Sale grosso e sale fino



Per quelle contrade viveva una vecchia signora che aveva l'odore delle antiche cucine di campagna coi mobili e i fornelli spaiati, messi a casaccio e che vestiva sempre di scuro perché era rimasta vedova e senza più figlia, e perché dall'educazione contadina rigida che aveva ricevuto e dalla vita austera e quasi monacale che aveva condotto si capiva che era una vecchia piena fino all'orlo di pensieri negativi e malvagi su tutti, ma di una malvagità sottilissima che buttava solo negatività nella vita delle persone che le stavano accanto, nella corrosione della dura esistenza normale. 

Aveva provato a sposarsi con un bravo muratore il quale nella giovinezza comune in campagna l'aveva lungamente corteggiata ed amata, facendole anche scherzi negli sconfinamenti dei poderi, ma dopo lo sposalizio s'era accorto della sua vera natura di cancro delle budella famigliari e s'era dato a continue fughe giornaliere (il cantiere, il circolo delle bocce, il vino, la passione per gli incontri di boxe, le infinite scuole serali, il fumo delle sigarette); poi pervenuto alla pensione una malattia dei polmoni gli aveva suggerito una fuga definitiva, e il muratore se n'era scappato per sempre, tra i quattro muri. 

La vecchia malvagia aveva avuto dei figli dal muratore, uno uguale a lei che però scappava sempre, l'altro completamente diverso, perché guardandola attentamente, aveva capito che essere come la madre non era un bell'affare di niente, e quindi conveniva prendere le distanze caratteriali e aspirare a un'altra maniera di essere. Infatti questa persona era molto buona, ma di natura, e anche essa se ne andò con una fuga definitiva molto in fretta, in una mattina, collo schioccare di due dita da lassù, e fu come vedere il vento gonfiare una bandiera e sparire per sempre poco dopo, nell'afflosciarsi del panno.
La vecchia e il figlio non erano ormai né buoni né cattivi, ma fortemente negativi, colle loro emanazioni nere, di parole e di gesti. Una cosa del corpo e dello sprigionamento delle energie tossiche. 
Un giorno, anche per la vecchia arrivò la fuga definitiva.
I famigliari con tutti i permessi del comune la seppellirono in un campo che un tempo aveva dato dei grandissimi alberi da frutta, specialmente pesche e limoni. 
Ora non so se è vero, ma pare che dopo qualche anno, racconta la storia, su quell'orto dove la vecchia malvagia era sepolta, iniziò a spuntare un albero che via via si fece grande e grosso, imponente, forte nelle radici come la vecchia; e tutti s'erano messi ad aspettare cogli occhi qualche buon frutto, delle pere, dei limoni, le pesche... invece ben presto fu chiaro che quello era l'albero dei pacchetti del sale grosso e del sale fino (ma più del sale grosso) che a grappoli ne scendevano da ogni ramo, cascando a terra uno dopo l'altro, a tonfi. Per il resto non crebbe più nulla... ogni tanto attorno attorno un ciuffo di insalata amara. Non commestibile. O almeno nessuno ebbe mai il coraggio di mangiarla.

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