Pole la narrativa edilizia del duemilaquattordici permettisi di pareggiare co' quella dell'ottocento?



Capitolo: gli audiolibri. Da piccino non c'erano le favole, o non le usavano, a casa mia, bastavano pochi trucchi e cascavo giù a dormire come una pera cotta. Accendere il fono per esempio, puf, o darmi due sgrattate dolci dietro la nuca. M'addormivo subito. 
Poi non lo so come, a crescere c'ho guadagnato una grande insonnia, ché io già allora un po' ce lo sapevo, me n'ero accorto, che a crescere non conveniva, ma che devi fare?, così a crescere è arrivata sta epoca della grande insonnia e del sonnambulismo scattante e soprattutto e per conseguenza della grande fame di sonno ché ancora mo' mi sembra di averci gli arretrati, la fame vecchia, di sonno... e 'na volta che c'hai gli arretrati, è come nelle ditte i lavoratori, che cominci che accumuli accumuli accumuli sti arretrati, eppoi so' patimenti a rimettesi a pari... a recuperare... e spesso non ce la fai (quasi mai in realtà).
Per prendere sonno, comunque, dovetti cominciare a vedere i film, o la televisione... a seconda. Delle volte, mò che ci penso, mi sa che è stato più il troppo divertimento di sto cinema notturno che mi escogitavo in proprio a fregarmi il sonno che l'insonnia vera e propria, ché giustamente se il film mi pigliava, non riuscivo mica tanto facilmente a dire mobbasta che mi devo addormire me lo finisco a vedè domani. Non ci riuscivo e rimanevo incantato là davanti. Così a poco a poco la mia vita divenne una collana di lunghe notti coi film di tutte le cinematografie mondiali e giorni appresso pestati e infami e da rincretinito... Cose che dicono i medici esperti di ste cose che ti possono ammazzare o portare allo sfinimento delle malattie nervose. Io una cosa a favore dell'insonnia, però, la voglio dire, e già che ci sto ne approfitto qua con voi, ed è che come ragionavo storto e traverso e repentino i giorni dopo non aver preso nemmanco 'na goccia di sonno non ho ragionato bene più... che poi a pigliar le gocce, lo sanno tutti, bene bene non fa. Ma andiamo avanti.   

Ora mi sono evoluto un po' e mi tocco alla fase audiolibro - è una fase più borghese, mi pare, rispetto ai film sul computer o quelli più casciaroni e best iali della televisione che però, devo dire, un po' come il vestito di Cenerentola ma al contrario, sta televisione dopo mezzanotte si trasforma e ora non lo so, forse mi ci fanno l'occhi a me, non è così, ma mi sembra che diventa molto più bella e attillata di come è nelle emissioni diurne...  potrei abbagliarmi io, però... 

Ieri sera, comunque, invaghito di non so che cosa, sentivo un audiolibro di Kafka (cioè tratto da alcuni racconti di Kafka) o di Charms (cioè tratto da alcuni racconti di Charms... sempre se l'hanno fatto un audiolibro così), non mi ricordo; di solito li prendo da internet, li carico da là, o me li fabbrico da me direttamente... c'ho un laboratorio di audiolibri cinesi proprio sotto casa. 
Charms stava facendo cascare tante vecchie dai balconi, mi pare... allora mi ha fatto sorridere e parecchio sentire che fuori i cani latravano a perdifiato. Non solo Pennia che abbaia per un nonnulla, lo sapete, ma anche i cani dei vicini. Un effetto a catena, come succede quasi sempre coi cani che abbaiano... se poi passa 'n'autoambulanza apriticielo (e se cascano tante vecchie dentro un racconto?). 
Hanno abbaiato forte per una ventina di minuti. Poi s'è alzato un vento fortissimo, di quelli altezzosi che scoperchiano i tetti delle case, specialmente quelle vecchie di campagna. Tirava alla peggiopadre sto caspito di vento. Sono uscito sul balcone a vedere, stando attento a non cascare pure io... I cani avevano smesso di abbaiare e se ne stavano calmi e ritagliati agli angoli dell'aia. Il vento continuava a zufolare. Ma i cani zitti, calmi. Di solito il loro prepotente abbaio divinatorio seguito da lunghi silenzi non porta nulla di buono.
Ben presto ho sentito volare qualche coppo. Sciuppt. Poi altri. La casa cigolava un po' tutta, con degli scrollamenti e scricchiolamenti strani, delle ferraglie che schioccavano tra di loro e sbattevano come le pentole e i coperchi fregati per sbaglio insieme quando li si mette apposto nella credenza. Dopo poco il tetto s'è davvero scoperchiato, sfondandosi per una parte, e un pezzo, laterale, è crollato dentro con un tonfo polveroso a mulinello, scivolando giù su una trave maestra, sicuramente tutta tarlata e marcia, e un bel quadrato di coppi è venuto via a scivolo, come su una scia di sapone. Io per non sapere né leggere né scrivere e avendo sentito tanti racconti dei terremoti e dei maremoti, mi sono messo sotto al letto, fidando nel suo polposo guscio. E qui, pure se c'avevo il fegato in subbuglio, credo di essermi addormentato... d'altronde, capite, l'audiolibro dentro il mangianastri sonava ancora meravigliosamente. Altre vecchie cascavano dai balconi e i balconi cascavano pure loro, quello mio e quelli dei vicini... un casamento di balconi crollanti... una contrada senza balconi... che è anche una cosa triste, a pensarci, che nessuno si può affacciare più.

Stamattina però mi sono dovuto risvegliare per forza, sennò non sarei stato tanto tempo qua a scrivere certe ciarle, e il vento senza grosso peritarsi aveva rimesso a posto il tetto, il quadrato di coppi era tornato faticosamente nel suo setto, la trave maestra non s'era più mossa di una virgola (ma sempre tarlata rimaneva... ché il controvento va bene tutto ma più di tanto miracoli non ne può fare), e io ero stato rimosso da sotto il materasso e deposto maternamente sul mio tenero giaciglio, smantato certamente dal troppo movimento notturno, ma in perfetta forma. Formalmente.
Fuori era giustamente uscito un bel sole ruspante tipo aprile maggio (più aprile che maggio). Ho dato una spazzolata a Pennia, l'ho fatta mangiare con gusto e per bene dal sacco delle crocchette, e sono uscito... Oh, che volete, non è che so' tutti fichi come Rodrigo Usher. Eppoi mentre marcivo via, mi so' pure chiesto se contro la narrativa fanta-edilizia, che fa cascare tutte le case da decenni nei romanzi, ce la ppoteva (ché era più resistente voglio dire) più l'edilizia dell'ottocento o quella del duemilaquattordici. 
Un bel dubbio per la giornata, Dinamo! 
Non m'è venuta però ancora nessuna ragionevole risposta... anche perché, la casa mia, pensandoci bene un attimo dopo pure io... sarà dell'ottocento pure quella... 

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