Il superfluo

Dinamo Seligneri davanti all'ennesimo pomeriggio passato super fluamente
Io di mio sono una persona che la fai contenta con poco,e tanto superfluo commerciale che c'è attorno a me non lo colgo, non credo solo perché non posso permettermelo, proprio perché non mi interessa... anche se poi bisogna mettersi d'accordo su ciò che è superfluo commerciale e ciò che non lo è. Quindi quando sento di qualcuno che vorrebbe ammazzare, soffocare il superfluo, spesso nei circoli degli intellettuali (o dei politici della sostanza) che riverberano nella rete o in tv, oppure sento dire che bisogna tornare alla natura (che poi che cos'è la Natura?), mi spavento un po', e difendo con il coltello il sacrosanto diritto della gente di perdersi, sperdersi, mortificarsi o bearsi del superfluo. Mi viene quasi da urlare: siamo superficiali.
D'altronde anche l'arte, il cinema, la letteratura, la musica, il teatro, non rientrano nei bisogni primari, tanto cari all'antropologo anglo-polacco Bronisław Kasper Malinowski , ed in effetti una volta stabilita una dittatura realsocialista la prima cosa che si controlla e vieta alla gente è l'arte inutile, quella arte per l'arte, ma alla fine qualsiasi arte che non sia la loro, facendo passare il resto per arte degenerata. L'arte che lascia liberi gli artisti di darsi delle regole proprie e di canone e di esprimersi come meglio crede.
Tanto più che senza il superfluo, di ogni natura esso sia, la vita sarebbe, come è stata in alcuni paesi nella storia, davvero al servizio della mortificazione totale della persona, cui non resta che sottostare ad un'etica ed un'estetica statalista, cattolico-religiosa, a vantaggio di una oligarchia elitaria.   

Commenti

  1. E tuttavia, molto del potenziale distensivo del "superfluo", come pure della creatività in esso infusa da quanti lo producevano, è sfumato nella società di massa, ove anche il suerfluo è prodotto in serie.

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  2. Quoto Yanez. (perché mi va)

    Il Super Fluo è un detersivo. Per altri una sostanza psicoattiva.
    Tutto il resto è super.

    ilMatt., ogni commento è superfluo.

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  3. Mah, Yanez, secondo me il discorso è che prima il superfluo era tutto per chi poteva permetterselo a quattrini, oggi è sempre per chi può permetterselo a quattrini ma qualcosa anche dalle parti nostre.
    non so se è una questione distensiva, ma non capisco dove sia sfocato il superfluo colla società di massa. Bisogna evidentemente intendersi su questo punto, Pasolini, per es, parlava (e recalcitrava) del troppo semplice "clic" per ottenere riscaldamento dai caloriferi, negli anni settanta...

    Matt, da me hai carta bianca e penna nera, puoi dire e trollare quel che vuoi, sei il cinquantunesimo troll (spingi)... l'importante è non sembrare dei serimbratta, o un blog di serimbratta... 'ntesi?

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  4. Ahah la netiquette del Ser Imbratta.
    Salutami il Chicchipacchi.
    Lesi come servi a fior di celle.

    ilMatt., sì ma però, premetto che etc.

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  5. Hai sintonizzato bene le spalle, Matt, ti saluto pure il Pananti se vuoi. ma bisogna, nsomma, che non sembriamo dei seri-mbratta(tori), anche se siamo seri alla fine.

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  6. Ok, voi due parlate strano. Riformulo: nel superfluo d'antan, da produrre in pochi esemplari per pochissimi fruitori, s'investiva tempo, attenzione e gusto, così che una pala d'altare, una sonata per viola da gamba, una teiera di porcellana perfino, non era mai uguale a un'altra; ancora oggi ci stupiamo della ricchezza e varietà di forme degli oggetti d'artigianato e d'arte di tempi passati. Oggi, che il superfluo è alla portata di molti e quindi va prodotto in serie, questa ricchezza ci rimette un po': due iPhones, prodotti nello stesso anno, sono perfettamente uguali, e così due grosse auto tedesche, due quadri di Rothko e perfino due borse di qualche stilista di superlusso - e tutte queste cose sono anche piuttosto banali. Tutto qui. Non era un pensiero profondo.

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  7. Yanez, avevo capito essere quello il disturbo di linea, però mi sembra nostalgismo. Il superfluo è il superfluo, possa essere pure la serie in serie dei cartoni animati della Pixar... o l'editoria a stampa, che evidentemente democratizza il libro, e punta sulla produzione seriale. Cio non toglie che è superfluo avere tutte le prime edizioni (evidentemente a stampa) dell'opera di Curzio Malaparte, così come è superfluo avere la Divina Commedia di Dante manoscritta miniata dall'illustratore tal de tali perché sono il committente gnor de Medici... sarà un superfluo più qualitativo e meno omologato, ma resta fermo il punto che essendo l'essere umano un macchinario di desideri, è pericoloso spalleggiare chi vota la propria politica o il proprio essere intellettuale alla soppressione del superfluo e del vacuo.
    Non è un pensiero profondo manco io mio,

    ciao Yanez

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  8. E' vero che anche l'arte è superflua: tutte cazzate, dico a volte io, seppure son sempre io quella che non potrebbe fare a meno di tutte queste cazzate e che in esse ci si perde e ad esse dedica molto più tempo di quanto dovrebbe invece essere destinato a "cose più serie", ammesso che esistano cose più serie dell'arte. Capisci il corto circuito?

    E comunque a me sembra che il superfluo dell'arte sia appunto sempre espressione di un'individualità ed unicità - e per questo preziosissimo - mentre quello dei consumi sia soltanto espressione di una serialità che, in quanto tale, ne annulla completamente il valore, svuotandone il contenuto.

    Quello che personalmente non mi piace invece del superfluo commerciale è il fatto che sia fine a se stesso. Mi spiego meglio: un conto è comprarsi anche venti apparecchi fotografici, o computer o altri orpelli tecnologici (o qualsiasi altra cosa) per realizzare qualcosa, per produrre dei contenuti interessanti, un altro è comprarsi l'ultimo modello di IPhad solo per poter dire "ho l'ultimo modello di IPhad" e magari senza che ci sia minimamente la necessità di doverlo o poterlo usare. Poi, per carità, ognuno con i propri soldi è liberissimo ed ha il sacrosanto diritto di farci quello che gli pare, trovo però che sia uno spreco di risorse.

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  9. P.S.:

    IPad, ovviamente. L'ho scritto per ben due volte in maniera errata. Chi sa come mai? Lapsus freudiano. E' che mi sta antipatico il noto marchio.

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  10. Che gli oggetti e le proprietà che ognuno ha traccino la segnaletica del proprio status sociale non ci nevica, ma questo succede perché tutto comunica, e la cosa ci lusinga, e sta bene: non ci si pole fare niente.... l'importante è saperlo, infatti non è un mistero (conscio o inconscio)

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  11. A volte io mi sento superfluo. E gli oggetti e le proprietà (che non ho) sussisterebbero senza di me. Allegramente.

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  12. Ecco Massimo hai detto un altro dei tanti motivi per cui sarebbe giusta una bella patrimoniale!

    fuor di scherzo (che poi mica scherzavo), io mi sento superfluo tante volte, sì, però il più delle volte (o forse sempre) è un autocompiacimento narcisistico, un'altra magia da illusionista consumato per fintare una sparizione dal luogo dove mi colloco per natura umana: il centro dell'universo. Così, se aveva ragione Borges che dopo la morte non c'è altro che l'oblio totale, io sinceramente credo che nulla mi sopravviverà, visto che non potrò raccontarlo.

    (Mi sa che è meglio che me ne vado a letto perché se comincia a filosofeggiare un idiota come me fa ridere tutte le locande della provincia).

    ciao Massimo

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  13. Grande Massimo, hai fatto una grande sintesi! Di questo passo saranno gli oggetti a conquistare una propria soggettività, e a rivaleggiare con le persone: cazzo volete, non contate più nulla, autoestinguetevi. Gli oggetti ci guardano, avvertiva inquietante Paul Klee un po' di tempo fa.

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  14. Beh, già i computer hanno fatto un passo avanti, alcune A.I. superano di gran lunga certe H.I. ;-)

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  15. Superfluo o effimero?

    ilMatt., un portoricano in overflow

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  16. tutteddue!...

    però questa non la puoi capire. troppo bi o grafica.

    Dinamo-tardo

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  17. Ci sarebbero anche le fuoriserie fabbricate in serie.

    ilMatt., fluidificante da serie A; seriamente (come da diktat)

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  18. @ Matt

    "Ci sarebbero anche le fuoriserie fabbricate in serie."

    Ah ah, questa è bellissima.

    Fuoriserie fabbricate in serie: un ossimoro industriale.

    Non c'entra nulla (o quasi), ma associazione per associazione mi è venuta in mente quella scena del film A.I. di Spielberg in cui il bimbo, che si credeva unico, scopre di essere stato fabbricato in serie.
    Scena che spalanca tutta una serie (appunto!) di riflessioni.

    Insomma, tutto è superfluo e non lo è al tempo stesso. La vita stessa lo è e non lo è.

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  19. Biancaneve, non mi pungolare ilMatt, né ti consiglio di compiacerlo o blandirlo con complimenti alla sua prosa scoppiata. Te lo dico perché essendo ancora in fase di rodaggio per la patente troll (siamo a quota 50, era a numero chiuso -maz 50- , forse però Bertante fa uno strappo per ilMatt se si concentra...) se tu me lo distrai siamo a capo di piedi! Gli fai perdere un'occasione importante. Ci tiene, perché si è innamorato di una attrice che non lo sfila (è per via dell'acne e del suo ancora maturando pen siero).

    Matt, non farti distrarre, vai a scuola guida sennò niente patente. Oggi il commento da Larry, dove parlavi delle marachelle di tua nonna, ti ha fatto guadagnare vari punti presso le medie corti. Ricorda i consigli sul serimbratta.
    E non ascoltare Biancaneve che non ha bisogno di un altro nano, le iscrizioni al Master sono state chiuse a settembre 2011 - c'era il test d'ingresso.

    In (dino) campana ché si fanno più lunghi i giorni, tra'mpò...

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  20. Biancaneve, mia esegeta, tu mi svisceri. La mia è una estro missione (destinata al fallimento). C'est la vie.

    Dinamolo, chissà Bertrand come reagirà quando gli bisbiglierai che ti sei fatto autotroll in casa. Sei a rischio retrocessione? Va be', vedrai che ti ripescheranno dalla rete in cui sei caduto. (Con le tue credenziali - sei pur sempre un baccalàureato in pen sierologìa alla Sordona - non avrai problemi)

    ilMatt. firulì firulà fluò

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  21. Matt, te l'ho raccontato mai di quando una equipe di ninfe di lago mi hanno asportato il varicocele, aspergendomi le ferite dell'operazione con l'acqua di rame e l'aceto di mele raccolto in una brocca slavata di una lega super-resistente in ferro stagno e antimonio?
    niente di che, per la verità, è solo la storia di uno colle palle girate.
    In saviani, Sono finito all'ospedale, malconciato. Lì mi hanno fatto firmare (ingiustamente) le scartoffie per le dimissioni ospedaliere, e io li ho mandati a cagare cazzo perché avrebbero potuto almeno farmi un salasso dal sottocoscia, o dalla carotide ché m'han detto che lì a cacciar sangue sono due pompe di un certo livello, mica come il laboratorio analisi della mutua.
    Oppure, recalcitrai, potevan mettermi sotto tortura applicandomi una penna d'oca infetta sotto l'unghia del piede del giudizio.
    Invece niente. anzi, giocato dagli infermieri al gioco delle tre carte, perdente, mi hanno retrocesso dalla corsia del primo piano alla vasca da bagno per i neonati. Di peso (e) morto.
    Lì, devo dire, sono rinato. Ma ormai era troppo tardi (mi scappava proprio di morire!), così sopraggiunse il Dottor Scott Fitz alto accorso in sala parto tutto impomatato e sciupato dalle femmine, che mi ha detto che non c'avevo capito niente col nascere e il morire, e che abbisognavo di cure letterarie. Mi ha prestato allora "Lo strano caso di Pensami Button!", di Giancarlo Fisichella, e da quel momento ho le ossa piene di ostioporosi e mi è venuto pure il sangue arterioso.
    Però, devo ammettere, sotto sto bene, le palle pencolano come due impiccati.
    Menomale. In giardino avevo già scavato una bella fossa comune capiente...

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  22. Dina, alla decima correzione fammi un fischio. O un segnale di fumo.

    Cmq, checché tu ne dica, è un semplice caso di mala sanità. Ne avvengono molti nei padiglioni cogli scrittori primarii. Di fatto, stento a credere tu sia guarito. Sotto sotto sospetto che ora le palle ti fumino (cioccolata).

    Ma grazie per avermi edotto circa le tue in-esistenze cliniche.

    ilMatt., saluti dalla seconda divisione, reparto J.

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  23. Correggo soltanto da dopo che ho conosciuto A Arbasino.

    ilDin, fratello di taglia*


    *ti sarà chiaro che su ogni troll pende una palla fumante, ed una taglia. Se mi riconoscono, mi riportano nella riserva... da dove mi hanno espulso. Cos'e pazzi, gl'indiommericani.
    Osa(ma) DIN Laden

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  24. ps: il mio è solo un caso di mala santità. Scrivo agiografie sui vecchietti del mio condominio.

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  25. Posso proporre una minima correzione?: piuttosto che "Mi viene quasi da urlare: siamo superficiali!", un più onesto "vorremmo essere superficiali!"; invece con cattiveria le cose continuano a persistere, ad avere un peso, degli attriti e una terza dimensione... che non si sfugge

    la santità posso mica ricordare San Bartolomeo? protettore dei guantai e dei conciatori, ché spellato vivo - se non è superficiale lui

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    1. Attenzione però a non confondere la superficialità con la leggerezza. Essere leggeri è bello, è sano, farsi spuma sulle onde sapendo che sotto permane l'abisso.
      Essere superficiali invece è ignorare quell'abisso.

      Io da sempre ricerco la maniera di tagliare tutti i rami, sfrondare, alleggerirmi, che rimanga solo l'essenza.
      Ma prima di poterlo fare, ho dovuto caricarmi eccome, ché altrimenti ci sarebbe stato ben poco da tagliare.

      Non voglio essere criptica, spero si comprenda il senso di quello che intendo.
      Che poi, a ben guardare, questo del farsi leggeri, è un discorso che vale anche per la scrittura.

      @ matt (non saprei essere neanche esegeta di me stessa) :-D

      @ dinamo (e tu non essere geloso del Matt). :-D

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  26. @anonimo

    non sono geloso dei miei testi (né di Matt, Biancaneve, è mio fratello di taglia) quindi di norma non ho problemi a poter acquisire i vostri consigli. nel caso specifico che riporti no, però. il motivo è semplice: io non ho messo nessun punto esclamativo, l'hai messo tu. l'assenza di quel punto esclamativo apre la frase a diverse interpretazioni, tra cui una è quella che riporti tu, come esortativa, un'altra è di constatazione. siccome io non sono un filosofo, ma un cantimbanco, preferisco la mia frase alla tua.

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    1. ps: non è un granché di frase, lo so...

      su san Bartolomeo, hai carta bianca, possiamo farci anche un poste.
      ciao

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  27. @Biancaneve: sì, più o meno parliamo con lo stesso vocabolario; e hai ragione nella distinzione, semplicemente la leggerezza intesa in questo senso ha qualcosa di troppo eroico (troppo rispetto com'è la vita quotidiana di solito, poi parlo per me, chiaramente...) non mi riesce (sempre: a me) a nascondere dietro l'idea di un qualche superuomo...

    la superficialità, hai ragione, ignora; e perciò non è eroica, però, forse per questo è erotica, al suo corrispettivo nella pelle e nel modo in cui la pelle ignora i circoli viziosi del sangue sotto di sè o il monito dello scheletro; però è sempre la pelle che ci seduce e affeziona alle cose, che ci lascia aperti al tocco oppure ci appella in loro, anche se certo, poi, si va oltre...

    comunque il mio è un discorso estetico, sui lussi, su cui non si può concordare e va benissimo (anzi se non si concorda il discorso procede! è pure un bene); per quanto riguarda l'azione (dove il pensiero, ecco, va un po' da parte) non mi sono ancora chiarito le idee - questo lo metto in chiaro per evitare possibili fraintendimenti futuri se il discorso persiste

    @Dinamo: hai ragione a indicare la volenza di quel punto esclamativo che nel tuo testo non c'è, la mia correzione però voleva restare una proposta - essere metaforica; non gradirei davvero correggere il testo di qualcun'altro, che, bello o brutto, è pur sempre il suo pensiero fortunatamente diverso dal mio

    piuttosto quello che mi spingeva a far violenza con l'inserimento di quel punto esclamativo è il verbo: "siamo", così essenziale - il fatto che io in quell'uso del verbe presente indicativo non vi ved(ev)o se non la parte di constatazione che come avrai capito mi sembra troppo dura;

    ma preferisco comunque il tuo poste, se mi concede il lusso di parlarci sopra\attorno\vicino così a lungo (e qui nessuno è filosafo)

    Tutto quello che so di San Bartolomeo in realtà s'esaurisce in quanto ho già scritto; sfruttavo anche lui come semplice "forma", poerino ;)





    ma il punto era farne uscire un discorso

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  28. il mio discorso, per lo più raggrumato nel poste, è che dobbiamo difendere la diversità, anche se superficiale, ed il diritto ad esserlo.
    Eppoi vogliamo rovesciare il tavolo? Lo rovescio io va, tanto stiamo a casa mia... rompo tutto:-))
    Di solito a me chi si diverte in discoteca non piace. Per indole, formazione, vocazione non so i miei modelli (estetici, etici) sono stati altri, che si contrappongono a quel mondo (che è numericamente dominante), che mi portano quasi a rifiutare il mondo com'è, e a fare il rompicoglioni.
    Ma non muoverei un dito contro il loro divertimento. Anche perché, rovesciamento, se numericamente loro volessero muovere i loro muscoli contro il mio, di divertimento, che trovano superfluo, idealista, cerebrale e alienante, allora noi minoritari saremmo schiacciati inesorabilmente sotto i loro piedi che scalpitano ballando Rhianna.

    E' più facile, nel calcio, cambiare l'allenatore, è una questione di tempo e gara di numeri, così allo stesso tempo è facile mettere alla porta la minoranza, è un lavoro veloce e senza rischi.

    ps: lo so che è duro non aggredire quel "siamo" con un punto esclamativo...

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  29. però così arriviamo alla biografia molto in fretta :P (e a volte ho la sensazione che il pensiero dovrebbe bastare, cioè: in media è migliore di quanto non siamo poi noi)
    più o meno che il senso del post fosse quello l'aveo capito, ma'l problema con quel "siamo" non è, per me, per l'inclusività del plurale, anzi mi ci riconosco dentro volentieri, quanto il fatto che poi tutta 'sta superficialità, anche definita come parlandone con Biancaneve, in giro non è che la veda proprio, anzi mi sembra sempre più una gratia rara!
    voglio dire: che i discotecari in media hanno a loro volta i loro modelli etici\estetici\di comportamento; magari non ne avessero!, si respirerebbe meglio.
    l'unica difesa che mi sento di fare in loro onore è il fatto che, avendo avuto ultimamente delle frequentazioni con gente uscita dal liceo classico e poi laureata in giurisprudenza, economia alla Bocconi, altre lauree che contano, pure mediamente interessata alla cultura, in qualche caso anche di buongusto, e quant'altro, al confronto i discotecari mi son sembrati per lo meno onesti nel proprio modo d'essere, se riesco a spiegarmi - anche se poi in mezzo non riesco a starci, magari
    (ma ho una brutta tendenza a vedere sempre il peggio delle persone, temo)

    bhè, tutto questo per dire che il problema era proprio col vocabolo "superficialità" penso; e io mi c'immagino più facilmente dentro la mia ragazza che colleziona smalti (a un ritmo tale da essere un lusso di certo), ma lo fa con entusiasmo
    (perchè posso essere d'accordo sia brutto il mercato ecc. ecc., ma l'entusiasmo, pure per un prodotto, banale, come sono gli smalti, è merce rara e un po' aiuta a sopportare tutto)

    oddio, non so se l'ultima divagazione servisse a centrare il punto, spero! (ed ecco perchè non amo la biografia, tra l'altro)

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  30. Sono d'accordo con te praticamente su tutto il fronte, dal fatto che i concetti sono meglio delle persone che li enunciano, (e aggiungo che le grandi opere sono meglio degli autori che le fabbricano), fino ad arrivare al nocciolo del tuo discorso, secondo cui, da come ho capito, la superficialità (o la vacuità o come la vogliamo dire) è un valore da non bistrattare, e nemmeno un male perché in giro ce ne sta poca, graziosa, e magari ce ne fosse di più!
    Il tuo però mi sembra un discorso qualitativo-gerarchico della superficialità, questo mi convince meno.
    Assodato quel che ho detto del superfluo, e di chi ne fa uso modato o smodato ecc, ti dico che a me il superficiale mi interessa in quanto possibilità informe, in quanto cannone apripista, mentre tremo davanti all'ovvietà dei bisogni primari o delle intelligenze costruttive regolari. Parlo di percorsi artistici, processi lenti.
    Tra le belle pagine dell'accademico, plurilaureato, investito d'autorità Goethe, e l'intitolato minore Kleist io preferisco Kleist, o preferisco Poe che rimane incollato ad una finestra per ore senza accorgersi che il mostro che scende dalla collina, ne la Sfinge, è un innocuo insettino che scivola da un filo di ragno... mi interessa quella scorza lì di superficiale, di superfluo, di minore, di principalmente affiliato all'idiozia. I bisogni primari sono logici, i processi artistici colla logica, coll'intelligenza non hanno nulla a che vedere. Ecco perché il regolare Saviano non produce arte, perché vuole giocare a fare l'intelligente (ma è nuvolo anche lì), pensa politicamente ai bisogni primari, pensa come un politico di destra e scrive come tale.
    Pensiamo invece a quanto sono idioti alcuni racconti di Celati. A che livelli di stupidità poteva arrivare Leopardi nel suo rapporto colla luna.
    L'idiozia, la superficialità, il superfluo, l'antiutilitarismo hanno una linea di continuità colla libertà espressiva, colla creatività, colla vita; l'ordine, l'autorità, il finalismo hanno a che vedere colla morte.
    Quindi mi sforzavo ad essere il meno intelligente della classe al liceo, dove preferivo mi si mozzasse la mano piuttosto che attaccare a parlare e tuttora anelo ad essere l'idiota. Per dire cose intelligenti c'è tutta la vita. Per essere idiota no, una volta che ammazzi l'imbecillità che grazieaddio ti è stata donata, non torna, e passi per essere soltanto meno intelligente degli altri...

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  31. Carmelo Bene diceva che l'intelligenza o è sublime o è patetica (o l'ho detto io e l'attribuisco a lui per non avere rompimenti di coglioni?)

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  32. A me risulta che Carmelo Bene riteneva l'aggettivo "intelligente" un insulto.

    Un portatore di intelligenza sublime non può che anelare all'idiozia. Giustamente.

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  33. @ Dinamo

    Anch'io mi sforzavo, al liceo (ma anche alle medie) di sembrare più scemo di quello che ero. L'impresa non era facile, perché i miei compagni erano veramente, perlopiù, degli animali. Devo dire che ho avuto successo, perché dopo anni di sforzi, adesso nessuno mi darebbe una lira (sia nel senso di moneta che nel senso di arpa poetica).
    Ho raggiunto una cera sublimità nel non capire un c***o. Infatti debbo dire che non sto capendo un c***o del thread, però mi piace come lo stesso.

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  34. "cera sublimità" ... volevo dire "certa", ma anche "cera" va bene ...

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  35. Massimo, il bello del thread credo sia proprio quello che dici tu. Tanto siamo idioti, al massimo (no tu eh) ci danno qualche pensione... che ci andiamo a sbafare al bar, giocando al flippe'.
    ciao

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  36. @Dinamo: allora si trattava solo di un errore di lettura\comunicazione, perchè più o meno vedo intendavamo se non le stesse cose, cose simili...
    un discorso gerarchico\qualitativo? meh, può darsi che in germe mi sia scappato (avendo scritto un po' tutto di getto verso la scarsa simpatia che provo nello scendere verso il biografico), ma, d'altra parte: come fareti a inserire in una gerarchia qualcosa di superficiale? o al limite, per definizione, se nè ovrebbe trovare sul lato esterno o affiorante, insomma, anche ci fosse la tentazione, non penso sarebbe realizzabile il peccato!
    quanto all'intelligenza, oggi forse ci se ne fa troppo un idolo, però mi sembra un po' esagerato il volerla allegare alla vita, alla morte o qualche altro massimo sistema alla maniera romantica: perchè uno dice Goethe, ma c'è anche Cocteau (di cui, per quanto ho letto finora, mi sembra si possa dir qualsiasi cosa, nè che sia statuario, ma non che brilli, a volte pure malignamente, d'intelligenza...); non è sul piano della comprensione, probabilmente, che si giocan le battaglie!

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  37. Anonimo, le battaglie non le gioco per mancanza di mezzi di resistenza e per via che la mia vita è fin troppo ispirata ai principi di uno psichiatra filosofo armeno scomparso qualche anno fa, ma che conobbi nel mio viaggio in Tanzania, principi santi che vanno sotto il nome di oziocrazia.
    Però, oziando oziando, mi piacciono le battaglie degli artisti(non sono battaglie forse sono solo lavorii). E non è sul piano della comprensione che si giocano. no

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  38. vedo che a scrivere e smetter di lurkare mi capisco un po' i motivi che mi spingono a leggere i tuoi posts; certo che si parlava delle battaglie degli artisti: sul lungo periodo son le uniche che contino (o magari non contano perchè troppo lungo periodo richiedono, ma non è questo il punto). e poi di battaglie si parlava: Goethe-Kleist mi pare; o era calcetto?
    non di comprensione razionale; è il dramma della critica (questo lo aggiungo per aver letto il tuo ultimo su Bolano che ho qui in libreria, ma ancora non toccato, per cui non posso aggiungere altro).

    invece, vedi: il problema col rifarsi ai massimi sistemi, perchè ci stavo pensando, e anche il tuo post su Bolano ci pensa, mi pare, è, per esempio: ma un neoplatonismo è vitalista o mortifero? e la passione? (aveva ragione Paz o de Rougemont?)

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  39. Non capisco se la prima frase è positivista o oscurantista...

    sul neoplatinismo che dirti? venerdì, proprio perché non ti piacciono le biografie, ti dico la mia autobiografia di venerdì.
    venerdì, mi sveglio, e sulla faccia, senza preavvisi, mi spunta un neoplatonico... non potevo crederci, così sono andato, urlando, dal medico.
    vado e gli dico "dottò, tengo nu neoplatonico sul muso"
    quello guarda, ovviamente non vede niente e mi fa "ma che sei Paz?"
    e io "poco, dottò, solo un plotino".

    poi sono tornato a casa.

    cordiale salute

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  40. ma così scivoliamo nel dramma...! la mia biografia non mi piace proprio perché è strapiena di neoplatonici grassi, che non aiutano minimamente a far colpo...

    [me ne torno a lurkare]

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  41. Così, per soggiocare il tema.
    Durante i mundial del 2010, un saudita nel bar dov'ero a vedere la finale mi chiese di rapina Per che squadra tifi. Come immaginerete, risposi Napoli. Sì, ma nella Premier League? mi rimbalzò turbato. Al che per contrasto gli feci Tu di che religione sei? e lui, musulmano. E in Inghilterra, oltre a essere musulmano, sei anche altro? No.
    Subito dopo avvistai due spagnoli accasciarsi al suolo in un angolo.

    ilMatt., vendesi plateau di plot - come neo.

    RispondiElimina
  42. Così, per soggiocare il tema.
    Durante i mundial del 2010, un saudita nel bar dov'ero a vedere la finale mi chiese di rapina Per che squadra tifi. Come immaginerete, risposi Napoli. Sì, ma nella Premier League? mi rimbalzò turbato. Al che per contrasto gli feci Tu di che religione sei? e lui, musulmano. E in Inghilterra, oltre a essere musulmano, sei anche altro? No.
    Subito dopo avvistai due spagnoli accasciarsi al suolo in un angolo.

    ilMatt., vendesi plateau di plot - come neo.

    RispondiElimina
  43. Agg. Status, neovoglia: prendere a pallate blogger ...

    lMtt.

    RispondiElimina
  44. Matt, bell'apologo.

    L'apologo di Mattolinio Grappa

    RispondiElimina
  45. o preferisci Mattolenio 'Agrapp(a)?
    an(ic)o di Stanlio e Ollio

    ilDin: certo che mi piacciono i muti

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    Risposte
    1. Poche analità, Din: l'apologo del Matt-O.
      Come un FILM (idrolipidico)*

      ilMatt: mi piacciono i documentari sulla neo-dermatologia.

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    2. Matt, il campo ha sempre regione (a statuto autonomo). Forza (nero)azzurri.

      ma Vincenzo d'Amico è cugino nipote di Ilaria d'Amico?

      il din, un amico per (la d')amico?


      eh me piacerebbe

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