Ancora diario nullo estivo. Menomale che l'estate sta finendo. Tema: i bar vecchi e i bar nuovi



Ieri sera mio padre, rientrando, ha detto che il bar *** (Tre asterischi?) non esiste più. Al suo posto un nuovo bar, ha detto bar continental o bar non mi ricordo. Era un po' rattristato ma siccome è uomo del presente, che non si lascia ridurre in catene dalla nostalgia, ha subito chiarito che la sera sarebbe andato all'inaugurazione (del bar nuovo).
Oggi pomeriggio, io al volante, lui al passeggero, siamo passati in macchina davanti all'ex bar *** ora bar non mi ricordo, e gli ho detto allora 'st' inaugurazione com'è andata? 
Me ne so' andato subito. 
A buttarci un'occhiata fugace, infatti, è un bar da scappare. Oggi quasi tutti i bar sono da scappare. Dice, perché? Perché prima di tutto a me piacciono i bar vecchi, vecchia maniera, col caseggiato decaduto, la facciata sporca di tempo. Secondo perché oggi i bar, gli architetti, chissà perché, li fanno colle pareti bianche bianche e sopra ci mettono tutti faretti, ma faretti che fanno una luce bianca pure essa, una luce che accieca e che rende tutto troppo lattescente, pulito, evidente
Il bar sono le persone. E' chiaro. Ma il bar è anche l'oscuro. Le zone d'ombra qua e là. Vicino al biliardo, vicino al flipper, vicino o dietro il bancone, vicino ai tavoli da carte. Vicino al cesso. 
Che me ne faccio di un posto tutto pulito, illuminato bene? Non dico che lo voglio sporco (che tanto pulito pulito non sarà mai), ma almeno illuminato male sì. Ombroso. Qua e là oscurato. Una bella luce chiara, di lampadina, al centro... e il resto che si accontenta dello scarto della luce degli altri. 
No tutta quella luce a palla sugli occhi.
Perché signori baristi non volete farci più immaginare niente?
Perché ci costringete a questa farsa della realtà?

Così mio padre quando gli ho esternato le mie legittime antipatie per le luci ha detto che poteva essere pure d'accordo ma che quando lavorava su a Pianoro, vicino a Bologna, andava in un bar con tante luci e questo bar gli piaceva lo stesso. Quindi era difficile trovare una risposta piena a questo mistero luminoso. 

Poi, dopo che l'ho riaccompagnato dove doveva andare, mentre che lui metteva il secondo piede fuori, e richiudeva lo sportello e faceva il primo passo della sua camminatura da muratore a fine carriera, mi sono ricordato che quel bar di Pianoro, vicino a Bologna, colle luci forti che gli piacevano lo stesso, quel bar là, l'aveva costruito lui, i fine settimana, o così diceva quando non riscendeva a casa il venerdì sera, e che mi sa che ci aveva pure perso un pacco di soldi con quel lavoro e che se gli era riuscito pure una merda, mbè, campa cavallo gli stavo per dire, per forza che ti piaceva il bar di Pianoro, e ho fatto per aprire lo sportello e dirgli epperforza che ti piaceva il bar di Pianoro l'hai fatto tu ma lui, zitto zitto, lemme lemme, un po' zoppicando per l'ernia, un po' facendo finta di fare il muratore a fine carriera, s'era già messo alle spalle il mondo esterno e s'era lasciato ingoiare dal vecchio bar della contrada, fratello gemello del vecchio bar ***. 
Allora sono entrato anch'io e... non l'ho visto più. 

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