L'aviatore




C'era un aereo in cielo che volteggiava beato. Un bambino da sotto col naso all'insù lo guardava incantato come uno che guarda lo spettacolo dei fuochi artificiali. Al bambino sembrava che pure l'aereo, a essere guardato con tanto incanto da qualcuno sotto, fosse venuta ancora più voglia di volteggiare. E volteggiava ancora più forte.
Dagli aerei di solito cadono dei volantini, o degli striscioni pubblicitari, degli scarichi organici induriti a forma di ghiaccio, delle cose composite, delle righe bianche di passaggio; al bambino, invece, colla fortuna che aveva quel giorno, dall'aereo cadde un foglio tutto arrotolato con dentro una poesia che non si leggeva bene, o meglio sarebbe dire che il bambino non sapeva leggere e quindi non poteva sapere cosa dicesse quella poesia. Magari non era una poesia. 

Dopo un po' apparve una signora con la borsa che non sapeva di niente, ma che aveva comunque un grande potere sul bambino visto che era la madre. Questa signora voleva che il bambino andasse con lei, era venuta a riprenderlo, bisognava andare a casa o da un'altra parte, a piacimento della madre. La signora non aveva badato né al foglio con dentro la poesia che magari non era una poesia, né all'aereo volteggiante sopra agli occhi del suo figliolo incantato.

Avvenne un gran baccano e tiramenti di braccia. Il bambino non voleva andare via e puntava i piedi per rimanere in quel posto. La madre non vedeva niente e strillava e tirava per le braccia il bambino. A quel punto arrivò il maestro della scuola richiamato dal gran baccano. La madre lo guardò con sguardo supplice e disse maestro. Il maestro la prima cosa che fece raccolse il foglio che era caduto di mano al bambino e lo lesse velocemente, illuminandosi in volto. Chi te l'ha data Roberto, così si chiamava il bambino, questa poesia? Roberto, colle lacrime agli occhi e la faccia tirata per i postumi della lite colla madre, indicò sopra, in cielo, l'aereo che andava via. 


Al bambino sognante sotto al prato

Io non ho altro che il cielo, nero
e non guardo che questo velo, vero?
ma un amico laggiù mi fa compagnia
e restare vorrei e non andar più via...
ma l'aereo che guido è tutto rombante
e il mio destino è il volo e io son sempre viaggiante
ti saluto perciò mio piccolo bambino
è stato tanto bello averti qui vicino.


Il maestro finì di leggere la poesia e mentre Roberto continuava a singhiozzare la madre guardò il maestro come dubitando di sé stessa per la prima volta nella vita... maestro, disse, ma che...
E' un vecchio aviatore, signora, penso sia in pensione, mi hanno detto che non abita molto lontano da qui. Ha viaggiato tutta la vita, ha visto gli aeroporti di tutto il mondo, nessuno lo conosce davvero o ci ha mai parlato; pochissimi hanno avuto questa fortuna, visto che sta sempre a volare di paese in paese anche se è vecchio, ed è molto schivo e parla a stento. 
Delle volte passa di qua e lascia cadere delle filastrocche per i bambini della nostra scuola. Maestro ma... disse la madre... 
Non si preoccupi signora, abbiamo già avvisato i carabinieri.

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