I Vitelloni

Un giorno postumo accaderà una cosa che sto cercando da sempre di tenere nascosta ai miei pari. Cioè che qualche biografo di me vorrà capire perché mai io sono anni pieni che scrivo racconti e racconti e racconti (e poi li bruscio) di sfaccendati, cialtroni, imbriachi, perdigiorno lazzaroni. L'ultimo proprio qualche ora fa, sul disfar del mattino...
C'è un fondamento direi gnoseologico.
Sin da piccino scalcicchiò nel mio ventre un senso che altri non capiveno: che a me mi sembrava tutto falso, e allora anche tutto più brutto. Per esempio, mica ci credevo tanto che la gente che diceva che si faceva un mazzo tanto a lavorare poi sto mazzo tanto se lo faceva veramente a lavorare. Eppure tornavano nelle loro case tutti sporchi di calcinaccio, sudore, terra, gesso, inchiostro, vetri, vernice, sperma... Era dura da capire, però finché non ho iniziato pure io a (dis)fare qualcosa, mi persuadevo che suvvia erano bizze del mio cervello... che invero no no, erano tutti operosi, tutti stanchi e avevano tutti faticato.
Invece no, diciamocela tutta. Mentono. Non fanno niente dalla mattina alla sera, lavoracchiano, stentano, disegnano operai in tuta che rifocillano fornaci, pensano alla pasta al forno... poi, di grazia, il minimo sindacale...
Ora, io non sono contro gli scansafatiche, i nullafacenti, non sono contro i lavativi, purché non si vergognino di dire che si lavano... purché non millantino di lavorare... bene non lavorare, bene dirlo.
Invece, come il vecchio Berlusconi insegna tramite i suoi biografi di reg(g)i-mento, tutto il mondo è un palcoscenico, tutto il mondo è un carnevale poco divertente (ché il carnevale divertente è -per assurdo- quello considerato falso) allora, salliti sulla scena, si inizia il gran lamento, il grande prendere tutti per il naso... ed è un segreto di Pulcinella.


Ora è per questo che io amo chi deliberatamente decide di lottare contro la menzogna della vita e del falso lavoro e si mette sui tavoli di ogni luogo di ritrovo e di ricreazione per non fare DELIBERATAMENTE un cazzo dalla mattina alla sera, giacché questi signori non solo sono dei saltimbanchi più realisti del re, ma servono per catalizzare su sé stessi l'odio dei "faticatori ufficiali"; sulle loro miniaturate sagome di beoni, biscazzieri, videopokeristi e pelandorni catalizzano la fetenzia della diserzione del lavoro, sono gli ufficiali del disprezzo di chi finge di lavorare, sono l'abiezione dei lavoratori falsi, sono la loro espiazione...
A questa gente io, modestamente, dedicherebbe un poema omerico, per la spanna di verità che essi elevano, per la sovrappesa incudine di verità che si trascinano dolorosamente per spalla, come portatori di bare nei funerali, come forzati, come schiavi costruttori di piramidi... e l'abominio, gli sputi, che le loro fatiche suscitano nei veri scansafatiche, nei parvenu del lavoro, nei falsari...
A loro un poema!


(post scritto alla vitellona, e non passato pel correzionale, NON chiedo venia)

Commenti

  1. Io cerco la Titina, la cerco e non la trovo, io cerco la Titina, chissà dove sarà ...

    gudnait

    ilMattoplin, "FILONE!"

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  2. http://vimeo.com/20687776


    ilMatt., te l'ho messa s'un piatto di plastica cinese ;)

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  3. Din, che fai ti autocensuri?

    ilMatt. O_O

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  4. Te la indiziai in calce da subito ...

    ilMatt., 'sta bben! (HAI VINTO un rolex [falso];)

    cia'

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  5. bei tempi (moderni) quelli,
    da mo' che non vedo un film di chaplin...
    bene, allora
    stasera, per addormentarmi
    potrei vedere
    un vecchio film
    di keaton in dvd.
    ma ce l'ho giù in garage,
    sotto al sellino del
    vecchio buster truccato

    chissà se parte...

    buona nota

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  6. Struccalo. Vedrai che parte.
    Resterai di stucco.
    Stacco.

    ilMatt. seguo a ruota

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  7. Caro Dinamo, con tutto quello che c'è da commentare da me, non capisco per che cazzo di metti a perdere tempo a scrivere nel tuo blog. Comunque, diciamo comunque, un buon racconto che finalmente non hai brusciato.

    Mattolini, guarda che ti teniamo d'occhio. Per ora, zero in condo(m)tta, sei troppo prolifico. Stai frequentando i foyer durante l'intervallo al posto del pub, come ti si prescrisse? E i camerini?

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  8. Nella nostra cultura lavorare tanto è considerato un valore, basti pensare all'espressione con intento di merito: "è un gran lavoratore".
    In realtà, a meno che non si abbia la fortuna di svolgere un lavoro che coincida con le proprie attitudini e passioni (che potrebbe anche essere fare il fornaio, nel senso che non sto pensando necessariamente a professioni intellettuali quali lo scrittore, ad esempio), lavorare non piace a nessuno, è una gran rottura di balle. A molti piace perché dà un senso (illusorio, beninteso) di ordine, di "realtà", uno scandire i tempi e l'esistenza secondo dei parametri meno evanescenti.
    A me ad esempio lavorare non piace. Lo ammetto. Ho dovuto e dovrò tornare a farlo per necessità.
    Poi avrei un'altra considerazione: ci hai fatto caso che solo quelle che sono mansioni retribuite vengono considerate "lavoro"?
    In realtà a me a volte appare come un lavoro anche il solo alzarmi dal letto ed iniziare a vivere, solo che non mi paga nessuno ;-)
    Anche quando pulisco le letterie dei gatti sto lavorando, solo che non mi paga nessuno.
    Allora forse la gente crede di amare il lavoro solo perché è monetizzato?
    Insomma, a me sembra che tra nascere, vivere e prepararsi a morire sia una gran fatica, e come se non bastasse ci dobbiamo aggiungere anche il lavoro?
    Un saluto (ti ho risposto di là, su Roth).

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  9. Il carico di affaticamento che un essere umano sa sopportare è molto basso, per fortuna. La cosa sta sul cazzo alla prosopopea borghese-capitalistica che fa del lavoro (monetizzato e fruttuoso, e del merito dunque) la propria raggiera, il proprio decoro, da scaricare come da una carriola sui subalterni. In verità lavorare non piace a nessuno, ed il peso di questa attività propriamente detta è solo aggravato dalla messinscena pubblica dei dolori e delle fatiche private. Ciò che il corpo non riesce a sostenere colla forza, si delega alle parole come una divisa di rappresentanza. Puoi quindi produrre x invece di X, ma guai a dirlo, guai a non lamentarti come se ti fossi sfinito per raggiungere X (anche se hai prodotto x), anche se chiunque può vederlo da solo.
    Sono curiose le persone...

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  10. Esatto. Sono perfettamente d'accordo.
    Il mito dell'efficienza poi, di stampo americano (la catena di montaggio fordista, la visione calvinista per cui il lavoro è espressione di Grazia, è il segno divino), ormai l'abbiamo tristemente mutuato anche noi.
    Efficienza: in tutto il vocabolario italiano è la parola che odio di più.
    Se mi si chiede di essere efficiente, immediatamente ho una reazione di stizza e mi vien voglia di mettermi a sonnecchiare sul divano (non a caso il mio personaggio mito dei fumetti era Paperino e non Zio Paperone).
    Oggi ci vorrebbero tutti schiavi, tutti soldatini messi in fila a lavorare per acquistare beni di consumo.
    Il mio motto è: consumare di meno, lavorare di meno, vivere di più (qualsiasi cosa significhi vivere).

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  11. La mia parola Spreferita è "operativo". Può ancora passare se accodata a Centro: Centro Operativo. Collegata a una persona è qualcosa di sterminativo. completamente sterile e disinfettato. eppoi è inelegante, che in sostanza è il contrario del mio ideale di ideale di motto.

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  12. Larry, ci son gli HDemìci al governo e d'accordo, ma cacchio, quanti sono gli occhi a tenermi docchio?
    Nei camorini ;) mi ci sto infilando di rado. Al teatro vado, faccio da bastone alla nonna Boskova. Una gratifica più che una paga o uno stupendio. Volont'areato.

    La Titina se la suonavano senza cantarsela gli orchestrali in sala per il Carnevale dei Vitelloni. ("Ma perché stringe tanto?" "Così ... fra Cinesi ...")

    Grazie a Biancaneve: ho fatalmente capito a cosa servono i gatti.

    ilMatt., un tergi cristalli

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  13. Biancaneve,
    non t'ho presentato il Mattolini... è un caro sedicente (più che sedicenne) musico stornellatore verbal-clownesco (suona magistralmente le parentesi tonde) di questa mia botteguccia che tanto fatica a sbarcare il (ponte del) lunario... gli si vuol bene tutti, è buono ragazzo. d'un'elegante insolenza. bisogna pur capirlo, ha come nonna Boskov e come fratello Cavani.
    io gli voglio bene.
    spero imparerai ad apprezzarlo anche tu. è tanto felice!
    ciao

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  14. Mannaggia Mattolin, tu e tuo fratello c'avete la cava fresca! :-))

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  15. Mio fratello è Liliana. Edinson m'è cuggino primo.
    E di me nn ho mai sedicentato null'altro che son un cazzaro per voc'azione, pa' vocca mia. (La tessera del tifoso nn la tengo, ché in caso contrario te lavrìa mostrata, p(r)òstata).
    Per il resto, nella parentesi quadro mài ben trattato. (Avesti potuto fare di più, [se solo ti impegnassi ...])

    Felice Mattolini, ilMatt.

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  16. @ Mattolin

    Ah ah... e infatti io li adopero sempre come scusa per dimostrare di star lavorando duramente a chi mi accusa di non fare niente tutto il santo giorno :-D

    (scherzi a parte, i gatti "servono" molto più a noi umani di quanto noi a loro, ché saprebbero benissimo fare a meno della nostra spocchia di specie evoluta).

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  17. @ Biancaneve, dolcissima

    Nei micioni mestieranti della spocchia mici son spe(lla)cchiato e sovente tuttora màccade.
    Ma non voglio tirare la co(r)da, finirebbe a baffinfaccia. Code di paliativo dici: gatton gattoni, può darsi. Sgattajolo via. Cìò il Napoli al San Paolo.

    ilMatt., in parte: Miagolo

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  18. Le genti che fingono mi garbano sempre, ma quelli che fingono di lavorare son magnifici. L'unica cosa, per Biancaneve, distinguerei tra essere nati ed essere vivi, ché nascere e svolgere le normali funzioni sociali per un tot di anni non vuol dire per forza essere vivi: me l'ha insegnato Gottfried Benn. Lo dico perché se saltano i fondamentali non ci si capisce più nulla! Uno si può anche alzare, la mattina, ma non è detto da nessuno parte che contemporaneamente si svegli.

    Next time.

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  19. Larry, anche a me piacciono quelli che fingono, anche quelli che barano, ma non l'esibizionismo millantatorio del lavorore, che poi magari manco sanno di millantare...

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  20. @ Larry Massimo

    Sì, sì, hai ragione.
    A me non l'ha insegnato nessuno, ma l'ho capito osservando tutti gli zombie intorno a me :-D

    Sai cosa diceva mia nonna: "ad arrivare fino alla morte sono capaci tutti, come le piante; ma vivere, quella è tutta un'altra cosa" (saggezza popolare?).

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