Le tre corone del paese



Diciamo questo, se io andassi mettiamo in un posto x a una data ora di più intenso passaggio e chiedessi ad alta voce chi sono le tre corone del paese? Di rimbalzo quasi immediato averei che qualcuno con qualche rudimento letterario minimo mi direbbe, ma signore, facile, Dante Petrarca e Boccaccio. Io direi giusto, bene, bravo sei ben infarinato in italiano, ciao, arrivederci.

Eppure c’è nei paesi (non nel Paese) una memoria, come dire?, collettiva, ancestrale e comune che passa di testa in testa senza nessun apparente contatto, nemmeno commercio nella storia o che, per cui vi voglio raccontare che qualche tempo fa, parlando con una dolce signora di rione che conosco io, signora molto linguacciuta, che ci avrà una settantina d’anni e che a scuola non ci è andata e che non gliene po’ fregare di meno detto volgarmente della letteratura, figuriamoci di quella fetenzia di letteratura italiana, mi ha detto che io prima di tutto sono un po’ insolente in generale e con la faccia beffarda sempre stampata sul muso come un cartello, che faccio troppo lo spiritoso e che sarai pure comunista come a tuo zio scrittore (?) ma il passato lo si deve rispettare, comunque è fatto, perché da qualche parte è stato e io (la signora) me lo arcordo bene… la famiglia mia è sempre stata sul lastrico, diceva, ma noi della famiglia C, la M e la T, come famiglie in questo paese, devi sempre tenere a mente, siamo le tre corone del paese, per antichità di stare qua, perché siamo tutte e tre matte allo stesso modo ché di grulli non manchiamo davvero e perché qua rimaniamo anche al futuro. Siamo di qua.

Ragazzi, ci sono rimasto, la signora Luisa mi sbatteva con quelle poche e graziose parole, le tre corone del paese, una grande fetta di storia sul piatto, secoli quasi, le tre corone del paese… debbo dire, poi da ultimo, che a dispetto del carattere borioso e abbastanza discriminatorio che giù da me si ha con chi non è purosangue della zona e del paese (e figuriamoci se la mia famiglia è purosangue di qualcosa), a me la signora non ha chiesto, forse perché sapeva che sono “terrone” anche in terronia (campesino si dice, dai natali campesini), i certificati di cittadinanza autoctona che potrei vantare fino a una certa altezza dell’albero genealogico… resta da indagare, comunque, questa cosa assurda delle tre corone del paese che è una maniera molto elegantona di parlare, forse non di pensare, ma di esprimersi sì, perché non dovrebbe, e di come tra i paesi, seppur lontani, storicamente e geograficamente, ci sia questa aria medievale, cortigiana di chi gli è nato e vissuto dentro le mura non troppo amene d’un paesello.

Preciso, per gli ascoltatori, che non saltabecco di bocca in bocca per carpire i fiori di lingua, semmai, come m’hanno insegnato gli amanti dell’anemometro, annuso l’aria e ascolto i venti. Mi sa che commercio migliore non ce n’è. 

La signora Luisa, infine, m'ha detto lo volevo nu cognacche, e io ho detto sì, abbiamo bevuto alla salute. 

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