Knut Hamsun - ancora pensieri da casotto



Prendo qualche appunto da sotto l'ombrellone, facendo finta di fare le parole crociate. Diventare la favola del mare non mi piacerebbe affatto, d'altronde non scrivo mai fuori casa, non mi esce; perciò mi copro dietro le parole crociate. Qua per questi borghi poi se ti vedono scrivere all'aperto (e di questo ho già parlato in altre occasioni) come minimo passi per effeminato, scusate il termine, e da lì in poi è tutta una giustificazione... di cosa non saprei e manco mi interessa in realtà, ma farmi vedere che scrivo in giro mi dà fastidio ugualmente, anche se un po' particolare mi c'hanno sempre guardato tutti: è che mi danno sui nervi i letterati e anche gli scrittori, e sembrarci non mi piacerebbe molto, non ci posso far niente. So' cresciuto così.
Comunque, mò, pe' stavolta, scrivo da fuori. Se mi viene, facciamolo andare.

L'edicolante che sta di strada per il mare m'ha detto testuali parole quando so' passato da lui, dice quest'anno c'è da strugliarsi. Cioè sciogliersi dal caldo. Dice pure che si carpirebbe la pelle di dosso per stare più fresco. In effetti, al di là dell'immagine medievale, siamo in un bel pasticcio di caldo quest'anno, non c'è che dire, l'anticiclone... i diluvi... l'afa... mbò, un casino. 
L'anno scorso sempre l'edicolante mi diceva che stava facendo la stagione col maglione, pioveva sempre, ci faceva un cazzo di freddo dentro quel gabbiotto. Avoja a sta qua a vende i giornali, mi confessa... se piove, non legge nessuno... (poi ci pensa)... ma tanto pure se ci sta il sole... non legge nessuno uguale.
'N anno ti strugli 'n anno ti impiri (ovvero congeli), ha concluso. 
E so' andato. 




Nella sua edicola ho fatto delle compere: ho comprato una mascherina per sott'acqua e un libro di quelli che ti porti al mare, Sotto la stella d'autunno, di Hamsun. Knut Hamsun (pure premio Nobel). 

Un giornale non lo vuoi?
No, il giornale non lo voglio.
Vabbò.
Ciao.
Ciao.

Al mare come sempre sotto lo stabilimento dei tossici dove vado io servono le pizzette, le frittelle, i primi piatti, i gelati... sempre se li ritrovano - chissà perché, si perdono sempre tutto... pure i panini... manco c'avessero le gambe. D'altronde, chi non c'ha buone gambe... 
Nello stabilimento affianco, più nazional-popolare, o strapaesano che dir si voglia, ci stanno le famiglie del popolo e i turisti giornalieri che vengono dall'entroterra colla corriera e rimangono al mare fino a tardi. A mezzogiorno si fermano a mangiare sotto lo stabilimento ma c'è pure chi si porta cucinato da casa i quali mi fanno tanta simpatia, benché io non mi azzarderei mai a fare una cosa del genere... andare al mare colla sporta di pastasciutta... pure questo? no ti ringrazio.  
Nell'ombrellone affianco al mio due donne ispaniche, madre e figlia, con un bambinetto strabico. Colla coda dell'occhio ogni tanto li sbircio. Mi guardano fare le parole crociate, forse vorrebbero scambiare due parole. Li incuriosisce che ci metto così tanto tempo e scrivo così fitto. Che parole crociate saranno? 'sti italiani...
All'ombrellone subito dietro al mio c'è uno dei nuovi politici locali. E' giovanissimo, manco trent'anni. Un caro amico di famiglia quando si parla del nuovo corso dice "io sti nuovi proprio non li capisco... ma nel senso che quando parlano, quello che dicono... non li capisco". Questo nuovo dietro di me parla molto, si può dire che non si sta zitto un secondo. Io delle volte lo capisco, delle volte mi sforzo ma non lo capisco; parla principalmente a una ragazza che è la sposa sua mi sembra, che sta molto tempo al sole coll'aria di saperci stare, molto composta, posata; lui la chiama "oh la bambolì". Per il resto il nuovo si lamenta che ha avuto un incarico in un ente del paese ma gli sembra poco per le sue aspirazioni e per le sue capacità.

Quando vado a pisciare nel casotto, che faccio la fila e tutto, nel mentre che faccio la fila mi rimane nella testa quel sapore di ente statale il quale né più né meno configura un pensiero da casotto propriamente detto. A parte la sicurezza che dà la parola stessa, "ente", la sua natura amministrativa, statalizzata, invecchiata ben aderisce all'immagine che poi bene o male gli enti hanno, specie al centro-sud, che danno pure l'idea della sabbia e del deserto (tanto stiamo al mare). Sono immagini quasi d'epoca, 'sti enti, con strutture, penso all'Ospizio marino del mio paese, belle vecchiotte ma magre, all'esterno e all'interno... come scheletriche, stonacate, screpolate che hanno un che di passata funzionalità o comunque di passato e basta e un'architettura ormai residuale. Dentro tanta gente che aspetta, come quelli che si vanno a fare gli esami del sangue la mattina presto o come noi in fila per entrare nel casotto a fare i nostri bisogni... darci una rinfrescata... cambiarci il costume... prendere gli occhiali dalla sacca. Anche il casotto in sé e per sé, gliel'avranno ridata mai 'na mano di vernice? E all'ospizio marino? Ci andetti qualche mese fa, mò fa un anno in realtà, per rinnovare la patente. Un'aria sanitaria stile Unione Sovietica (che poi è un'immaginazione pure questa: chi l'ha vista mai l'Unione sovietica? e l'aria sanitaria stile Unione sovietica, chi l'ha respirata mai?). Mò, ad ogni modo, non per fare sempre quello coso, che fa per forza il bastian contrario ecc, ma a me quel tipo d'aria là, sarà 'na fantasia, sarà 'na realtà reale, fa piacere abbastanza respirarla... mannò per motivi politici, che c'entra... per motivi estetici.... sempre che esiste un'estetica degli odori, io che ne so. 
Mi tocca a me al casotto, è il turno mio. Faccio. Esco e tornato all'ombrellone il nuovo s'è infervorato prima contro un parente stretto che non si decide a morire, poi contro un ristorante che fa cenci gli arrosticini. Non ci si può andare più. La bambolina annuisce da sdraiata.

Vabbè, mi metto a leggere Hamsun.
Knut Hamsun è uno scrittore che mi piace moltissimo. Quando albergavo a Milano e stavo sempre in biblioteca, mi pare che ho passato pomeriggi sani a leggerlo e a rileggerlo che la gente attorno chissà che doveva pensare, questo sempre Hamsun sta a legge... mentre ce n'erano altri di studiosi che ti facevano venire l'invidia intellettuale ché stavano là, alti, seri, che leggevano certe robe, ma robe difficili, di scienza, astrofisica, filosofie avanzate, geografia e poi cambiavano argomento ogni giorno... un giorno 'na cosa, un giorno 'n'altra... e colla matita prendevano pagine e pagine di appunti... Io invece sembravo un po' un brutto anatroccolo, sempre con Hamsun e sempre senza matita. Vabbò, si vede che mi piaceva così. Anzi, se devo dire, la cosa che mi piaceva (e piace) di più di Knut Hamsun, oltre al fatto che va vagabondando come un dannato di qua e di là senza una meta alla cerca di lavoro e cibo, è che John Fante lo ha imitato spudoratamente all'inizio senza farsi il ben che minimo problema... "sarò originale, non sarò originale... potrò scrivere così... non potrò scrivere così". Scriveva e basta, fregandosene di tante teorie e programmi e alla fine ha trovato la sua strada, travagliosamente, come tutti. 

Va bene, per oggi mi so' stato abbastanza al mare, posso riattizzare; venire ci dovevo venire perché se non esco mai il giorno poi lo so che mi inselvatichisco e faccio fatica a parlare colla gente, divento intrattabile... poi tornare sociale è un problema. Invece così... tutto sommato... al mare ci so' stato, i pensieri da casotto li ho sfornati a rotta di collo, niente, faccio fagotto e me ne torno da dove so' venuto. 
Domani magari me ne sto a casa però.



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