Appunti per un capolinea



Si danno dei bar o dei gran caffè che rimangono nell'immaginario di tutti per via della loro importanza nazionale e mondiale, per la loro architettura o per le loro specialità artigianali, mettiamo il bar Pedrocchi di Padova col suo caffè Pedrocchi alla menta che gli è uno di quei bar che stanno sui libercoli di storia dell'arte (peccato, lo so), o il Florian di Venezia, il portuale e piratesco Harry's Bar, il caffè Meletti coll'Anisetta, il Giubbe rosse, per dirne alcuni, ma come sapete ce ne stanno a uffa in tutt'Italia di questi caffeoni storici, purché si paghi e salato. Sono bar di pregio e prestigio. 

Ci sono poi locande per il caffè e la ristorazione diciamo d'accatto (e d'assalto), dove ci stanno persone più interessanti e variegate che metton su dei veri e propri salon di bellezza gratis, per lingua e per pittura, questi bar delle volte hanno dei nomi che per un orecchio già un poco poco sensibile e affilato diventano macigni da portare sopra (oppure, secondo temperamento, nuvolette affusolate su cui partire). 
Mi riferisco per esempio ad un bar-tavola calda che si trova ai piedi di una stazione dell'entroterra centromeridionale (entroterra buono, nel senso di inoltrato), che quindi per capirci non fa parte né della bisettrice ferroviaria adriatica molto battuta dai nostri treni (Italo no mi sa) né di quella arteria privilegiata che da Bologna tocca Firenze e se ne arriva cheta cheta a Roma e giù giù per Napoli e via discorrendo. 
Parlo insomma di una stazione "bagnata" da una linea ferroviaria regionale, campagnola quasi, dispersa tra i latifondi e le stoppie dove si sprecano oggidì le ruberie di rame... che è una cosa anche simpatica diciamocelo, specie quando 'ste storie si risentono. (Sul mercato nero del rame magari un'altra volta).
Ai piedi di questa stazione peregrina quindi si apre un negozietto bar minore dal titolo Termial, oppure Capolinea, non mi ricordo mo per filo e per segno, ci arrivai troppo tempo fa. Le stazioni ce l'hanno 'sto vizio benedetto dal cielo di partorire del tutto consapevolmente questi baretti incrostati di sapore loffio e clandestino. 
La stazione in questione non è una di quelle stazioni trafficatissime, anzi, se arriva ad una cinquantina (o a un centinaio, vah) di viaggiatori al giorno fa prova. Se uno per caso dovesse scenderci e trovarsi come primo stendardo di quel posto il bar Terminal mbè... e se questo ipotetico viandante c'avesse anche un po' poco l'orecchio fino per le parole, che cosa dovrebbe provare davanti a quella insegna che, in un lampo di lettere, sintetizza un mondo? 
Sospirerebbe... eh, sospirerebbe se sapesse sospirare. Lo dico questo perché sempre più si assiste alla moria dei sospiri e dei sospiratori. Occasionalmente m'è capitato di chiedere come favore ad alcune persone di sospirare, così, a comando, e niente, non ci si riesce più, nemmeno maccheronicamente. Sarà che sta diminuendo il tasso di inquinamento meraviglioso globale? Mah, non credo, non credo.
Ad ogni modo, tornando al Terminal/Capolinea, a me personalmente piacque moltissimo a suo tempo, forse ero ancora troppo romantico e poco scagliato. 
Mi piacque tanto perché in un paesone arroccato e fuori gioco come quello, se calcoli che non c'erano più metri di ferrovia da lì in poi, anzi quella era la stazione prima della fine dei binari (capolinea appunto), la stazione prima di casa del diavolo... insomma mi venne subito naturale di urlare un bravo a chi aveva escogitato (e in Italia ne ho visti più di due-tre di sti Terminal di nome e di fatto) quel nomignolo per quel luogo, magari in mezzo a tutte le cambiali, le scartoffie e le incombenze di aprire una attività (chi bello vuole apparire...). Torno a dire, quella insegna era una sintesi perfetta tra un cielo, una terra e l'economia reale. 
A quel punto, si entra, si ordina uno di quei tramezzini un po' stantii e stufi che stanno dietro l'opaca vetrina, ti prendi il caffè di una non cattiva torrefazione perché i tramezzini vabbè, come è è... ma il caffè gli è sacro veramente e non si sgarra. Una volta fuori, vale uguale per tutti, ci si trascina il proprio fardello di viaggio che non sempre è solo l'ingombrante bagaglio, ma delle volte sì e si va in quelle pensioncine-ine-o, che costano poco... e dopo un po' tutto passa. 

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