Giampaolo Rugarli, uno scrittore che ci piace assai

Giampaolo Rugarli
"Io ho sempre scritto, d’altronde ai miei tempi era impensabile dire faccio lo scrittore o faccio il giornalista, dunque sono entrato nell’ufficio legale di una grande banca - in cui ho anche fatto carriera amministrativa - sono diventato direttore della sede di Roma e da ultimo direttore del servizio studi della stessa. 
Scrivevo comunque sempre, un po’ di contrabbando, finché ad un certo punto mi trovai in rotta di collisione con la direzione generale e l’amministrazione della banca: avvisai delle irregolarità che denunciai all’autorità giudiziaria, ma come spesso succede passai da accusatore ad accusato. Sciolsero la struttura che dirigevo, mi misero a disposizione – in altri termini mi relegarono ad un ala del palazzo in ristrutturazione - e poiché ero dirigente e mi spettavano ancora dei privilegi, fui trasferito qui con la mia segretaria che sferruzzava, mentre io scrivevo Il superlativo assoluto, il mio libro d’esordio (esordio dovuto a Claudio Magris, mi piace ricordarlo sempre per stima e affetto). Poi, essendosi verificata questa frattura, decisi di dimettermi relativamente giovane e cominciai a scrivere a tempo pieno. Forse lo scrittore è stato più fortunato del direttore di banca e dell’avvocato".

"La scrittura mi serve per concedermi tutto quello che non ho avuto e che probabilmente non avrò mai. 
Voglio essere sincero. Quando scrivo - naturalmente parlo di narrativa - è come se partissi completamente per la tangente, me ne volo in un altro mondo dove le cose vanno a modo mio, sogno ad occhi aperti". 

"Da narratore, sia pur non insignito del Nobel e quindi in tutta umiltà, mi permetto di osservare che un romanzo può atteggiarsi in mille modi, come l'esperienza del Novecento insegna, e può anche vaneggiare, purché non dalla prima all'ultima pagina. Come Amleto, deve avere metodo nella pazzia".




(di Giampaolo Rugarli)






testi liberamente tratti da un'intervista a Rugarli sul suo romanzo La luna di Malcontenta (contenuta qui) e da una sua recensione (contenuta qui) del romanzo del premio Nobel Herta Muller, Il paese delle prugne verdi, romanzo che (detto di lato) a me non è piaciuto molto.  

Commenti

  1. Interessante.
    Lo dovrò leggere prima o poi. Meglio prima che poi. Mai rimandare le cose belle della vita, ché di brutture ne abbiamo fin troppe.

    Nella pazzia, soprattutto in quella vera, c'è sempre un metodo.
    Io mi ritrovo in quello che scriveva Pirandello, ossia che solo ai matti è concesso di dire fino in fondo la verità, perché son matti.
    E infatti la vera arte è sempre una qualche verità (una delle tante, ché non ne esiste una sola) travestita da buffone.

    Buona giornata. :-)

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  2. del buon vecchio Pirandello lessi tutto, tranne il teatro (meno le opere famose).
    adoro più che i romanzi, le novelle. adoro leggere anche, ovviamente, suo figlio, Sciascia.
    Sciascia, alla pubblicazione de La troga di Rugarli, disse che era un romanzone e che "troga" sarebbe entrato nel vocabolario.
    io preferisco la prosa de Il superlativo assoluto (primo romanzo), ma La Troga è il suo capolavoro.

    ciao Biancaneve, buona giornata anche a te

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  3. Il Rugarli sembra (sia detto come semplice constatazione) scrittore eminentemente borghese, sulle tracce di quel Sciascia gentiluomo siciliano.
    Ho sfogliato su books google La troga (che adesso ivi non è più leggibile) e devo dire che il suo stile mi attira, intelligente, ironico. Il fatto poi che abbia esordito a 54 anni, senza darsi fretta, me lo rende ancora più simpatico ...

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  4. La troga, secondo me, è il felice incontro tra il grande narratore Sciascia e il grande linguaio Gadda (anche se Sciascia era anche un grande linguista, non come Gadda, ma grande).

    Sinceramente, Massimo, non so se Rugarli è uno scrittore borghese, certo un direttore di banca non è un proletario, ma ho letto due romanzi di Rugarli e questi non mi permettono di capirlo, anzi, mi sembra più verso sinistra. poi non lo so, anche perché io come scrittore borghese se ci penso, se penso alla grande, dico Moravia. poi, se penso più in piccolo, dico Nesi, Ugo Riccarelli... se penso a questi, insomma, Rugarli non mi sembra borghese. e credo non abbia nemmeno la postura da illuminista dell'elegantissimo e brillantissimo Sciascia.
    invece, se penso a Bolano, penso che è uno scrittore di sinistra. ma prima di tutto, uno scrittore grande. come d'altronde tutti quelli mentovati sopra, meno Nesi e forse Riccarelli.

    sono andato un po' a casa del diavolo, con sta risposta. ma lo sai massimo che non mi frega un cazzo, penso che manco a te, nel senso che bisogna saper scrivere... Di Ruscio, il poeta "operaio", in un'intervista dice "mi chiamano poeta operaio, io però mi sono interessato solo ad essere un poeta".

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  5. concordissimo sul fatto della fretta. e una volta che ha iniziato non ha scritto poco

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  6. Infatti, lo rimproverano di aver scritto un po' troppo. Il fatto gli è che oltre alla troga e alla trilogia (dove sfotte alla grande il mondo dell'editoria, e lo sotterra) ha scritto cose nient'affatto disprezzabili. Ma per i gentiluomini del letterativo nostrano, se debutti con due quasi capolavoro, al primo passo normale ti linciano, ovvero ti cancellano dall'orizzonte. Un altro che non si dice mai è Lodoli...

    Comunque Rugarli non fu direttore, solo funzionario, retribuito abbastanza modestamente, così almeno dice lui; al quale furono a un certo punto tolte le funzioni per via che lo considrònno inaffidabile...

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  7. Cosa mi consigliereste di leggere di Rugarli? Ho iniziato Manuale della solutudine, e devo dire che mi piace molto. Vorrei sapere qualche altro titolo per andare a colpo sicuro!

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  8. lallola1799, è presto detto.

    Il superlativo assoluto
    Andromeda e la notte
    La luna di Malcontenta
    La Troga

    Buona giornata

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