C'è la crisa

Guardavo l'archivio del blog. Negli anni passati, ho sempre fatto più di cento post, quest'anno a malapena trenta. Simpatica come cosa. Poi a pensarci mi sono detto che poteva sembrare (l'andamento del blog) come l'andamento delle aziende, che diminuiscono la produzione perché vendan di meno. O c'è meno richiesta... colla crisa poi... A parte il fatto che ci credo poco, nel senso che tante aziende che vedo io hanno ridotto solo il personale, ma fabbricano praticamente le stesse merci di prima, in quantitativi per lo meno, in qualità se ne sono calati, ma gliene frega una mazza... a parte questo, dicevo, io la crisa nel blog mica l'ho sentita tanto, un po' i russi, un po' li americani come scrissi giorni fa, un po' gli slavi che mi danno una grossa mano, (ma anche li italiani vengano), io non trovo che le visite siano scese di molto, non posso dirlo, sì certo più pubblichi più la gente viene, però il fatto è che secondo me la crisa non è fuori, per cui io pubblico di meno perché ci sono meno clienti, è proprio che la crisa è mia, dentro me, del mio annebbiamento, causato evidentemente da fattori che esulano dall'attuale crisa mondiale o di questo fenomeno minore della crisi dei blog. Voi lo vedete da soli come ci si barcamena, aiutandosi colle mani e coi piedi grazie alle parole altrui, dove fai un post con un brano di Bolano, con uno di Houellebecq, con altri... cioè, c'è una fiacchezza. Nei blog grossi invece vedo che il senso di team, lo spirito di squadra (non ho detto squadresco quindi non fate sempre gli scemi a travisare le parole altrrruuui) sono risolutivi in positivo. Cascasse il mondo, questi fanno un post al giorno. Non basta? Due post al giorno. C'è una bella conversazione in corso sarebbe meglio darle importanza ed evitare di pubblicare cose nuove almeno per oggi?... un post al giorno uguale. 
Comunque, io faccio quello che posso, la crisa m'ha affaticato, la crisa mia, lavoro un quinto rispetto a prima. L'ultima cosa che voglio dire, pure quegli scrittori che fanno due libri all'anno li ho sempre un po' ammirati. Un po' come quei blogger grossi che fanno due post al giorno (oh, oggi, tra questo e quello di Houellebecq pure io v'ho fatto due post al giorno), ma a me la cosa che mi piace in assoluto di più, forse non ve l'ho mai detta, sono gli album dei cantanti. Cioè mi piacerebbe che quando esce un cazzo di libro dentro ci fosse la musica, ma no come i libri dei neonati che li apri e c'è la musichetta del carillon, magari pure, ma voglio dire che mi piacciono quei libri dove c'è una voce e c'è una musica, come gli album, in cd o in vinile, o in mp3, non fa niente, l'importante è che c'è, poi che esca un album ogni tre anni, ogni cinque o ogni dieci, non me ne frega niente. Eh?

Commenti

  1. scendendo mezzocannone. 'a cris'

    due tassisti, camicie sbottonate fino alla patta dei ginz.

    uno si gira verso l'altro e dice rammaricato abbuò quann và mal tutt cos c mettimm a fà 'e chinott.

    l'altro si stava asciugando il sudore co uno di quei fazzoletti di stoffa multiuso che ti sosci il naso, ti annetti le pacche, e puoi pure svitare il tappo del radiatore.
    e appena ha sentito la parola chinott s'è immobilizzato.

    il sol pensiero che il suo collega avesse tendenze omosessuali latenti gli aveva trasformato la brina di sudore in stalattiti.

    allò il primo tassista, quello che aveva avuto quell'uscita infelice, notando lo sconcerto negli occhi dell'altro, cerca di tranquillizzarlo.

    e dice abbuò, caso mai ce mbaramm a fà.

    io mò nollosò se quello mò s'è appaciato.

    però nel kilometro di strada che poi ho percorso, non ho fatto altro che immaginarmi il remake di brokeback mountain ambientato nei rioni di napoli, coi due tassisti a segarsi vicendevolmente in un vico cieco della pignasecca.

    non prenderò mai più un tassì.
    staicazz che mi siedo su quei sediolini incerati, chi schif.
    ciao.

    albè

    RispondiElimina
  2. Bel racconto albè, veramente. Tieni stile

    RispondiElimina
    Risposte
    1. si bell Dinamo! grazzie assaje!

      Mo sto in un treno merci per l'Africa.
      Due ore di ritardo, aria condizionata utile come gugol plus.

      Di fronte a me una tipa co le sopracciglia nere, capelli rossi, e se tiene pure la porchiacca gialla viene sicuro dalla germania.

      si muore.

      affianco a me un'ultraottantenne siciliana, vestita a lutto, una vita passata a mangiare cannoli a colazione, arancini a pranzo, e trigliceridi imbottonati di sera.
      Novecento kili, il peso della sua anima.

      Ormai è immobile, muove solo la mano per agitare il ventaglio, che smuove un tanfo di savana pestifero.

      Si muore.

      manca l'aria, sto per perdere i sensi.
      Mi tiene in vita solo un pensiero.
      E cioè, ma tu e capit c figur emmerd faccio se mi arricetto prima della vecchia.

      Tengo quasi settantanni e sicuro settantamila scarrafuni di colesterolo in meno alla vecchia.
      Non può vincere lei.

      iamm nonna, l'e fatt o tuojo.

      Oh, lievm l'uocchie a cuoll.
      le vecchie so popio tutti ipocriti.
      Ciao

      albè

      Elimina

    2. Trenitalia triplica il prezzo dei biglietti per i treni diretti al sud, riducendo anche il quantitativo di quelli a prezzo ridotto. Scontato che fra emigranti che tornano a casa e gente che viene in vacanza il flusso sia più considerevole del solito. Il Codacons si è rivolto all'antitrust perché apra un'inchiesta sulla vicenda.

      Elimina
  3. LA NOTTE

    Non la sento più
    la radio che sentivi sempre insieme a me
    la casa non è più casa mia
    la notte...
    mille luci che
    non fanno luce ad uno, uno come me
    sui marciapiedi il fuoco brucia
    e vedi
    'ste anime che girano in paillettes
    silenzio
    nient'altro che
    nient'altro che
    la notte...

    RispondiElimina
  4. Lisabetta Cagnalis7 agosto 2013 22:37

    Se, parafrasando Wittgenstein, i limiti del nostro linguaggio sono i limiti del nostro mondo, la prima riforma di cui ha bisogno l'Italia riguarda proprio il linguaggio utilizzato per descrivere e commentare l'attuale situazione politica. Una lingua che non significa più nulla, se non il mantenimento dello status quo. Che sterilizza le parole, svuotandole di ogni significato potenzialmente avverso alle «larghe intese» e al governo. E ci costringe a una visione dell'esistente al contempo falsa e rassegnata.

    Un bacio.

    RispondiElimina
  5. Anagramma di

    "C'è chi critica invano":

    VINCI, CHE TI CARICANO.

    Ciao cagna <3 <3 <3

    RispondiElimina

Posta un commento

Post più popolari del mese

L'Ulisse di Joyce e la nuova traduzione di Newton Compton

Una regione letteraria