Victor Cavallo poeta

Di Victor Cavallo si parla sempre, anche se poco, in fuseau d'attore, ma c'è anche un Cavallo poeta che nessuno lo dice, o da poco lo dice, meriterebbe una stima grandissima, o almeno di essere letto. Gli ascendenti sui suoi versi sono un cocktail traboccante di grande poesia prima di tutto, poesia romantico-decadente, della grande letteratura beat e della grande letteratura underground alla Bukowski primi tempi, alla Fante, alla Miller, alla polifonia di Céline, tutti invenati e invasati come pesciolini rossi dentro il grande acquario della sua carne, un grande acquario dove galleggia il suo cadavere vivo, assieme alle vagonate di suoni catturati in mezzo ad ogni posto... un gran testone e il manicomio di ritmi, spifferi, strade, piazze, fontane, bidoni, petardi, gente d'ogni risma, case di poeri, sangue, spazzatura di televisione, calcio, Roma... che hanno attraversato come scafisti la sua vita... un Gadda, direi, ma un Gadda che è nato davvero a Via Merulana, un Gadda cresciuto nell'universo linguistico di Via Merulana, uno che quella lingua non prende a pegno, ma che gli appartiene, al pari di un arto, un occhio, un dito.
Pubblico qui di seguito alcune poesie di Victor Cavallo prese da  questa bella e piena pagina a lui dedicata (spero di non violare nessun copyright). Nel sito si trovano altri testi di Cavallo, vi invito a leggerne il più possibile.





"Ce n'ho abbastanza " di Vittorio Vitolo in arte Victor Cavallo

ce n'ho abbastanza per comprarmi una bottiglia di vodka
un chilo di arance un amburg il pane tondo una birra
un pacchetto di marlboro.
E poi mangio l'amburg col pane tondo tostato e
bevo la birra e fumo la marlboro e poi spremo due
arance con la vodka.
E poi esco e incontro la più grande figa della mia
vita con gli occhi verdi e le ciglia nere e la bocca
rossa e le mani nervose e decidiamo cazzo di non
fare nessun film di non scrivere nessuna stronzata di non recitare
nessuna cagata e di non andare in campagna
e di non occuparci della casa né della merda né dei
capelli né dei comunisti.
Io butto nel fiume il trench di mio fratello
io compro i biglietti per la partita roma-river plate
io raccolgo gli occhi nella spazzatura
io accompagno mio figlio nel paradiso totale
senza nessun pericolo né gas né elettricità né politica
né bicchieri né coltelli né stanze di pavimento.
E lei scompare come le ore e appare come le ore
e me ne frego della pensione e me ne frego di morire
me ne frego dei fascisti e dovunque mi sdraio sogno
e ho sempre voglia di baciarla e gli alberi
respirano e le nuvole di merda si spaccano
e da dentro partono razzi luminosi
e dovunque sono vivo e non ho nessuna paura
né dei rinoceronti né dei serpenti né degli appuntamenti
e butto via l'elmetto e esco dalla trincea delle spalle di piombo
e mando affanculo tutti gli stronzi cagacazzi della terra
e grido come un'arancia stellare
e viaggio nella luce dell'ananas e cago cicche d'oro
sulla faccia dei nazi-igienisti maledetti
puliscicessi. Buttare via il tempo della vita
a lucidare i bidè e conservare i bicchieri
e sorridersi a culo sbarrato e invecchiare
come i più stronzi prima di noi.
Maledetti cagoni falsi e vigliacconi.
lei apparirà. Bruciando i tampax dell'anima sanguinante.
apparirà con gli occhi verdi e ciglia nere e bocca rossa
anima luminosa come arcobaleno puro
radice che spiega con tutta la chiarezza perché questa merda è merda
e finirò di vivere la vita con la paura di vivere la vita.
Victor Cavallo- da 1° Guida Poetica Italiana, 1979 



MARZO 1999
Isole Tremiti. Una febbretta dentro il nuovo sole - una malcerta ferrovia di campagna. un tram storto dietro i portici. un cuore che guarda sempre 
vecchi film.
I fantasmi sono i primi a gioire della ventura primavera
dell'erba che spacca i sanpietrini respirare mostri col cuore ingordo di dolcezza.

Ah questo cuore che sale le scale degli ospedali che gira a Porta Portese
che vomita chiama tace come un cane bastonato come una gabbietta vuota
e grida come un gommone rovesciato.
Mi sento povero di occhi.

traversa il viaggio paesi stranieri, la magliana, laurentino
si ferma alle stazioni ferme nel cielo bianco, come sconosciute piazze.
Mi è estraneo questo camminamento l'aria vuota come un'Hiroshima
è meno faticoso così comprendere (se) il senso del futuro
(come dice il ragazzo)
(l'incidente è aperto)
La morte nera genera mostruosi animaletti che mordono il cuore e fuggono
immobili
la morte nera abita gli uffici postali l'anagrafe la questura
il mondo come rappresentazione senza volontà


(E' da ieri che volevo dirti che mi è finito il tu però mi sbaglio
perché le ombre mi sussurrano vicino e chiamano la voce nella tempesta
nel deserto nei portici i cani muti che mordono bernini e michelangelo)
(bravi!)
E' di tristizia questo vialone breccolato di nuvole e farmacie
è di tristizia questo canto tutti insieme
c'è tristizia

(Dopo è incerto tra pizzette calde pizze in faccio e sonno)

lacrime, e che sono, in questo via vai d'infarti e di sorrisi
di polmoni abbarbicati alle flebo come edere sigarette fumate fuori del terrazzo tra le bombole di merda
e facce che d'improvviso cadono sotto le mascherine igieniche e giardini dove si va a piangere senza che nessuno sappia - lacrime.
lacrime come tramezzini bus tardatari appoggiati al palo
facce all'ingresso dell'Hospital via Portuense affumicata è un angolo di moschini davanti all'inferno


oh ( che lungo cammino giungere fino al seno)


l'alba avanza veloce nel cielo tra i palazzoni
sembrava un uccellino senza ali ed era un'aquila disperata
(noi fermi a uno scalino leggevamo di Vieri e di Di Biagio
finché fu freddo il marmo sotto il culo
e dal blù scuro il cielo divenne chiaro.
e i colombi si scambiavano le prime carezze chissà da quale desio chiamati.
E venne un uomo o una donna
e mi disse che l'infinito era dopo i portici, invisibile e muto come
un tabaccaio chiuso.
erbe gelsomini magnolie rose corriere dello sport tutte le sise
l'ombelico gli occhi l'infinito tutto

e io mi storcevo come un tram rotto


Piove sotto i portici di Holderlin e Del Sol
di certo è marzo e come un deficiente io cammino e mi chiamo da solo: Vittorio
(vorrei sdraiarmi su un banco umido di pesce)


Preparavano il mercato. Pulivano: E un lavorante ha emesso una meravigliosa
scureggia e mi ha guardato.
(Bello de papà)
ansima il cuore a sbrandelli di alcool e seghe De Pisis
(morire e perché mai? lo vorrà Allah) (quando lo vorrà)


Ah brocca brocca vaso de coccio tra i ferri arrugginiti
brocca di mandorlo e merda brocca di bacio di ricordo di ciliegio
tutto fu quella curva sbagliata sul brecciato
(ma sbagliare a 16 anni è dono degli dei)


e poi almeno questo del cuore: essere stronzi.





Commenti

  1. Che delitto accasarlo e chiosarlo su Le pagode e le cozze.
    Un purosangue stellare in stalla(to) incastrato nel monopony retto dalla bacchetta sveltina delle puledrine (poli)castrate.
    Ti darei focò, Din.

    ilMattolini, fochista (ammaestratore di foche, fiche, fichi e pizze)

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  2. anzi, più che un purosangue un purociuccio:il gran cavallo.

    lMttln

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  3. Matt, co' tutte le vene che ti voglio, me daresti puer foco? spero poco, ho lo sfogo...
    me lo (in)segno, comunque, per quando lascerò (il) Manifesto.

    Matt, Cavallo è un fuoristalla, ed è giusto che la gente lo legga, so' mecenatesco, in più ti dico che nessuno, men che meno i poeti contemporanei de Le parole e le cose, mette Cavallo in una stalla (tratto da "Cavalli proibiti")la storia di separare il grano dal loglio... credo pure, però, che non sono in guerra con niuno, che non ha da prevalere niuno, semmai semmai qualche risatella tra amicali.

    il din, d e/ai Medici

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  4. Victor Cavallo ... l'ho (ri)conosciuto grazie a Larry ed è stata una fuminazione.
    Grazie per avere ripostato queste poesie(?)
    E Stalker? Fenomenale.
    Ciao e Buon anno

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  5. Victor è fulminante, vero. Contento ti piaccia.

    Buon anno anche a te

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  6. pensare che bastava così poco... tu, a Victor saresti stato sulle palle, ne sono certo.
    Stammi bene

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  7. Tassinari, hai fatto tutto da solo. Ti sei iscritto al blog, ti sei cancellato e ti sei messo a insultare.
    Non so se saresti stato pure tu sulle palle di Victor Cavallo, ma a me tanto simpatico non mi sembri.
    Statti bene anche tu.

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  8. oh, mi credi che non riesco a collegare il perché ti ho scritto quelle brutte parole? In ogni caso non erano riferite a te, perché neanche ci conosciamo. Comunque sia andata, ti chiedo scusa, di più non saprei che fare. Cerca di capire...
    Saluti.

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  9. Che te devo a da dì, non ti preoccupare. L'importante è che va tutto bene.
    Ciao

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