre*, stando al dettato ermeneutico di parecchie scuole critico-eucaristiche che si sono occupate del caso) a interrogarsi, nel medesimo istante dell’appercezione della propria totale nullità, tanto sull’inutilità del tempo speso a leggere altro, quanto sull’inadeguatezza di ogni sforzo capace di condurre alla comprensione di cotanta cima; tanto sulla fuffa prodotta nei propri individuali sterili conati di aspiranti a mettere-parole-in-fila-sul-foglio-per-essere-ricosciuti-come-scrittori, quanto sull’ingratitudine e l’infingardaggine di un mondo che non sa riconoscere il vero genio e la sua opera che parla al futuro, ridendo di noi e danzando leggera sugli abissi della nostra miseria intellettuale.

      Non devi preoccuparti, comunque, trattasi di una condizione di (solo) apparente infermità che tutti i lettori attraversano, prima o poi, di fronte ai manu-fatti di autori cotali e di cotale ingegno, ma che sfocia poi inevitabilmente, mira-culo-samente direi, nel mare magno della consapevolezza che guarisce e indirizza l’esistenza, per quel poco o tanto che è del rimanente. Anche a me è successo così, e l’accadimento mi ha convinto che questi *healing-writers*, dopo il primo approccio, non vanno *mai più* letti, solo avvicinati di tanto in tanto e *sniffati*, a piccole dosi (o, se non vuoi comprometterti del tutto, appena *annusati*).

      Ma questa è un’altra storia… così come un’altra storia è quella del *merito* enorme che gli “H-W” hanno avuto e hanno nella rinascita politica del paese.

      Lalo Cura

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    6. Lalo,
      mi stai dicendo che sono autori che fanno l'effetto costacrociere? non so se ti ricordi la pubblicità, ma lì quando i calciatori della juve tornavano dalla crociera non erano più gli stessimi. io, non lo so, ma mi sento uguale... sto cercando di tornare dalla lettura ma non ce la faccio. Non sono più io. Io è un al(bi)tro...

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    7. Appena sarai uscito dal trip raimista, cioè quando la tua raimatura sarà ben aderente, temprata e levigata, non avrai più nulla da temere, le ciofeche narratoressiniche le sentirai al tocco, ne avvertirai l'olezzo nell'aria al solo avvicinarti a una libreria, a una biblioteca, a un litblog di quelli che cont'ano.

      Per accelerare il processo catartico-apotropaico di immunizzazione dalla porchevole mediovvietà letterativa, ti consiglio di rimanere sempre nel perimetro d'azione taumaturgica del tuo totem: la sua produzione poetica, ad esempio, ha lo stesso effetto di un ciclotrone sulle particelle (elementari) che hanno la (buena)ventura di attraversarlo.

      Lalo Cura

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  13. We ragassi, siam mica qui a bucare i presarvativi agli shuttle

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  14. hai proprio ragione, caro pier, mentre il paese muore nonostante i tuoi immani sforzi per tenerlo in vita, respirazione monti-a-monti compresa, questa cialtra se ne sta qui non solo a bucare i presarvativi agli shuttle, ma anche a fare le seghe ai grilli sui raimi
    e con guanti, per giunta

    Inga Leera

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  15. [img]http://put.edidomus.it/domus/binaries/imagedata/big_389104_5877_web_2001SpaceOdissey.jpg [/img]

    Arturo Isola

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  16. uno straordinario racconto di fantascienza, "il bue che chiama cornuto l'asino", qui:

    http://www.leparoleelecose.it/?p=7216

    Inga Leera

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