La correzione dei versi

Come ho rivelato io lavoro come correttore di elzeviri in versi. Ciò che significa? Significa che le menti pesanti del nostro mondo letterario siccome sono praticamente tutti poetici sonettieri oppure versificatori di madrigali melanconici, quando un giornale, mettiamo Il Corriere della Sera, gli commissiona un articolo, nel mio caso un Elzeviro, che è un saggetto importante suvvia, loro così poetici, dediti alla petosia, non riescono a staccarsi dall'endecasillabo e scrivano in quel formato le loro idee. 
A quel punto arriva io. Che sono prosastico e prosaico. Prendo il ditale, bagno l'indice e il mignolo e comincio a volgarizzare quello che loro vogliono. Delle volte mi arrivano alcuni scapaccioni dietro la nuca, duri come borsate piene di pietre, m'arrivano alla foce del copino. Perché ho interpretato a cazzo di cane. Oppure troppo letterale. Oppure divento troppo me stesso e allora si perde tutta la briacanza verbosa che voleva metterci il poetico di torno. Insomma, nell'attesa di vincere il premio Strega io faccio questo lavoro che devo sciogliere gli endecasillabi in un tè di prosetta. Adatto qualcosa da mettere sotto i denti, in fretta, commestibili e di buon consumo. 
Mi pagano na miseria, ma ho fatto troppi mattoni in vita mia, che preferisco impastare aria, oggi. 


Ma col Corriere siamo ai ferri corti.

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