ERNESTO DEL MONDO DEI SOGNI





"E' l'una, bisognerà mettere la pentola sul fuoco", pensava Ernesto, "bisognerà davvero mettere la pentola sul fuoco", ma non ne aveva voglia, la fame era tanta ma la svoglia di più e si riaddormentava. Al risveglio la fame era tanta, la svoglia di più e si riaddormentava.
Tirò innanzi così per giorni e giorni, finché come un antico morì d'inedia.
Lo diceva al funerale la gente che Ernesto per salvarsi doveva maritarsi ma Ernesto preferiva di no, perché tanta era la fame di fica ma la svoglia di più e frattanto si riaddormentava. 

Dormiva sempre, sicché pochi lo conoscevano bene e lo chiamavano Ernesto del mondo dei sogni.
E il prete, al funerale, che era un prete intelligente, disse "Ernesto non può morire, ma non perché nessun more se è nella mano del signore, Ernesto non può morire perché Ernesto non ha mai vissuto. Ed è morto nel sonno". "Nel sogno", si corresse.
"E la messa non serviva ma già che ci stiamo, portiamolo al cimitero".
Ce lo portarono di fretta e la bara era tanto leggera che ai becchini non sembrava vero, sembrava un sogno, e poco prima che lo chiudessero nel fornetto, qualcuno bussò sul legno e visto che nessuno rispondeva lo chiusero davvero.
Ernesto continuò così a sognare, ché la voglia di morire era tanta ma la svoglia di più e si riaddormentò.

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