Gianni Celati, la letteratura minore e Joyce



"Passar la vita.
Gennaio 2006. Quello che scriverò sono osservazioni sul modo di passare la vita in un piccolo villaggio africano, piantato nella grande savana che va dagli ultimi quartieri di Dakar al confine settentrionale del Senegal. Vorrei che tutto apparisse meno romanzesco possibile, perché non se ne può più di queste vite da romanzo a cui dovrebbe somigliare anche la nostra. Giorno per giorno passa la vita e basta. "


(Gianni Celati, Passare la vita a Diol Kadd)







In questi due filmati di non grande qualità audiovisiva (qui e qui), Celati presenta la sua traduzione nuova di zecca dell'Ulisse di Joyce, uscita da poco per Einaudi. 
Vi consiglio soprattutto di leggere il cappello che Celati ha scritto per questa edizione, notevole per la bellezza stilistica, il profilo sempre tenuto basso da Celati che non ha proprio la voce baritonale da professore e l'acutezza critica delle sue notazioni (si avanza il parallelo tra l'Ulisse e L'uomo con la macchina da presa di Dziga Vertov). Questa introduzione mi ha ricordato un'altra prefazione scritta da Celati in questi anni ovvero quella per Antonio Delfini, nell'antologia da lui stesso scelta e curata Autore ignoto presenta, altrettanto valida e bella, se non di più, addirittura.






Io da ignorante di tutto e a maggior ragione delle traduzioni dell'Ulisse, non so se la versione di Celati sia meglio o peggio di quelle passate (per dirla tutta, a sentire queste campane qui pare che sia da bocciare), ma credo che l'edizione possa valere il prezzo del biglietto anche solo per le pochissime pagine critiche che fanno da cappello al libro di Joyce.  Comprate il cappello!
Celati, per come l'ho intesa io, nel suo ruolo di critico almeno, cerca di guardare all'Ulisse come a un flusso vitale di parole, un fiume di vita che passa e basta, portandosi dietro il mondo, nel suo ritmo musicale e sensuale, senza che si possa capire tutto di quello che si vive, si ascolta, si legge e si incontra (e questo, per Celati, vale per la l'opera in esame come per le cose della vita in generale)
L'Ulisse stesso travalica la categoria del romanzesco ed in questa sua qualità di fare scrittura in musica sopra e con la vita quotidiana che si vive tutti i giorni; in questo suo parlare della vita minima, della vita media (ma non solo), sta anche tutto l'interesse che quel grande spiritello e pensatore del minimo che è Celati gli ha dedicato negli anni. 


(Di Celati mi interessano di più i libri di narrativa e quelli di critica letteraria, per quanto concerne il mestiere del tradurre continuo a non capirne niente, ma la versione dell'Ulisse di De Angelis per me, a musica e a pelle, già l'ho detto tante volte, rimane la più significativa tra quelle in circolazione oggi). 




 



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