Il primo (e il secondo) di ventiquattromila baci


Approfitto del caldo torrido di questi giorni dove nessuno legge niente su internet per pubblicare un racconto che getta qualche ombra sull'estate.



 Il primo (e il secondo) di ventiquattromila baci
 
Per fortuna questo pezzo è facile. Comincia con l'Ecuador che è un paese facilissimo del Sud America. Opperlomeno uno dei più facili, anche da imparare a memoria. Con la sua forma schiacciata, residuale, una specie d’appendice tra la Colombia e il Perù… un lotto di terra quasi da giocarsi ai dadi tra la Colombia e il Perù… ma questa è solo un’illusione, la geografia è solo un’illusione, in verità, tutti i paesi arrivano ovunque gli viene l’uzzolo di arrivare, metti ‘sto Ecuadòr… l’Ecuadòr sta anche in Italia, a Milano, in via P., dove ci sono due ragazze che vabbè che è un paese piccolo ma sono riuscite a farlo stare dietro un bancone del bar…. Mica una cosa da niente... Ma la loro bravura massima è che lo fanno stare pure davanti al bancone e soprattutto nelle bacheche dei panini e degli aperitivi e nei piattini delle patatine. Delle volte riescono a farlo stare, qua sono delle maghe, addosso anche a noi avventori del mezzogiorno provenienti da tutte le parti del mondo e dell'Italia tranne che dall'Ecuador. Stù Ecuadòr, non per altro, è tutta ‘na magia, tutto un asso nella manica.
Per tutta l'area del bar
è l'Ecuador, diciamocelo, un po' come quelle cartine geografiche che stavano appese ai muri nella scuola che ti facevano credere che tutto il mondo è in pugno alla geografia...
Ndò sta l'Ecuadòr, signorino S.? Mbò, nnù sacc. Italiano, parlare italiano... E lei signora maestra? Ma io pozzo (cioè, posso) io l’itagliano lo so.  


Tra tutti i baretti che ci stanno lì attorno il più bello è quello delle due ragazze ecuadoriane (è bello pure quello dei cinesi ma sembra ancora in fase di rodaggio - c'è solo da aspettare qualche tempo ancora). Il bar ecuardoriano manco a farlo apposta s'intitola Ecuador micorason. Se non l'ho scritto male. 

Non hanno la torrefazione propria del caffè (ma perché c'è chi ce l'ha veramente o ce l'ha mai avuta veramente? millanterie baristiche degli italiani, so' fregnacce...), non hanno però nemmanco la luce bella cristallina e fluida che ti fa diventare tutte le cose del bar più limpide e nuove, i panini, le pizzette, i cornetti, le piadine al cotto. Anzi, è buio come bar. Una volta su questo fatto ci ho fatto un discorso colla barista, Angelica, gli ho detto se non era un errore inscenare l'Ecuador che è un paese così solare in un bar forse un po' buio... almeno sembra. La barista dice no, non è così (né l'uno né l'altro, col che intende forse ho pensato che l'Ecuador non è un paese così soleggiato dove può anche piovere nella stagione giusta e manco il bar è così scuorante). Densità di abitazione dell'Ecuador, signor S.? ... ... ... Metricubici precipitazioni invernali? ... .. . ..

Però la barista, Angelica, è proprio lodevole. Non so se è come le altre che mi hanno gonfiato e bucato d'amore, non so se mi picconerà come le altre, secondo mia moglie mi si riporterà in Ecuador (questo il suo teorema), si farà sposare per darmi la cittadinanza ecuadoriana e farmi fare la bella vita lì alle spalle dell'Ecuador. Oppuramente mi farà rapire e rapare a zero per prendersi i soldi e visti che non ci sono mi strapperà gli organi per venderseli nei mercati degli organi rubati sudamericani. Ma scusa, gli dico alla moglie (ex per la precisione), ma scusami tanto, chi non si farebbe asportare un cuore o una milza o non darebbe un rene intero pur di stare con Angelica? Toh, Angelica, prenditi tutte le mie vergogne, sono per te!... a me non servono! Ho sempre ambito a diventare celestiale... (o almeno) gassoso... ma va bene diventare pure una gazzosa, non faccio il difficile... a me piacerebbe pure conoscere il Gazza Gascoigne, il calciatore pazzo venuto dall'Inghilterra, che volava in mezzo al campo palla al piede ché col cazzo che gliela strappavi da lì e secondo i tabloids inglesi l'hanno dovuto disintossicare tra le tante cose anche dal consumo smodato di Red Bull, sessanta latte al giorno, stando alle parole del campione, che fanno malissimo, dicono, ma ti aprono un mondo nella testa a pensare quanta gente vuole diventare celestiale, gassosa e aerea dopo aver sentito la pubblicità delle ali (ma anche in Inghilterra c'è quella reclama?). Io comunque, parlando chiaro di assuefazioni, pur di starmi là a stretto contatto con la mia Angelica, altro che solo avventore del mezzogiorno, ma ci vado dieci volte al dì... mi prendo certe cuccume di caffè tantopadre ché sono il "primo contribuente" come si dice dei sindaci di destra o degli imprenditori innocenti... 


Riavvicinandoci al punto caldo del pezzo invece senza stare sempre a menare parole per l'aria, l'ipotesi più simpatica sul mio rapporto inconsumato tra me e Angelica (che ci separano pure un quattro lustri buoni... ssò vecchiaccio!) l'aveva detta un amico mio puttaniere che sosteneva che se quella mi si riporta là in Ecuardor col volo charter e tutto pagato è per buttarmi dentro 'na storia di scambio di persone tipo Johnny Stecchino il film per farmi ammazzare al posto di un altro. Bell'affare ci fì co' quessa. S(c)tup'tò. Fà lu vicchj' (cioè il vecchio ovvero l'uomo della tua età). 


Stare tutti al proprio posto.

Ma a me, qualunque cartella mi possa uscire, questa bella mi fa tornare frichinello, mi viene di fare lo scemo, il discolo, l'idiota, ma l'idiota senza ascendenze letterarie russofile. 
L'altra sera per esempio l'ho fatta grossa. Lo dico senza tanti giri, siccome abitiamo nella società dello spettacolo, ho spettacolarizzato il mio amore ché va di moda fare così, mi sono ricoperto di ridicolo però mettendomi di fatto a cantare a squarciagola lì nel baretto come uno dei più stronzi italiani O' sole mio perché mi sono reso conto che non lo canta più nessuno questi delle nuove generazioni davanti allo specchio quando ci si insapona la faccia per farsi la barba. Ma in realtà ho cantato quella davanti a quattro tavoli di slavi e bulgari che ridevano e bevevano birra a canna ma io volevo cantare In dreams di Roy Orbson, ma con quella mi pigliavano per ricchione con rispetto parlando e nonn’ era il caso. 
In tutto questo Angelica ha continuato a sciacquare i bicchieri e preparare i tramezzini. Mi ignora, penso anche giustamente. L’unica volta che mi ha dato una soddisfazione è stata quando ha compiuto gli anni, non so quanti, forse una trentina, forse meno, forse più. Io sapevo che faceva il compleanno perché c’era scritto su feisbuc. Quel giorno mi sono presentato al bar tutto fischiettante e melodioso con un mazzettino di fiori freschi. Mentre mi stava dando imbarazzatissima i due bacetti per ringraziarmi, nel passaggio da una guancia all’altra ci siamo colpiti le labbra, ce le siamo quasi sfregate più che sfiorate (non so finché accidentalmente). È stato imbarazzante per entrambi, io perché non me l’aspettavo proprio… lei s’è messa a ridere coprendosi la faccia rossa, io ho dato l’aria dello spigliato cogli occhi furbetti e scevro da malizia… non è granché come inizio d’amore ma questa è la storia dei primi due dei nostri ventiquattromila baci a venire. L’unico terrore mio è che arriverà il tempo tra non molto che non li conteremo più, che ci risulterà impossibile contarli… perché va bene la poesia va bene Celentano e vabbene tutto quello che vi pare a voi e al linguaggio degli amanti dell'amore ma chi ci crede mo che Celentano ha contato tutti e ventiquattromila baci con la tipa della canzone? Bisogna essere pure seri ogni tanto…Verrà pure il giorno che, saremo in Italia o in Ecuador non lo so, è uguale, ma non conteremo più nulla, né noi, né i baci, né i giorni, né i mesiversari, né i ricordi... anche perché pare facile contare i baci o anche le cosucce più spinte, come fai?, colla calcolatrice?, cogli scontrini?, e quando saremo arrivati a tremila, avremo la forza di andare avanti fino a tremilaeddieci, tremilaevventi eqquaranta ecc... senza guardare indietro, senza contare il fatto che certe cose non si contano, non esistono... e una volta che staremo proprio in mezzo in mezzo?, non è una cosa da nulla arrivare a ventiquattromila... e se, invece, non ci arriveremo mai? e se arrivandoci non lo sapremo? E se ci lasceremo prima? O a un solo bacio dalla fatidica, e indelebile, cifra?
Solo questo, già solo questo mi fa sorgere un desiderio incredibile, un desiderio incontenibile... di disinnamorarmi...

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