Ultimo weekend dell'estate, pensieri da casotto a gogò

Una promozione di fine agosto da non perdere
Oggi al casotto c'era la fila per entrare - che mica è sempre pasqua, delle volte fai aspettare tu, delle volte ti fanno aspettare gli altri. Davanti a me uno parlava al cellulare di un viaggio a Barcellona che non si capiva se l'aveva appena fatto o se lo stava per rifare da lì a qualche giorno. Da quanto tempo tutti vanno a Barcellona? Ci so' andato perfino io che sto sempre a casa e non vado mai da nessuna parte. Ma ci è andato anche un mio vicino d'ombrellone che fa il professorone universitario di qualcosa d'arte o architettura all'università dell'Aquila (pre-terremoto). Non è un personaggio offensivo ma non mi è particolarmente simpatico. Di certo io non ho fatto molto per arruffianarmelo. In primis perché non so fare il ruffiano, se uno non mi fa ridere non mi fa ridere punto (per me la risata è sacra) e comunque non partecipo al clima di festa e allora uno se n'accorge che mi sto rompendo. Secondo, il suo viaggio a Barcellona me l'ha fatto andare di traverso. Non so chi infatti stava facendo ironia su Parmigianino, l'artista, o meglio stava facendo "spirito" diciamo sul nome. Sapete no che Parmigianino è simile come nome a parmigiano quello che si mette sui maccheroni, no?... e questo tizio diceva al professore, "veramente professò, ci sta uno nell'arte che si chiama Parmigianino... assurdo". Quello il professore sentendosi un po' punto sul vivo ("che fa questo bifolco si pensa che io non so chi è il Parmigianino?" avrà pensato) e un po' infastidito dalla rozzezza dell'interlocutore, ha detto che non solo lui conosceva il Parmigianino (e il parmigiano reggiano) ma che lui andava a vedere le sue mostre allestite a palazzo nonsodove da nonsochi forse a Parma o su all'alt'Italia. Ed anzi, lui e la sua signora (una bella donna anche in costume, devo dire, col due pezzi... a cinquat'anni) se ne andavano foulard al vento in motocicletta per l'europa a vedere le esposizioni dei più grandi dell'arte internazionale. Uno degli ultimi viaggetti in moto (si danno pure il cambio alla guida ché la signora è una sprint, mica no) sono andati a Barcellona a vedere, mi pare, Salvador Dalì. C'erano andati nell'invervallo di Pasqua.
A me, l'ho detto quando sono stato interrogato direttamente non prima, che siano andati in moto fino a Barcellona mi può anche sembrare una bella cosa, dall'Aquila a Barcellona in moto (mi sono scordato di chiedere se stavano in sidecar o uno dietro l'altro ma vabbene uguale), purché uno gli piaccia, a me per esempio di andare su due ruote non m'è mai piaciuto, dopo l'incidente collo scooter poi, figuratevi, vado solo in macchina e in bicicletta sulla pista ciclabile... quindi, riepilogando, la scampagnata in sidecar (o quello che è) è una cosa simpatica, ma che ci devi prendere tutta ssà rincorsa per andare a vedere una mostra (che sia Dalì o n'altro poco importa, è la mostra il problema), tutta ssà fuga per una mostra a Barcellona... a me non mi dice niente. 
Siccome l'ho detto, subito il professore che già mi guardava dall'alto in basso da prima, mi ha proprio guardato come un bel pezzente, e ha detto tra le labbra bell'asinello che sei. Vabbè, non mi offendo per così poco, asinello lo son sempre stato. Ha detto la verità. 
Il guaio della moglie, se ci avevate fatto un pensierino, io mi leccavo spesso il baffo a guardarla, ma c'ha un guaio, ed è che c'ha lo sguardo perso, di una che sta sulle nuvole potente, guarda pe' aria con sti occhi mezzo incantati, sembra che sta aspettando che inizi uno spettacolo di fuochi d'artificio sulla spiaggia, una cosa pirotecnica, sembra sempre rapita da qualche fantasia. Purtroppo il genere così non sa tanto di sensualità quanto sa di mezza matta, di 'na "svanita"... 
Invece, a proposito di fuochi d'artificio (che quest'anno non li hanno fatti per solidarietà con la tragedia della fabbrica scoppiata giù a Pescara), che qua da me non si dice "fuochi d'artificio" ma "gli spari", a proposito di sti spari ho conosciuto sempre al mare una bella pezza di giornalista... Gli è stato un pomeriggio impegnativo, mica no. Si dice che sotto l'ombrellone si incontra il mondo, è verissimo chi lo dice. 
Io infatti sempre il pomeriggio dell'asinello ho fatto la conoscenza di questo giornalista, un free lance se si dice così, ma uno serio (lo dico perché di solito uno dice free lance ma significa che gli danno i soldi i genitori, come quelli che fanno i ricercatori o i dottorati nelle università italiane, che si lamentano si lamentano ma stanno sulle spalle dei genitori mica stanno sotto i ponti - cioè non capiscono che se puoi lavorare gratisse è perché te lo puoi permettere. Quando si lamentano è il lagno dei figli della borghesia perché non hanno ancora avuto quello che gli avevano promesso da quando erano alti così che facevano la prima elementare. Com’è che si dice: “destinati a grandi cose…”). 
Questo freelance, al contrario, era una persona seria. Non so come, però, s'è preso subito confidenza, sarà la mia faccia da sbirulino?, o forse perché c'aveva presentati un amico comune, L., a me molto caro e allora è tutto più facile il mondo così, se conosci (secondo me, qua lo dico e qua lo nego, quando uno dice "straniero in patria" vuol dire uno che è del posto che è nato qua con la famiglia e tutto ma non ha tante conoscenze, agganci, contatti... però non è proprio come un immigrato perché un po' di eredità gli sarà arrivata dalla famiglia, no? allora si dice "straniero in patria").  
Comunque dopo qualche fronzolo di conversazione sui giornali italiani, il freelance va dritto al  punto e mi fa "ma tu che stai sempre a scrive, mi racconta L., che cazzo scrivi sempre che non guadagni n'euro a scrivere e ci fai altri duemila lavori affianco per campare?". 
Cioè, io dico, ma saprò pure io che cazzo vado scrivendo no? saranno pure cazzi miei? io scrivo così tanto per. Milito orgogliosamente nel campionato dilettanti. Vaglielo a fa' capì.  
Quello mi fa, "Guarda che sbagli, perché tu mò stai qua no in Abruzzo? eh, sì. E allora perché non te ne sei andato per esempio a stare di stanza giù a Pescara due settimanelle quando è successo quel finimondo? lo sai no che è successo là che so' saltate pe' aria due fabbriche di botti. Mi sa che è venuta già na collina, mò ci sta un cratere al centro. Dovevi andare lì, scavare, trovare... e poi vendevi il servizio con tutto di foto ecc... le sai fare le foto tu?".
Io le foto? Che faccio mò mi metto a fare le foto col cellulare come fanno tutti quelli di feisbuc che dove ti giri giri sembra di stare dentro un servizio fotografico da matrimonio. 
Ma poi, ora, foto a parte, io scrivo così, fogli volanti, senza alcun corso, senza costrutto. Poi, non solo non so fare il detective privato per qualcun altro che mi ingaggia ma non so fa' manco quello per me, se per esempio mi perdo una cosa a casa, il telefonino o l'orologio o il pettine o le forbici o il fono, io non riesco mai a ritrovare niente. Chiamo un famigliare, strillo oh, mi fai squillare il cellulare? spesso l'ho messo silenzioso ma con il telefonino, te lo fanno squillare, prima o poi lo ritrovi. Ma con il pettine come fai a farlo squillare? come lo ritrovi? e il rasoio, poi dicono che non mi taglio mai la barba, e il dentifricio o le chiavi della macchina (poi dicono che non esco mai)? Il detective, secondo me, è quello che fa squillare il pettine, il rasoio, il dentifricio... quello è il detective, l'indagatore delle cose del mondo e, perché no?, dell'anima... mica no.  
Il grillo parlante della famiglia poi colla sua vocina fastidiosa ripete sempre "ma dove c'hai la testa? menomale che sta attaccata a lu corp sennò t' pird' pure quella". C'è anche una versione casereccia che dice "la casa nasconde ma non ruba" per farmi coraggio quando sembro essermi proprio scuorato. Che poi, se nasconde  e non ruba, ma nasconde talmente bene che non si ritrova più, a me che mi cambia? 
Io so' uno che se vivevo nel racconto La lettera rubata di Poe io la lettera non la ritrovavo né mò né mai, che mica so' Dupin io. Quindi gli ho detto al freelance, gli ho detto grazie assai assai che ti interessi, mi chiedi ecc ma io non sono tagliato per questo lavoro, preferisco essere trovato, magari pure essere braccato, perché a quel punto sono bravissimo, e non lo dico per ridere, sono bravissimo a scappare, a non farmi trovare, a disertare. In quello sono un maestro. Ma che devo cercare io, non trovo niente. Certo, dice, che abilità è saper scappare, varrà a qualcosa? è "spendibile"? Mbò, che ne so?, mica m'hanno mai cercato a me fino a mò. 

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