Scampagnate




Scampagnate 1:

Il sole baciava la valle umbra. Noi vedevamo dalla finestra di casa la valle che cresceva d'intensità. Io di tanto in tanto mi divertivo a urlare qualcosa di assolutamente insensato verso quella direzione per farlo riecheggiare. Odiatemi. Caffèllatte. Boutade. Albergatore. Urlavo queste cose. 
Usciamo? disse la donna vicino alla finestra. 
Usciamo.
Ma non trovammo la chiave. Eravamo chiusi dentro. Rimanemmo tutto il giorno alla finestra. 
Un pensiero piccino picciò mi venne per il carissimo Conte Ugolino, con un'associazione mentale di uno scontato unico... tanto alla fine la chiave l'avevo nascosta io per non uscire (e manco di fame morimmo, c’era pieno di pane e sugo dappertutto).
Odiatemi...


Scampagnate 2:

Festa dove accorrono molte genti dai paesi. Anche noi accorsi da lontano. Il pomeriggio approfittammo del cielo che s'era da poco riaperto per una passeggiata sopra le colline. Ci imbattemmo dapprima in un cimitero dove erano tumulati alcuni parenti di una nostra amica. Visita al cimitero, molto bello, decrepito e ignorato. Attrazione stranissima per le scale dei cimiteri. 
Proseguendo il passeggio, la compagnia viene sorpresa dalla pioggia, dal vento, e ripara senza dire una parola sotto la tettoia esterna di una chiesetta antica dove non si dice più messa né niente, è chiusa. Alla riuscita del sole si gioca a pallone per quel prato attorno. Le scampagnate non sono il mio forte ma mi piace vederle fare se sto di vena buona. 


Scampagnate 3:

Non sono il tipo da scampagnate. 3.
E qui sono contenute tutte quelle che non ho voluto fare.



Scampagnate 4:

Scampagnata in giornata nelle vicinanze del rifugio del dittatore Mussolini a Campo Imperatore (AQ), freddissimo anche in piena estate. Siamo rimasti pochi minuti, per il freddo e il disinteresse. C'è un albergo anch'esso decrepito, una nebbia brianzola spessa come un fumo di fabbrica. Poi siamo presto scesi verso il basso in località di cui purtroppo non riesco a ricordare il nome. E' incredibile come mi cascano dalla memoria i nomi dei posti dove sono stato. Forse è per questo motivo che rimango sempre incantato quando qualcuno parla dei luoghi, facendo nomi, usando parole acconce, conoscendo i fiumi. 
Pranzo.
Visita nel pomeriggio di una fortezza antichissima, mezzo crollata, dove hanno fatto un film degli anni ottanta, o anche prima, di una lady decadente, fantasmagorica, che viene descritta in maniera assai realistica come se fosse vissuta veramente e ci sono tabelloni sbiaditi in tutto il paese ai piedi della fortezza e nella fortezza stessa (anche nelle macerie dove salto tra un masso all'altro come un bambino piccolo attratto da tutto ci sono pali pubblicitari con immagini del film). 
Di ritorno fermata piacevolissima in un bar anonimo, che in realtà conserva l'anonimato dei bar degli anni settanta-ottanta, che sono i miei preferiti. Mi aspettavo una bella saletta da biliardo per impostare una partitina ma ci sono i flipper e i videogiochi. Caffè acquoso, gelati confezionati, ripariamo sulle patatine dei sacchetti e borracce di gatorade come si scrive.

Alla fine, usciti alla barriera autostradale, siamo fermati dalla Guardia di Finanza che sbaglia tutto e mi rovina il libretto di circolazione.


Scampagnate 5:

Da Tommaso Landolfi, a Pico Farnese, estate penso 2014. Prima al ritiro del Bari a Castel di Sangro, patria del miracolo Castel di Sangro, chi segue il pallone sa di che cosa parlo, ora mi fa troppa fatica rievocare per i profani. La sera Castel di Sangro è magica e c'è più vita notturna lì (giuro!) che sulla costa. Gente così. In mattinata assistiamo ad un allenamento di natura tattica del Bari sotto la guida del nuovo tecnico Mangia, da poco liberato dal Palermo. Un amico esperto dice che il Bari con quel modulo piglierà un'imbarcata di gol quell'anno. Ci piglia in pieno. Mangia mi sa che non ha nemmeno finito il campionato.
A Pico devo dire c'è un'aria spettrale e si capiscono molte cose. Paese morto, anche qui un castello a pezzi dove non si può entrare però, inchiavardato coi fiocchi. In giro si sentono solo puzze di gatti e piscio. Parlo con una vecchietta simpaticissima, mezza abruzzese mezza picana, la quale abita dietro il palazzo fatiscente dei Landolfi e mi parla di sua sorella lontana e di una scerpa che infesterebbe il giardino dei Landolfi e che mette paura a tutti. Mi dice anche che conosceva Landolfi, o meglio lo vedeva aggirarsi furioso per il giardino. Mi dice che usciva per il paese solo a notte fonda. Lei era una bambina in quel tempo e le faceva molta paura. Quando parla di lui lo chiama "il poeta". 
Siccome la porta di legno marcio del giardino dalla parte di dietro è senza lucchetto, ficco il naso dentro e vedo che c'è un bosco, non un giardino, e un giardiniere con una motosega che mi ignora (sta lavorando). Mi lancia invece uno sguardo o mi pare mi lanci uno sguardo un signore che sembra Landolfi Tommaso che parla con un altro giardiniere fermo a fianco a lui. C'è anche una donna snella snella.
L'amico esperto di calcio se n'è andato per fatti suoi e per sfottermi in un bar ha detto ad un uomo con la motocicletta grossa che sono uno scrittore che legge Landolfi, con chi posso parlare? Mi fanno parlare con dei bravi personaggi del posto che organizzano sempre delle iniziative e che sono molto gentili con me, mi aprono apposta anche la biblioteca di fianco al palazzo L., ma a me che me ne frega della biblioteca. Parliamo anche della venuta di Vittorio Sgarbi che ha inaugurato il parco Landolfi con il percorso, ci stanno i tabelloni per il borgo. Ci ammattiamo a trovarli tutti. Dicono pure che vorrebbe venire Saviano a parlare di Landolfi... Saviano? che c'entra Saviano con Landolfi?
Da una chiamata di uno di questi anfitrioni mi rendo conto che c'è il figlio di Landolfi a Pico, tornato perché forse vendono, forse no. Voci che si rincorrono e discussioni tra di noi sulle reali possibilità di ristrutturare quel palazzo, gonfio, impestato d'erba alta e cascante dappertutto. Secondo il più anziano dei due si può ristrutturarlo. Secondo me e un altro è difficile. 
Il figlio di Landolfi è sulla bocca di tutti (non che sia difficile: non c'è praticamente nessuno in giro). Forse è lui quello che ho visto. Crollo di ogni illusione fantastica. Un altro amico è sconvolto dalla fatica delle giornate che abbiamo passato in giro per il centro Italia inseguendo le ispirazioni geografiche del momento tra cui uno splendido bagno nelle acque di Vasto (Punta Aderci in realtà, parte spiaggia sassosa) e ripete che vuole solo mangiare un panino e andare. Ripartiamo tutt'e quattro per trovare un paninaro, ristornati non c'è da pensarci abbiamo finito i soldi, e troviamo un paninaro filosofico sulla strada di Formia. Dalle sue mani germogliano panini d'ogni specie. Ma ne mangiamo solo uno perché siamo bloccati allo stomaco.
Ciao Tommaso. 


Questo è quello che mi ricordo, mi pare veramente pochissimo.

Post più popolari del mese

L'Ulisse di Joyce e la nuova traduzione di Newton Compton

L'arte di trollare