La moglie


C'è un tale che conosco abbastanza bene che mi fa sempre sorridere quando si parla tra di noi al bar giocando a rubamazzo o in trattoria mangiando e ridendo alla guascona perché nonostante tutti noi conosciamo perfettamente la moglie, e la conosciamo col suo nome di battesimo (o comunque con quello d'uso), che siamo stati pure a un anniversario di matrimonio e ai compleanni, ci abbiamo confidenza insomma, siamo in amicizia, e senza malintesi, santa donna; quando ci dice qualcosa di lei, della moglie, questo tale di mia conoscenza dice sempre "no perché mia moglie non vuole" "mia moglie ha il pollice verde" quando potrebbe tranquillamente dire "no perché Carla non vuole" oppure "Carla c'ha il pollice verde", ché lui parlando della moglie oltre al resto parla pure un po' più di lusso, più pulito, e non dice "c'ha" dice "ha"... sempre coll'acca però ci mancherebbe. 
Ora sua moglie (che a sto punto dopo tanto non so nemmeno più se sia Carla e si capirà la nostra ilarità quando sentimmo dire che la moglie di Di Pietro non era la moglie di Di Pietro...) è morta di un male brutto che sarà un anno e mezzo. Il tale, il marito, dopo questo tristo evento s'era visto poco in giro, s'era ritirato qualche tempo, lo capivamo; quando si andava a trovarlo a casa a fargli un po' di compagnia, a imboccarlo un po' di buon umore, ricordava la moglie sempre appellandola moglie mia o mia moglie, forse con un metro o anche due di distanza in più, dal nome d'uso, rispetto a prima, così di solito tra un wafer e l'altro inanellava insistiti "Mia moglie e io volevamo..." "Sì, vabbè lo sapevate, era un sogno di mia moglie" "Mia moglie faceva dei dolci meravigliosi". Vabbò...
Noi all'inizio inizio di 'sto vizio, dopo poco che l'avevamo conosciuto via, ai suoi "Mia moglie ecc" rispondevamo "Sì Carla, chiaro" "Dici Carla?... sì", poi dopo un po' ci siamo cominciati a sta' zitti e almeno io anche a vederla come una strana (ma dolce) inclinazione apotropaica, questa cosa di appellare la moglie moglie e non Carla in mezzo ai conoscenti. Forse addirittura una forma velata di pudore fisico, o di gelosia, o di protezione, non saprei (il tale è molto più anziano di noi). Anche di beatificazione, se volete, dopo il fattaccio della morte. 
Conoscendo il tale che non ama le formalità, trovo possa anche essere una bella cosa, questa apotropia come si deve scrivere, della moglie, ché col tempo mi so' abituato a pensare che se la chiamasse Carla sarebbe un po' meno, moglie. E anche un po' meno, amata... 


Zigzago sempre in rete, la mattina specialmente, c'è più gusto, c'è più aria, è una sensazione come un'altra, si capisce, fallace come poche altre, di colazione allo stabilimento del mare.
In una delle ultime mattine primaverili m'è capitato di leggere nella brezza della rete alcune opere complete di Learco Pignagnoli curate da Daniele Benati e nelle prime opere di questa antologia particolarissima c'è uno che c'ha lo stesso tic linguistico di 'sto amico mio, e dice "mia moglie" quando tutti sanno come si chiama la moglie, solo che il personaggio delle opere complete di Pignagnoli è sempre tirato a lucido, colla cravatta e la giacca linde e pinte e ben rasato, finché un giorno quelli del giro di Learco (presumo) lo beccano al bar un po' scomposto e in disordine, colla barba sfatta che beve diversi fiaschi di vino, gli chiedono in reggiano (presumo) "come sta tua moglie?" e lui non risponde niente. Poi una farfalla morta gli cade nel bicchiere. L'opera finisce. 

Questo raffronto, secondo me, ci permette di capire che ognuno vede le cose come gli pare e che da uno stesso tic nervoso possa nascere una interpretazione più benefica per una personaggio o più malefica per un altro, visto che per come lo intendo io l'autore dell'opera sullodata, Benati, il tic linguistico di dire mia moglie invece del nome proprio non gli garba troppo e lo assoggetta a un tipaccio fighettino e superpreciso che se la tira e fa antipatia solo a pronunciarlo. A me il tale mio invece mi fa anche simpatia, per questo senso quasi antico e a lui di fatto alieno (ché mica era nobile di nascista 'sto amico mio) di appellare una persona così cara. Sarà pure i modi che c'ha. Il personaggio mio. Più educato... garbato, modesto, amorevole... Che poi comunque un raffronto a dire la verità tra questi due personaggi è impossibile... però la letteratura, diciamocelo, è veramente piccola eh.
Benati per esempio, non ci dice mai per tutta l'opera, che sarà tre quattro righe, come si chiama realmente la moglie del suo personaggio (credo sia un espediente che lascia intendere una certa sagacia e strategia di narratore consumato di Benati che fa passare l'ignoranza straniante oggettivante dal narratore minimista al lettore). E' una tecnica come un'altra, presumo, oppure non sarà che alla fine alla fine si chiama Carla pure quest'altra? Mbò, non credo, cioè, va bbè tutto, va bene che la letteratura è piccola ma qua, su, si esagera... (che poi... letteratura a chi?)...  

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