L'uomo che sogna forte


Il mio rapporto con la psicanalisi o la psicologia (non ho mai capito la differenza) è sempre stato controverso: tutti mi dicono che per sconfiggere alcuni problemi che ho con il sonno dovrei recarmi da uno specialista, ma io mi sono sempre opposto (non che questo abbia risolto i problemi).
Da ultimo ho iniziato a pensare che per scrivere come vorrei La coscienza di Dinamo - ché La coscienza di Zeno è probabilmente il mio romanzo preferito, dal quale se non ho imparato a scrivere, ho per lo meno il vanto di poter dire che vi presi il vizio di fumare - per scrivere questo libro forse qualche giretto sul lettino me lo dovrei fare (oppure gli è meglio e più originale scrivere La coscienza di Dinamo senza essere mai andati dallo strizzacervelli? Mbò, continuo a pensarci: d'altronde l'originalità non mi è mai piaciuta). 



Ad ogni modo, finché non mi decido, mi tocca prendere qua e là le briciole di psicanalisi che mi lasciano gli altri o maldestramente io per primo (o per ultimo) vado disseminando. Sabato sera, per esempio.

Sabato sera ho raggiunto alcuni amici ad uno stabilimento al mare. Loro avevano cenato lì, io avevo preferito rimanere a dormire fino alle undici, poi gli ero apparso alle spalle, motteggiandoli per la loro ingordigia pesciolaia. 
Parlando e tirando per le lunghe la notte, era uscito fuori il nome di Andrea, nostro comune quanto lontano amico, ora fasciato quasi da capo a piedi per via di una importante operazione che lo terrà allettato e ingessato per diversi mesi. Ho chiesto ad un amico lì presente, il quale è geograficamente parlando il più prossimo ad Andrea, se si fosse appalesato finora a casa sua, per rendergli la visita dell'operato. L'amico mi ha riferito che no, non era andato, perché Andrea, nella sua solita battaglia contro il mondo, alla domanda Andrè, posso venire a trovarti a casa?, aveva opposto un secco (e a mio vedere delizioso) NO. E pace, mi ha detto, aspetterò quando mi vorrà. 



Tornato a casa, ho ripreso il filo dei miei patimenti col sonno e dai e dai ho dormito qualche ora. Il tempo all'incirca di fare uno strano sogno con protagonisti me e manco a dirlo il summenzionato Andrea. 

In sostanza, ero andato a trovarlo a casa per l'operazione (notare sin dapprincipio l'emissione di ego del sogno: laddove ad un altro amico si nega la visita, a me si concede, senza nemmeno richiederlo).
Trovo il buon Andrea allettato in maniera penosa. Ma ciò che mi intenerisce di più e cattura immediatamente la mia attenzione non è la sua condizione, benché essa mi appaia subito penosa ed emozionante, quanto l'aver scorto che i numerosi letti su cui riposa, almeno 4, sono tutti rivestiti delle coperte di casa mia. Scruto meglio. Sono proprio loro. Riconosco le lenzuola, le federe, i piumini, le vecchie coperte, i buchi centrali di quella rosso e nera a scacchi. Ci diamo a chiacchierar di fronzoli come stai come non stai, ma dopo un po' non gliela posso più e glielo dico, gli dico Andrè ma scusa, ma che ti sei fregato le coperte di casa mia? Lui molto candidamente mi risponde che sì, sono le coperte di casa mia. O allora, faccio io? E lui niente mi servivano. 
Ripigliamo a parlare, io rasserenato, più o meno rasserenato (pensando vabbè se gli servono), e lui normale (si fa per dire) come sempre. E abbiamo passato il pomeriggio onirico a dirci le solite verità sull'uomo e la donna e la vita di tutti i giorni. E al risveglio il sogno mi è apparso più trasparente e fulgido che mai. E soprattutto me lo ricordavo preciso preciso.



Il giorno dopo, ovvero ieri sera, mi sono ritrovato un suo messaggio su quel social network che va tanto di moda mò che comincia con quella parola inglese che vuol dire che cosa e finisce in app. Mi aveva scritto se mi ero accorto che l'Abruzzo stava sparendo dalla serie B. Il Pescara infatti aveva fatto due candelotti al Trapani in finale play-off, mentre il Lanciano ne aveva presi quattro contro la Salernitana nei play-out. Io da uomo navigatissimo nelle cose calcistiche oltre a dirgli che non si può assolutamente sottovalutare un ritorno di finale da giocare in Sicilia, non ho potuto fare a meno di raccontargli, quasi per carineria, il sogno che avevo fatto e lo riguardava. 

Egli dopo qualche minuto mi ha fatto una risposta incredibile, ovvero una interpretazione freudiana senza precedenti del sogno, dove aveva rintracciato dei significati incredibili, a partire dai letti, fino ad arrivare al nodo cruciale, ovvero le coperte e soprattutto il loro furto candidamente confessato, che a suo avviso sono la rappresentazione del costante aiuto che gli altri sono abituati a chiedermi. In sostanza sono circondato, cito a memoria, da persone che mi chiedono aiuto (cosa abbastanza vera, per giunta), e da amici che reclamano, volenti o no, la mia attenzione (il furto delle coperte). Io però so che non posso mica far fronte alle richieste di tutti, perciò dico 'oh ma ste coperte sono le mie!' e niente, poi mi rassereno. L'amico ha poi concluso scrivendo che lui ne sa, ché sono dieci anni che va in psicanalisi, mica pippe e io mi sono sentito un po' stranito, perché in cuor mio il sogno delle coperte mi pareva più che altro un sogno da letterato e con questo candore (oh il candore dei letterati!) l'avevo corrisposto al mio oberato amico, egli invece con altro occhio, occhio da critico letterario votato all'interpretazione psicanalitica, mi aveva letto. E io ne sono rimasto imbambolato.
Ciò che mi è parso di capire in sostanza è che primo non ci si può rapportare così su due piedi con la psicoanalisi, ci vogliono anni... quindi dovendo cominciare ora, io da solo a leggere loro in tanti a scrivere, non arrivo più (e pazienza per La coscienza di Dinamo). Secondo, ho capito che tu scrivi una cosa e sogni una cosa per dei motivi che ti sembrano puramente formali, invece un'altra persona, che non ha le tue stesse forme in testa, li legge con le sue di forme e tu sei fregato: il campo dove volevi essere seguito, o smarrirti, va dato alle fiamme e tu sei scovato altrove, senza coperte, senza vestiti, mezzo nudo e senza altra arma che l'accettazione, un po' scettica, un po' ironica, di te stesso e del mondo avverso. Poi ti svegli e i play-off magari sono anche finiti.


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