La dedica a Maradona e altri ciondoloni

Vittorio al bar con la nuova mogliera

Ieri sera nel programma filocalcistico Tiki Taka sono ricomparse le immagini filmate di repertorio della carriera di Maradona (motivo: la dedica di Sorrentino nella notte degli Oscar). Di solito, in questi casi, come primo gol si fa vedere quello ai campionati del mondo del 1986, il famoso gol dove Maradona parte da centrocampo, si scarta palla al piede mezza squadra dell'Inghilterra, portiere compreso, e segna in scivolata, in realtà segna e poi scivola... Era il quarto di finale di Mexico '86, vinto 2 a 1 dai sudamericani, una partita mitologica che verrà ricordata anche per la rete di mano di Maradona, entrata nella storia con il titolo della mano de dios. La partita assumeva anche una cifra di rivendicazione politica, di rivincita, visto che da poco s'era guerreggiato tra inglesi e argentini nelle Falkland Malvinas e Maradona a fine partita disse che gli aveva gustato non poco farla pagare così, a colpi di dribbling di classe e gol, agli inglesi.
Ieri sera, tornando a noi, in collegamento da Napoli per Tiki Taka, c'era Auriemma, per chi non sa niente di calcio, è un conosciuto telecronista di fede partenopea (quello di "si gonfia la rete! si gonfia la rete!"), forse uno dei primi telecronisti in Italia a fare telecronache sfegatate, di parte, nei grandi canali televisivi, visto che nelle reti locali e in radio le cronache calcistiche sono sempre state più o meno così, lo sono da secoli.
Ad un certo punto, Auriemma ha detto, mò non mi ricordo manco più come c'era arrivato, che lui invidiava i telecronisti che avevano potuto raccontare quel gol di Maradona all'Inghilterra, considerato, lo ricordo ai passant, il gol più bello della storia del calcio, il gol del secolo (breve).
Mah, mi rendo conto della portata di una rete del genere, e magari anche del piacere del raccontarla, ma proprio per il peso, la responsabilità di narrare un'azione di gioco tanto perfetta e unica (come tutte le azioni di gioco d'altronde), se io fossi stato là al posto di Auriemma, avrei detto altre cose, che ne so, che mi tremava la voce a raccontare a milioni di persone un gol così bello e difficile (anche da raccontare), che a me mi sarebbe andato a genio un gol più facile, di piatto a porta vuota, un tapin vincente semplice semplice a portiere battuto, un bel cross tra calciatori fuori dalla storia... 
Mi sono allora immaginato telecronista mentre quel ciondolone calcistico e non solo di Maradona si dribblava tutti, capriolava, sciava tra gli avversari e non ho faticato a vedere la mia persona microfonata assisa sulla tribuna stampa annusare che il Pibe stava per fare un gol dei suoi e scapparmene a gambe elevate a casa piantando la telecronaca sul più bello. A quel punto, provate ad immaginarvelo, a un telecronista, pure non di primo pelo, toccherebbe andarsi a annegare da qualche parte in mare o al bagno dello stadio... sul biglietto finale pure voi potevate darmi partite più facili no?
Ora mi piacerebbe raccontare di me come fanno tanti scrittori che a sedici anni mio padre conosceva qualche direttoruccio di giornale centrico-meridionale che mi faceva il piacere di farmi scrivere da lui per fare punteggio, che mi spedivano di su e di giù a fare il cronista di partite in terra battuta di categoria Promozione, Eccellenza, campionati di calcetto o Amatori provinciali e che mi perdevo i gol che erano lenti lenti ma io ero più lento di loro e mi affannavo a segnarli tutti così copiosi com'erano ma me li perdevo comunque e me li dovevo far raccontare dagli altri spettatori che c'erano con me lì dietro la ringhiera, alcuni dei quali malavitosissimi come spesso succede in queste frangette, ma non sarebbe affatto vero, ché mio padre non conosceva proprio nessuno e io nemmanco, conoscevo nessuno, e non sapevo niente, a sedici anni non andavo facendo cose del genere, non ne sapevo niente di cosa fosse una cronaca o un articolo o un corsivo o un grassetto, non leggevo manco Topolino, non leggevo niente, tutt'al più toccavo qualche ragazza (di) sfuggita e pure qualche giornale qua e là a dire la verità toccavo perché volantinavo un giornalino stampato dalla sezione locale dei giovani comunisti di sinistra della frazione limitrofa e alcune mamme ci facevano entrare a bere la coca cola e noi facevamo sogni sconcissimi su di loro e sulle ragazze loffe, cioè brutte ma puttanelle, in giro per le contrade, pure se le mamme alla fine erano cesse, ma non tutte, e le ragazze erano più carine e più puttane di quanto credessimo noi, ed era tutto un sognare e sbavare come cani ciondoloni per le campagne e le periferie e la sera da quello che mi ricordo io il cielo era sempre rosso in fondo, e non pioveva quasi mai.  
Uno dei piccoli "braccianti" della fazienda politica di cui sopra, uno di quelli che poi ci pagavano una miseria il lavoro di distribuire i giornali e i volantini e anche i biglietti delle lotterie della festa dell'unità, di nome Vittorio, qualche anno fa fece la sua apparizione in una puntata di Uomini e donne sezione vecchi, gli era morta la sua moglie da qualche anno già ed era tutto un pianto amaro poraccio, pianto vero senza ridere, ma s'era dovuto ripigliare alla fine e s'era messo a fare il ciondolone di campagna pure lui ma là dalla De Filippi, mica in mezzo alle contrade come noi, corteggiando le altre vecchine e tutto... ce l'aveva sempre avuta un po' 'sta vocazione "megalomana" come gli dicevano, una volta mi ricordo s'era candidato pure sindaco del paese per cazzi suoi, ma non l'aveva votato nessuno... n'èra uscito manco consigliere comunale (se glielo facevi notare ti rispondeva "pe' forza, so' andato per sindaco..."). O tutto o niente...
Quando lo vidi là che si scaldava dietro alle gonnelle televisive rimasi fulminato... me ne ero già passato a cambiare canale verso altri lidi televisivi quando di scatto tornai indietro, sapete quando si vede in tv uno che conosci, ti viene un colpo... e lo ribeccai a Uomini e donne sezione vecchi che annusava i capelli di una nonnina... chiamai immediato mezzo mondo... mett' a mpò canale cinque... muvte! muvte! ci sctà Vittorio... mò mi moro! mò-mi-mo-ro! 
Din, mò che lo vediamo al bar... madò che risate!

Invece Vittorio era migliorato, pure al bar dico, non solo in televisione dove era palesemente telegenico, ma dal vivo, dal bar, non faceva ridere per niente, sembrava anzi ringiovanito di anni, mi rassomigliava al grandissimo scrittore Dashiell Hammett, uno dei perseguitati eccellenti della storia letteraria, uno di quelli che hanno avuto una sorte ben difficoltosa, osteggiato in mille modi dallo stato americano e dai governanti per le sue simpatie politiche e forse voglio credere per aver riconsegnato alla gente comune un po' di lingua parlata e qualcosa del racconto letterario del crimine che gli scrittori polizieschi prima (e dopo) di lui gli avevano sottratto, relegandolo ai piani alti della scala sociale (per carità, non c'è niente di male, ognuno scrive quel che vuole, evidenziavo solo un fatto per di più conclamato che sotto la penna di Poe e di Doyle e di tanti altri, come la Christie, i criminali erano passati dall'essere fisici, corporali e popolari, ad essere mentali, logici... borghesi... difficile infatti immaginare un investigatore meno in forma di Poirot). E tutto questo patire, anche se non suo, dava al somigliante Vittorio un'aria sofferta e distinta, non sembrava più nemmeno lui da quando l'avevo visto in video... mbò.
Oggi a quel ciondolone lo chiamano tutti Dashiell, come gli ricacciai io di soprannome, con tutte le difficoltà di pronuncia del caso, e mi sa che s'è messo con una più giovane di lui di parecchi anni che gli vuole bene, dicono, e gli sta attenta... 

Questo, assieme a quello che scrissi nel primo saggio della fortunata o fortunosa serie dei pensieri da casotto (clic), è quello che m'è venuto di dire attorno alla Grande bellezza, non so se va bene, ma l'ho detto lo stesso... mi si perdonerà se non sono un grande telecronista della bellezza, ma che ci posso fare?, eppoi una volta che un film ha preso un Oscar ed è diventato rappresentativo addirittura di un paese, di un presunto riscatto ecc ecc, come ci dicono tutti i politici questi giorni, come si fa da quaggiù a dirne bene o male? non sembra nemmeno più un film... 

Commenti

  1. per il ciclo la bucchina della tosse, mi sto a casa, e mi vedo cinque-seicento film.

    così nei prossimi giorni ne parlo e si presentano i soliti mastuggiorgi che dicono che non ho capito un cazzo di *nomefilm*, che nessuno mi ha chiesto di scrivere come la penso (sulla mia bacheca, eh), e che ormai in italia siamo tutti critici cinematografici (e a questo punto pure critici di quel cazzo che possono scrivere gli altri).

    in fin dei conti, non c'è cosa peggiore di quando attaccano qualcosa che t'è piaciuto assai, soprattutto se quel poco che hai visto lo mitizzi, perchè non hai chissà quale metro di paragone.

    ma comunque.
    il primo è I MOSTRI di dino risi, film a episodi dei quali proprio il primo è mitologico.
    dove un grande ugo tognazzi interpreta uno scroccone che paradossalmente si permette di dare lezioni di moralità al figlio ("...perchè vedi... quelli che dovrebbero pensare agli interessi pubblici, pensano invece agli interessi propri...")

    buona visione, ciao a tutti, mastuggiorgi e non.
    https://www.youtube.com/watch?v=UiatGXtfa6g

    albè

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  2. Ciao Albè. Mi è piaciuto assai il ragionamento che comincia con "in fin dei conti".
    Belli i mostri. Pure quelli nuovi.
    Ieri sera ho visto Nebraska. Un film bellissimo. Però, in fin dei conti, non vorrei starlo a mitizzare perché non ho chissà quale metro di paragone.
    Mi è piaciuto come stavano tutti fermi e muti i fratelli grant senior, che fosse una famiglia dove non si parlava mai. Bello pure che il protagonista sta sempre distratto e non ascolta.
    Ciao albè, ti ringrazio d'essere passato, mi hai costretto a rileggere sto episodietto della mia biografia inventata, me lo ricordavo scritto peggio.
    Grazie

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