Ultime notizie su Gianni Litorali



Gianni Litorali è stato considerato per anni un discontinuo ma portentoso futbolista italiano; non per tecnica, comunque, né per forza fisica, né per volontà, velocità o per altri distintivi e comuni meriti sportivi è spiccato (diciamo) agli onori della storia scritta e parlata.  
Ciò che lo contraddistinse, ai tempi, e non meno del modo di giocare lo fece amare/odiare dagli estimatori e dai detrattori, furono alcuni estri, alcuni colpi di testa se vogliamo, alcune demenze giovanili che gli vennero, pure improvvisamente, a caldo, col cuore, come si dice, sudato, per dimostrare che non tutti i calciatori, a questo mondo, sono uguali, anche se giocano nella stessa lega professionistica e fanno soldi colla pala e si accompagnano con le donne più desiderate al mondo. 

Come sa chi segue un po' il mondo del pallone da abbastanza anni, quando una squadra è sotto di due o tre gol e segna, mettiamo che fa il 2 a 1, accorcia, diciamo, si rimette in corsa, e mancano pochi minuti, di solito il calciatore segnante o i suoi più prossimi compagni si acciambellano sotto la rete da poco sgonfiata per ritrovare la palla e correre come puledrine verso il disco del centrocampo per velocizzare le operazioni di riavvio della partita, sperando di acciuffare il sospiroso pareggio. 
Quando invece una squadra passa in vantaggio, o raddoppia, si esulta bellamente, si capriola, si scivola, si spacca, si sbraccia, si arrampica, si tira fuori le maglie, si batte i petti, infischiandosene bellamente dell'avversario e anzi delle volte sbeffeggiandolo addirittura assieme alla sua sparuta e spiritata tifoseria, e fregandosi di tutto e tutti. Tanto si sta vincendo. Tanto abbiamo segnato noi... ecc ecc.  
Gianni Litorali, per spezzare questo odioso e a suo vedere piccoloborghese rosario di brute consuetudini, un giorno che fece il gol del due a zero, chiudendo di fatto la partita, ché mancava poco allo scadere, si infilò con zelo sotto le maglie della rete, riacchiappò il pallone lottando come un leone contro il portiere e ce lo ributtò lui al centro del campo, offrendo in definitiva un buon servizio all'altra squadra, evitandogli code, imbottigliamenti, incidenti ecc, ma questo nobiliare gesto, c'è da dire, non fu tanto capito da codesti avversari che lo lessero vieppiù come licenzioso e oltraggiante della loro onorabilità di sconfitti e ne rimasero per ciò mezzo avviliti. Da cui polemiche, tensioni, smanecciamenti, rissa e schiaffatoni in campo, tanto che per poco non dovettero entrare i carabinieri a dividere i contendenti.... 
In fin dei conti, non sempre tutti capiamo la stessa cosa ed è per questo che ci dobbiamo sforzare un po' di più tutti per capire le ragioni degli altri e trovare delle mediazioni. 


Un'altra volta, mentre campeggiava stranamente dalle parti della propria difesa, Litorali si vide arrivare da un cross respinto dai suoi una palla tanto bella e dolce sul piede che nonostante fosse la porta sbagliata tirò una cannata di collo pieno che s'andò a schiacciare contro l'incrocio esterno dei pali a cento all'ora e passa (così, almeno, si raccontava), il pallone lacerandosi per l'aspro impatto col taglio dei legni. A fine partita disse che l'aveva fatto apposta, sia a tirare contro il suo portiere e quindi contro sé stesso sia a tagliare il pallone sull'incrocio dei pali.... d'altronde con quella mattana aveva anticipato un avversario agguerritissimo, impedendogli di tirare in porta lui, con intenzioni sicuramente più minacciose e serie delle sue......

In un sonnacchioso dopo partita, ad un giornalista che gli chiese com'era andata secondo lui la gara gli intimò di non tediarlo tutte le domeniche assera colle solite cazzate, ché la partita l'avevano vista, era finita 0 a 0, s'erano rotti il cazzo tutti, dentro e fuori il campo... mò che ti vuoi inventà di più? Che siete tutti cecati, voi giornalisti?  

Fu uno dei tanti mattoni scagliati con irriguardevole leggerezza contro le vetrinette della stampa nazionale. 

Che girasse con una quaglia al guinzaglio nel corso della città di una squadra dove aveva militato lo sanno tutti e quindi evito di ridondarvici. Quello che pochi sanno è che cercò invano di convincere i funzionari della federazione di sostituire, all'ingresso in campo, gli insopportabili e appiccicosi bambini da portare per mano, con degli animali, cani, gatti, quaglie, papere, leoni, tigri, pantere ed altre belve feroci ecc che egli tollerava al massimo grado, anzi lo allietavano, a differenza di quei perversi bambini aspiranti calciatori che lo irritavano tanto da costargli spesso un'ammonizione o una squalifica già nei primi minuti di gioco. 

Il giorno del suo ritiro, che giunse ad ogni modo abbastanza precocemente rispetto alle medie nazionali e internazionali, dicono i suoi amici e i suoi compagni di squadra, fu il giorno più bello della sua vita, dove si mostrò più gioioso di stare al mondo, poiché poté tornare a occuparsi a tempo pieno del gioco d'azzardo (l'unico gioco che gli interessasse davvero), della bottiglia e della coltivazione delle palme. Occupazioni che a dire il vero non aveva mai trascurato per galoppare dietro alla palla, ma il pensiero di essere ormai completamente libero e sfrenato gli diede una carica in più. Come altri illustri predecessori, si adoperò anche per dipingere qualche testa spettinata, qualche ritratto seducente o inasprire i troppo conformistici paesaggi della sua terra, ma i suoi quadri finora ci sono stati mostrati una sola, fuggevole, volta e non sembra il caso di pronunciarci con così pochi elementi sott'occhio (buffoni sì, ma fino a un certo punto...). 

Una (doppia) notizia ci coglie in queste ore per certi versi impreparati. 
La prima è che del tutto inaspettatamente dopo anni di silente allontanamento dai campi e dagli stadi, manco avesse preso un daspo, Gianni Litorali ha fatto "un passo indietro" ed ha iniziato a fare l'allenatore (evidentemente il punteruolo rosso gli ha scombussolato i piani), sono ormai diversi mesi, varando la sua filosofia dell'immobilismo calcistico, un'interpretazione rivoluzionaria del calcio in quanto calcio minimo, depotenziato, da lui chiamato calcio parzialmente scremato ma comunque indigeribile e pesantemente tecnico; la seconda, non meno sensazionale, vuole che gli addetti ai lavori e i più noti gazzettieri calcistici che un tempo lo osteggiavano e lo deridevano in ognissia maniera, oggi scrivono che non lo vedrebbero male alla guida della nazionale italiana duramente steccata all'ultimo punitivo mondiale brasiliano. 

Che non sia questa l'ennesima prova del malvolere che s'è attirato (e continua ad attirarsi) negli anni, dal mondo del calcio, quel caposcarico di Gianni Litorali?


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