Vendesi abbecedario (praticamente nuovo)

L'altroieri, saranno state più o meno le 18,00, sono passato per puro caso davanti ad una libreria dell'usato che si trova in un quartiere popolare di mia conoscenza - in realtà manco troppo, di mia conoscenza, se una libreria dell'usato là proprio non ce la sapevo (o faccio finta di non sapere niente per non pagarci sopra le tasse?). 
Sugli scalini esterni del negozio c'erano una decina di persone a parlare e fumare; dentro avevano accomodato per far sedere la gente, qualcuno s'era già seduto e si guardava attorno e aspettava. Noia a palla.
Toh, ho detto, vuoi vedere che qua porca la miseria ci scappa l'ennesima presentazione di libri...
Come un vecchio cane di quartiere mezzo spelacchiato e denutrito (di cultura? evviva la denutrizione allora! evviva la fame nel mondo!) stavo superando al trotto la libreria, ddu palle ste presentazioni di libri pensavo, quando guardando meglio dentro capisco di che si trattava. Povero fesso... povero fesso. Ti vai rincretinendo proprio eh Dinamù... Ma quale presentazione di libri. Ma quale lettura. Maddove. Si vede che non sei uomo di mondo... Ma quello ti sembrava un posto degno di una presentazione di un libro o di una, come è che le chiamano, lettura pubblica di tutto rispetto? un posto così sfasciato per dei discorsi di letterati in punta di dizionario? Ma là tutt'al più ci potevi andare tu a parlare... a dire le tue fesserie... Ma manco, caro mio, non andavo bene manco io, perché io di mia spontanea volontà (e sensibilità... si fa per dire) quegli scrittori che passano più tempo a fare i conferenzieri che a scrivere, che girano l'Italia per farsi i fregni a dire sempre come la vedono loro sul mondo come il professor Nori, e leggono i loro discorsi in quella maniera artefatta e pontificatoria, io non li sopporto manco due minuti. 
O quantomeno me ne tengo alla larga. Cambio strada.


In libreria comunque c'era un'altra cosa, altro che la presentazione del libro, c'erano delle mamme che facevano la fila col numerino in mano per comprare gli abbecedari usati ai figlioli che tra un po' ricominciano le scuole... Anche i fogli attaccati sulle pareti della libreria "vendita libri scolastici" mettevano in fuga ogni dubbio. Di letture manco l'ombra... Chiù mije! Solo madri che prenotavano e ritiravano libri di seconda mano di algebra, storia e geografia e disegno tecnico. Una cosa, questa qua, in termini letterari, nettamente superiore alle presentazioni dei libri (nuovi, per giunta... capirai che novità!) e dei discorsi pubblici (preparati, pensati e scritti dentro stanze blindate e allarmate, per nulla estemporanei... per nulla pubblici). 
Per fare contento a me, al limite, mi piacerebbe, toh, la presentazione di un libro non scritto, di uno di quei libri tenaci, che non vuole assolutamente essere scritto e non vuole essere scritto per diversi motivi tra cui quello di non fidarsi per gnente del suo autore, per giunta un noto pennivendolo meridionale... chi glielo assicura a questo libro che, una volta scritto, il suo autore, perennemente in bolletta, venendo meno alla parola datagli nas à nas nelle lunghe ore di stesura notturna, non lo presenti quattr'e quattr'otto in una bettola come quella davanti a quattro vecchie casalinghe verricuse colla messainpiega fatta? Chi gliel'assicura che non lo presenterà direttamente dentro un salone di parrucchiera?... Sarà mica per questo che quel grandissimo stronzo del mio primo romanzo sono due anni che non si fa scrivere né vedere in giro da nessuna parte (mi sono messo pure in ginocchio a pregarlo... niente... non esce) e sono stato costretto a scrivere direttamente il secondo? 
Tutto può esse'... Misteri dell'universo. 








Comunque, a parte tutto, non ho raccontato 'ste frottole per dare una mano di vernice alle pareti affumicate di questo diroccato blog di campagna (c'ho un camino che non tira tanto bene) ma perché mi è sembrata una buona metafora, una buona immagine come si dice, della letteratura (barra poesia) che fa contento a me. Vale a dire una poesia (barra letteratura) senza poesia, e una letteratura (barra poesia) senza letteratura. Insomma, sono sull'orlo (o sull'urlo) di un manifesto che (s)fa: scrittori di tutto il mondo, vendete gli abbecedari! Fate finta di mangiare pane e scordarella, quando scrivete, fate finta che non sapete niente di quello che c'è scritto nei libri... vendeteveli, quando scrivete, uscite, andate a rubbare, truccate lo scuterino, andateci in autostrada... ma vendetevi sti cazzo di libri... se non ce la fate a venderveli tutti, fate metà e metà... tre quarti e un quarto... o non leggeteli proprio.

Lo dico, questo, perché leggevo quella meravigliosa raccolta di scritti critici (che quando si dice che la critica la devono fare gli artisti non sono mica ciance da salotto...) di Bolaño, Tra parentesi. Leggi leggi, però, scopro che in uno di questi saggi, Bolaño magnifica in tutti i modi le pagine dello scrittore argentino Julio Cortazar ("il migliore", "i racconti perfetti di Cortazar", "i libri originali di Cortazar", "i romanzi totali di Cortazar"). 
Cortazar!

Julio Cortazar piace a tanti, tutti ne parlano come il grande questo e il grande quello, un autentico mainstream della narrativa sudamericana di nicchia.
Allora io mi so' detto che faccio non lo leggo? Che faccio non lo vado a provare 'sto ristorante con cucina tipica argentina? Bolaño dice che è squisito... Che faccio lo scompagnone? Io so' capace... (ma perché poi scusate quelli sarebbero amichi miei, non mi pare... Comunque proviamo, andiamo a vedere).
E sono andato. Un po', devo ammetterlo, avevo mangiato, perché io sono uno che mi fido poco, non mi piace fare tanto 'li 'sperimenti, specie coi ristoranti, quindi ci so' andato già un po' mangiato....

Ora, senza volerla troppo allungare, mi sa che avevo fatto bene a mangiare qualcosa prima... ma mica perché non è buono, è pure buono, per dire, ma non è affatto squisito... a mangiarci ti rendi conto che è roba cerebralissima, intellettualissima, che nasce più dall'erudizione che dalla carne. E quel che rimane è un piatto freddo. Freddissimo. Ti chiedi ma che cosa c'ha messo di suo Cortazar? Ma ce l'ha messa una nota? 
Cortazar sarà un grande letterato per carità, ma la sua grandezza non mi convince, i suoi racconti sono tutti in cultura, biblioteca, sono letteratura a memoria, tonnellate e tonnellate di scaffali di libri, è intellettualismo allo stato puro senza un briciolo di sangue. L'emozione non passa. 
Questo, ovviamente, non è una colpa, magari è un limite, ognuno scrive quel che gli pare (e lo dico perché i fascisti d'estrema destra e d'estrema sinistra sono sempre in agguato con le loro liste e i loro canoni dell'arte degenerata, a me interessa unicamente il discorso estetico), ma alla lunga tutta quella gratuità di Cortazar risulta insopportabilmente letteraria... insopportabilmente Letteratura, le sue invenzioni sono aride, sono Edgar Allan Poe senz'anima, sono un'opera di meccanica letteraria. E di poesia, secondo me, ce n'è poca. A meno che sia quella per voi la poesia.
Cortazar, diciamo, m'è sembrato una presentazione di libri in libreria, alle 18,00, in un vicolo di mia conoscenza. Non m'è sembrato affatto una vendita di libri usati.... quello i suoi abbecedari col cazzo che se li vendeva... 

Intellettuale per intellettuale, insomma, ipercolto per ipercolto, mi leggo Borges che scrive e pensa cento volte meglio e dietro ai suoi libri c'è una persona e non un computer letterario... o mi leggo Bolaño, i cui racconti di Puttane assassine sono davvero dei racconti perfetti (... se esistessero i racconti perfetti, o i libri perfetti... che poi non sarebbero altro che una sommatoria di imperfezioni assunte come modelli di luce)... a meno che, quella canaglia quando scrive "racconti perfetti" pensando a Cortazar non voglia indicare sottosotto un limite artistico nel suo magistero tecnico... 
Ma, sinceramente, non credo. Al ristorante argentino c'erano troppe foto di Bolaño abbracciato con Cortazar... 







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