Vecchi e nuovi pensieri da casotto e qualche anticipazione sul manuale del perfetto bagnante

Pioggia di idee in Russia durante una bella giornata di mare



Il mare e il casotto da sempre sono compagni dell'uomo riflessivo - lo abbiamo imparato l'estate scorsa -, ma sopra di tutto dell'uomo menefreghista e irriflessivo, che la vulgata vuole ascoltatore di musica commerciale e discotecara, la cosiddetta musica da spiaggia e da ballo di gruppo: ci sarebbe quindi da concluderne, per la via più corta (e sicura), che il mare e il casotto sono compagni dell'uomo (e della donna ovviamente) nel senso universale del termine: "arrazza arrazza è tutta 'na razza", si dice. Tutti ci costruiamo insomma l'immagine del mare e del casotto e delle sue interminabili file che più ci allietano il cuore e da quella – senti questo senti quello è tutto uguale – non ci stacchiamo più, se non proprio costretti da fatti e esperienze molto forti e spinte che di solito non si “augurano a nessuno”.

Lavoro da un po' – in una strana ditta a due(tto) di cui parlerò se ci sarà occasione prossimamente – a una specie di Manuale del perfetto bagnante: sogni bisogni assegni e contegni della vita in costiera, sulla scorta ovviamente della migliore tradizione cisterletteraria del nostro paese, da Baldassar Castiglione a Giuseppe Parini, tesi come siamo a dare uno specimen letterario alla gente che villeggia (sempre meno) cost to cost qui nell’adriatico e soprattutto a quegli scrittori e letterati litoranei che sono costretti giocoforza a scrivere di mare e delle abitudini, dei vezzi e delle virtù mediterranee... perché si sa che un costiero che cade nella rete letteraria, sarà brutto dirlo ma è la verità, ha un po' l'obbligo di scrivere un grande romanzo o un grande poema sul (o attenzione: per) l'estate. Ce l'ha dentro, si dice. E' vero, tra i pochi libri autentici, diciamo così, che uno c'ha dentro non si può per uno che è nato al mare non contare almeno un libercolo, un racconto, una poesia, un rigo perfetto e immortale sull'estate. Sarebbe delittuoso.

Allora, per spolverarmi un po’ le idee (e il mio risicatissimo vocabolario) passo ore intere al mare che da che mondo è mondo porta consiglio e schiarisce i pensieri di tutti, come abbiamo già detto. Così, m’è venuto da ripensare a quello che avevo scritto l’ultima volta sopra a questo mio diariuccio di bordo, sopra le narrazioni strong e i morti ammazzati e le letterature amerinde e quelle italiensi e mi sono convinto, bracciata dopo bracciata, che sbagliavo se facevo troppo il gradasso definitorio, e che le narrazioni che mi garbano di più a me, inutile fare troppo i finto tonti, sono quelle minimali, dove non succede quasi niente (altro che grandi ammazzati, sparatorie e uccidi menti a palate); il bello delle narrazioni minimali è che non succedendo quasi mai niente come anche nelle cose che scrivo io, quando poi il personaggio di cui stai parlando tutt’a un tratto gli viene voglia come Dinamo di andare al mare e fare la pipì al casotto, o a un altro personaggio gli viene il mal di gola e deve andare dal medico, ecco che questi atti che sono minimi, quotidiani, rutilanti e strascicanti, improvvisamente diventano centrali e veramente importanti, diventano un po’ delle epifanie, si caricano di significati immensi, o comunque di una suspanse che se tu ti metti ad ammazzare quindici indiani a pagina, diciamocelo, non c’è più. Alzi troppo la mira e la gente, i lettori, dopo un po’, non si accontentano più: chissà che cazzo ci vogliono trovare dentro ai libri tuoi, nei tuoi racconti… eh, dice, l’altra volta c’era una quinta lata di morti, un centinaio di attentati, quindici inseguimenti, ecc, emmò che si inventa? Io invece credo che se uno si tiene basso, ‘na volta vai a fare la spesa, ‘na volta al centro commerciale ‘na volta alla bottega sotto casa, ‘na volta li porti con te a pisciare o a cambiarti il costume nel casotto, ‘n’altra volta li porti a fare il bagno e ‘n’altra ancora dalla sarta… ecco, le pretese quelle so’… non è che illudi o fai disperare nessuno. Sei uno scrittore corretto, insomma.

Questo l’ho pensato proprio così, e mi devo ricordarmi di metterlo nel manualetto. Secondo me è un consiglio che se si segue può portare a un miglioramento della vita sulla costa, già molto osteggiata da molti benpensanti e moralisti del sommario…

Grazie a tutti che ci leggete e ci venite a trovare. 

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