Guerino e il treno della realtà



A conoscere Guerino ci ho guadagnato una storia cruda e bruta che mi metterò a raccontare al posto suo solo perché, dice, non gli piace per gnente di scrivere storie di malapoesia, e non è mai riuscito a starsene fermo e buono con una penna in mano (se sapesse che c'è gente che ci va a scuola per imparare a stare con le penne in mano... che poi anche a scuola scuola quello che ti insegnano alla fine non è solo quello di starsene fermi, da parte, e non rompere le palle?...). 

Prima della massiccia invasione dei mezzi di comunicazione di massa (che costrutto orrendo!), nel tempo cioè che i villaggi non erano globali come oggi, ma semmai erano solo villaggi di case tanto piccolette e sgarrupate da entrare nella testa di un povero illuso come me (o come, nel senso buono, di Guerino), in quel tempo le notizie mondiali o nazionali in paese arrivavano con una lentezza mostruosa, e spesso non prendevano manco la corriera o il treno per arrivare il pomeriggio o il giorno dopo, arrivavano, se arrivavano, colle nuvole, o, c'è da dire, cogli sguardi della gente. Giornali se ne smerciavano pochi, le tv erano mosche bianche... si sapevano un sacco di cose insomma.
Guerino, in questo stadio abbastanza brado della comunicazione di massa, se la spassava alla grossa, avendo capito, nonostante la terza elementare (ché allora quelle erano i titoli scolastici giù da me, che c'è stato il feudalesimo socio-gutturale fino agli anni ottanta e più), anzi proprio perché forte della terza elementare, beato lui, aveva capito, Guerino, che per confezionare una realtà qualsivoglia non c'era da fare tante storie e problemi di su e di giù, bastava impastare con le mani una balla di quattro parole semplici semplici e farla girare come nel gioco del torello, giocando colle sponde dei muri del paese.
Così, egli, essendo di mente larga e fantasia burlona, la mattina, quando si levava di buzzo buono e gli veniva il guizzo nella testa, si inventava una notizia, mettiamo che si era dimesso il Papa (tanto per dirne una, ma poteva essere anche che ne so il lancio della statuetta del Duomo sulla faccia di un tycoon a capo della comunicazione di Stato), e seduto su una panchina della piazza la diceva a tizio e caio, mettendo in moto il treno della realtà, o la macchina del fango, scegliete voi. Dopodiche, spariva dietro il suo passo oscuro, s'andava a fà 'na camminata jò ball'ammonte, ma sempre rimanendosene nei paraggi come un vecchio gufo. Il suo gusto personale, nello scherzo, consisteva nel cronometrare la velocità di ritorno della notizia, ovvero quanto tempo ci metteva la novella partorita di sana pianta dalla sua testa la mattina e passata di bocca in bocca, alla maniera della freccia deandreiana, a tornargli alle orecchie. Insomma, a Guerino gli dava gusto appurare quanti giri fa una boccia
Da come mi ha riferito, e dai suoi magni strumenti di cui era a disposizione, Guerino ne stilò a mente, nel tempo, una statistica abbastanza solida, credo io, nella quale veniva stabilito quanto segue: una novella minore, cioè di argomento meno di interesse comune, girava al ritmo di una giornata lavorativa/(barra!) due giornate lavorative piene, con una copertura paesana del 40% lordo. Una novella maggioritaria come la statuetta nel muso di Berluscone, per dire sempre eh, viaggiava ad una velocità di boccia doppia, ossia che il dardo scoccato in mattinata arrivava a infilare quasi tutte le orecchie, anche quelle dei maestri della scuola, e tornava alle orecchie di Guerino nel giro di 5/6 ore lavorative, esentasse comunque. La domenica, quando la sua fantasia, pare, fosse un po' obnubilata dall'angoscia irradiata dal giorno di festa comandata, una notizia poteva sì fare il giro del paese in poche ore, ma spesso rimaneva prigioniera dei copiosi pranzi domenicali, quindi rimaneva intrappolata e imbottigliata nelle quattro soffocanti pareti domestiche (ché la casa si sa nasconde ruba e violenta), con non troppissime capacità di tornare ai timpani di Guerino che comunque faceva la cecè per tutto il tempo nei quattro angoli della piazza. Sovente, il passeggio domenicale per la rua del corso, poteva regalare una propagazione massima, amplificata dai decibel del calpestio e del cicaleccio paesani, ivi compreso il lecchìo lecchìo del gelato, quindi diciamolo la domenica, ragazzi, statisticamente, sfuggiva alle statistiche, era un terno al lotto. 
La cosa bella delle novelle di Guerino era poi che erano in squisita lingua dialetta, et idioletta... col passare degli anni questa cosa si è affievolita fino a scomparire (le tv sono entrate nelle case, i pc, internette, le dirette streaming... i quali hanno ammazzato un po' la fantasia, facendo per altro non lievitare la verità, ma la menzogna), giacché la nobiltà d'animo di Guerino non gli ha mai permesso di spadellare gossip di paese, ovverosia calunnie alla fine, per farle circolare come negli anni addietro aveva fatto girovagare per l'aere tutta le novelle ufficiali di tenore mondiale e nazionale. 
Mi sa che Guerino non s'è mai comprato la tv, ma delle volte passeggiando per il paese e tirando l'occhio dentro le finestre delle case oppure guardando le vetrine dei negozi di elettrodomestici, ha visto più o meno come funzionano, allora ha pensato che lui è stato per quella cittadina (che ne è sempre rimasta all'oscuro) come il direttore di un telegiornale, il direttore di un oralogiornale di fantasia, e finché è durata è stata una gran pacchia. 
Mo si diverte di meno, Guerino, dopo l'invasione dei media, ma si diverte lo stesso, basta, dice lui, rinnovarsi quel filino poco per campare contenti. 

Commenti

  1. ma "treno" inteso come "lamento funebre"? qua semo corti...

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  2. Il titolo è redazionale. Per informazioni filo-filologiche conviene rivolgersi al direttore o all'ufficio reclami. L'autore non conosce né l'uno né gli altri né saprebbe meglio dell'ultimo dei lettori corti interrogare il testo che non gli appartiene manco per niente, convinto, come era convinto, che qualsiasi cosa scritta non sia altro che un rito di passaggio (da un nulla ad un altro(ve) nulla). L'autore purtroppo è anche stupido. Buona scampagnata a tutti.

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