Diario nullo. L'ipermercato


Lo scrittore francese Michail Houellebecq, amante degli ipermercati,
durante un tratturo in campagna tra i campi e un cane 


A fare la spesa vado sempre all'Oasi. Prima andavo al Sì con te, che come nome non mi piaceva nemmeno, avrei preferito No, oppure No con te né con nessun altro, come una donna preziosa, sfuggente. Ma mi accontentavo, magari cercando giusto di essere il primo massimo il secondo della giornata. 
Da quando è aperta l'Oasi invece vado sempre all'Oasi. E' più grande, c'è il parcheggio fuori e poi dà l'idea che la modernità è arrivata anche in campagna - penso allora all'Inghilterra, i market... ma anche un po' all'America, a Olive Kitteridge... a Cormac Mc Carthy, a Houellebecq che tanto ama gli ipermercati... Penso all'umanità rimasta indietro, al concetto di indietro, a quello di avanti. Avanzamento. Avanzo. 
Penso. 

D'inverno mi piaceva andare all'Oasi verso le sei e mezza di sera, poi tornare a casa e - a proposito di avanzamento - guardare Avanti un altro di Paolo Bonolis (detto anche Paolo Bonolo dai miei famigli - ormai pure io dico così sennò non mi capiscono: credo si dica idioletto. D'altronde in quel programma primeggiavano tra tutti gli abruzzesi della zona mia, con le infornate di gente piene così di pullman dalla provincia eterna teramana, pescarese, chietina... erano quasi tutti nostri gli scemi di quel programma... scemi a km 0, mica roba posticcia, dall'estero, marca mula. Gli davamo roba bona. Scemi di prima scelta).  

L'unica nota dolente di questa stagione è che d'estate ad andare all'Oasi alle sei e mezza diventa faticoso rispetto all'inverno. Con i villeggianti che vengano dalla Germania e da tutta Italia per il nostro mare adriatico medio, si rischia a quell'ora di rimanere impantanati nel traffico, fare lunghe file alle casse o al reparto pane. L'Oasi resta comunque aperta fino alle 23:00 della sera estiva quindi si può andare lunghi. Da sempre sogno un supermercato aperto 24 ore al giorno (e alla notte). Sul modello britannico che sembra sempre superiore a noi europei, infatti ora loro sono usciti dall'europeo per eleganza, cioè per evitare di farci sentire sempre così inferiori (l'idea che mi son fatto io, poi non so, la politica è libera). 
Invece un britannico scemo che conoscevo, di Bristol, odiava i supermercati aperti h24, diceva chi si riduce a fare la spesa la notte che razza di persona è? Fucking people! Disprezzava. 
Io gli spiegavo acciambellando inglese e marchese che non era così, che era un servizio in più, che c'era oltretutto della poesia dentro... ma figuratevi se mi capiva. Se mi dava retta. Era un tizio troppo quadrato, sempre in tensione per colpa dei bambini italiani che lo facevano uscire fuori di senno... insegnava tante materie in una scuola per ricconi (le insegnava direttamente in inglese). E quelli un po' gli storpiavano l'inglese, un po' gli storpiavano l'italiano (come è giusto alla loro età, senza però credo spingersi a fare del meneghino la loro prima lingua) e niente quello stava esaurito. E allora gli dicevo io, può essere che full come sei, sold out come sei, non patteggi per i negozi aperti tutta la notte?
Oh, mi diceva, I don't like. Non patteggiava. Mica lo si poteva 
fucilare.

Vucciria, Renato Guttuso

Naturalmente un ipermercato come l'Oasi non ammette grande dialogo. Se mettiamo voi andate in una botteguccia di quelle colle insegne "Fratelli G. dal 1963" è giocoforza che qualcuno attaccherà bottone. Avviene poi dai "Fratelli G dal 1963" che essendo in pieno centro storico del paese, gli avventori tu li conosci ad uno a uno e hai voglia a stornare lo sguardo, prima o poi tocca scambiare qualche battuta. E io non ci vado apposta. Non ci vado perché io sono del partito che a parlare con gli sconosciuti mi tiro gusto, ad attaccar discorso con chi non conosco e non conoscerò mai, ma a parlare con i conosciuti mediani, signori miei, che gusto c'è? E allora evito questi negozietti del paese mio dove oltretutto la merce costa il doppio che all'Oasi ed è per tal motivo che spesso quando si paventa in zona l'apertura di un ipermercato questi negozianti fraterni facciano lega, se non cartello, e tentano in tutti i modi di non fare arrivare nella loro acqua il pesce grosso, contro cui non avrebbero nessuno scampo, in primis secondo me perché il pesce grosso vende molto e parla poco, mentre loro vendono poco e parlano molto.

All'Oasi infine si incontra gente strana. Io per esempio mi sono assai meravigliato di vederci, giacca e cravatta, me presente, il figlio di un decaduto feudatario della regione. Costui non è né sposato né figliato né lavora. Non fa niente, salvo mandare a memoria i nomi del suo albero genealogico (Mela, Pera, Arancia, Limone) e passeggiare a tarda notte per il borgo dove vive (ancora per poco, temo) di rendita. 
Ecco, proprio lui che se ne viene qua a fare la spesa, spesso anche alle 22, 22e30, è un segno che il mondo sta cambiando, o meglio che il mondo CI sta cambiando. Anche noi esseri notturni, civette scrutratrici del buio. Un tempo penzolavamo sotto gli alberi o svolazzavamo goffi nella campagna a far compagnia alle ombre e alla luna, oggi camminiamo tra le scansie degli ipermercati in cerca di un sugo pronto, una passata di verdure, i cereali per la colazione, che in qualche modo, qualcuno se n'è sicuramente accorto, vuol dire ancora e per sempre cercar sé stessi
Un tempo al buio, nella poesia del crepuscolo ecc; oggi sotto i neon e le luci forti, in mezzo alle etichette, allo spalancamento della propria fetta di mortalità... del proprio psicologico... del proprio raggio interiore. 
E il risultato risponde alle regole della più elementare aritmetrica, ovvero a dire: né al buio né alla luce, né sommando né togliendo, c'è verso di trovare nulla. Un po' come quando si fanno i raggi alla testa di un grullo svenuto a terra: il medico guarda la lastra, sorride sollevato, dice al padre 'Signore stia tranquillo, in testa non c'è nulla' e il padre del grullo risponde 'E questo già lo sapevamo'. 
  
Perciò dico io, se uno è alla cerca di qualcosa ovvero alla trova di nulla, tanto vale uscir dall'Oasi e proseguir per i campi... o viceversa, ché male non ne può fare... 


Il Cioni cerca sé stesso nella bestemmia e nel campo bucolico

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