Viaggio all'Expo, un numero imperdibile



Un tempo si andavano a fare i viaggi in Russia o negli Stati Uniti d'America, in India, Giappone... Un po' tutti i nostri grandi scrittori, italiani o europei, sono partiti e hanno riportato a casa un "reportage", una rubrica, qualcosa da pubblicare periodicamente. Erano viaggi commissionati dagli editori d'altronde.

Questi viaggi così, alla scoperta letteraria del mondo, oggi non si fanno più. Non so se è perché i giornali non hanno più soldi da spedire i romanzieri in giro per il mondo; o perché alla gente, che ormai viaggia (o non viaggia) senza più alcuna limitazione, di sapere quello che Manganelli pensa e ha da dire sull'India non gliene può fregare proprio niente - in realtà ci sarebbe da chiedersi se glien'è mai fregato. 
C'erano delle rubriche pure più caserecce che non andavano chissà dove in capo al mondo, raccontavano l'Italia. Manganelli, sempre lui, ha tenuto anche un rubrica così.

Ancora più casereccia e popolare poi c'era la trasmissione televisiva campagnola Linea Verde. Ah, Linea Verde! Chissà se la fanno ancora - da me la domenica a pranzo non si poteva fiatare, ci stava Linea Verde... a tavola tanto non parlava mai nessuno comunque, o parlate voi, diceva mio nonno, o parla la televisione: poi, visto che di quello che potevamo dire noi non gliene fregava mai niente a nessuno, o comunque non avevamo mai niente di interessante da dire, parlava solo la televisione e Linea verde...  
Che poi, uno dice Linea verde per dire la gente... ma a parte che mi ricordo che facevano vedere solo le imprese agricole più floride o presunte tali con conseguente sfoggio di grandezza della titolarità, a parte questo, a casa mia a volerla vedere vedere era soprattutto mio nonno contadino di ferro come quelli di una volta, al massimo mio padre per compiacerlo. Una volta, sfidando l'autorità paterna e l'autorità sovrapaterna, glielo fregai a dire... ché mi sembrava proprio strana una cosa del genere come succedeva da noi... eh scusa, dissi a mio nonno, tu stai giorno e notte in campagna o sopra al trattore o sopra la zappa, e va bene, ma la domenica riposati, che cazzo te ne frega di vedere la campagna pure in televisione... vediamo qualcosa che non si vede nella vita reale... king kong... robocop... i cavalieri dello zodiaco... li hai visti mai tu là in campagna nella vita reale king kong robocop i cavalieri dello zodiaco... un'impresa fantascientifica... Ma figuratevi voi che gliene fregava a mio nonno degli allunaggi o delle eroine letterarie... La dumon'c s' vod la linea verde... e avast. Qualche strappo lo faceva colla politica, di cui non capiva nulla ma che lo faceva ridere da matti (non è che ci capiva?) o i fatti di cronaca nera, quelli più sanguinosi. 

A distanza di anni devo riconoscere che su questo fatto qua del meta-campagnolo mi sono ricreduto... Alla fine sono arrivato a credere che mio nonno tanto tanto strano non era a zappare tutti i giorni della settimana e volersi poi vedere gli zappatori in televisione la domenica: d'altronde, penso oggi che sono cresciuto (?), gli scrittori non stanno tutti i giorni a scrivere (gli scrittori stanno tutti i giorni a scrivere?), e poi non parlano tra di loro solo di letteratura e critica letteraria, e non leggono i libri impegnati, e non guardano i programmi intelligenti, colti, metaletterari...? 
E allora, perché un contadino non potrebbe fare uguale?


Ad ogni modo, e arrivando finalmente al fatto, volevo dire che io non lavoro per nessuna testata giornalistica e quando ci ho lavorato, anni fa, nonostante si fosse nel ciclo del turistico, non mi hanno mai mandato da nessuna parte, nemmeno nel parco vicino alla fermata metro di Crescenzago che stava a due passi dalla cadente redazione - e allora io ci andavo lo stesso, per dispetto, durante la nostra deprimente pausa pranzo... ma di scriverci sopra qualche rigo non me l'hanno mai chiesto (fa che tante volte ci usciva qualcosa di buono, di esteriormente interessante); figuriamoci dunque mandarci a Capri o in Sardegna, dove erano ubiquati e ambientati tutti o quasi i nostri racconti. Chi l'ha mai viste. Chiamavamo al telefono, immaginavamo... ci fidavamo dei nostri cosiddetti contatti "in loco". 
E gli altri, mi chiedo, quelli che fanno gli inviati, che vanno vedono raccontano, l'avranno mai viste le cose che vanno vedono raccontano?


Vere o no che siano le cose che scrivono, penso che per dire quello che uno ha in cuore di dire o che gli garba di dire, non si può tanto viaggiare a spese degli editori, si deve viaggiare a spese proprie... spiace dirlo, ma la penso a questa maniera qua.

Così, a spese mie, e nella fantozziana giornata di massimo record d'ingressi, andai all'Expo, fine agosto 2015. Non mi va né di raccontare la giornata per come me la ricordo, né di parlare delle file, idiote, idiotissime che c'erano, e di me che ho passato la maggior parte del tempo a dormire sui divani ad aria tra i padiglioni colla mia compagna che saltellava da una fila a un'altra, sempre sotto al sole, in coda anche per me che sembravo incinta e mi veniva a chiamare se era il turno nostro... oh sveglia tocca a noi dai che perdiamo il posto. 
Due cose mi sono rimaste in mente dell'Expo di Milano: la prima è che l'esposizione non era dedicata al cibo, ma era dedicata alla gente che può permettersi di spendere fior di soldi per acquistarne (middle-class); la seconda cosa è che l'esposizione esteticamente parlando seguiva il gusto della middle-class. Plastica. Vendita di plastica per gli occhi e per la bocca. 


L'unica cosa che m'è sembrato uscisse un po' dal cellofan erano alcuni padiglioni africani, che non avevano nessuna attrattiva, erano dei piccoli negozi con pochi articoli esposti, nessuna animazione, nessuno spettacolo, niente... al massimo un po' di macinazione del caffè (per altro, a berlo facevo pure abbastanza schifo)... 

Più paesi africani erano installati negli stessi cubotti lungo una stradina più decentrata (mentre altri paesi avevano dei padiglioni-quartiere, che a fare la fila sembrava il cane che si morde la coda). Ebbene, in alcuni di questi cubotti dei paesi africani, quando entravi, c'erano i ritratti dei presidenti all'ingresso - questo anche alcuni paesi del medio-oriente e oltre. Non ho nessunissima simpatia per i presidenti (tanto meno per quelli dittatori), capiamoci, ma le loro foto o le loro gigantografie messe lì "per forza", nel più becero dei rituali di falsa devozione propagandistica, in quella patina sbiadita da mondo lontano, erano l'unica minima differenza, scarto di verità rispetto alla plastica del gusto medio-borghesotto occidentale. 

Altro sull'Expo non saprei dire né avrei voglia di riferire (e mi sa a sto punto che facevano bene a non mandarmi mai da nessuna parte). 



Ps: carissimo anche il bolaniano mezcal messicano, anche se a forza di berne il barman ci ha offerto un giro gratis a tutti... di nascosto dai suoi editori.