Il toparo, ovvero io sono un toparo


E' risaputo nelle storie generali di tutte le letterature del mondo che il gatto è l'animale per antonomasia del poeta. Ora, da pennaiolo, non mi metto qua a scrastare tutte le letterature per trovare casi e casi, impilare esempi di gatti esemplari (da ultimo leggevo che pure Manganelli, il mai banale Manganelli, amava i gatti... mah). 
Mi preme dire semplicemente una cosa, che io non faccio assolutamente parte di questo esercito poetico di amatori dei gatti. Ho sempre preferito i cani, che mi fanno sorgere dei sensi di colpa grandissimi con i quali so ormai vivere tribolatamente ma felicemente e li so riconoscere come uno dei grandi nutrimenti della mia anima ex cristologica (per quanto a casa mia di religione sempre pochina... ma in Italia è difficile non aver fatto la comunione e la cresima il battesimo ste cose qua e non essere entrati almeno una volta in chiesa... poi io abitavo pure vicino ad un convento una volta dove un vicino di casa mise nome al figlio Carmine perché ci si chiamava il frate manutengolo del convento).... Ora, io non solo preferisco i cani ai gatti, ma vi dirò di più, io ai gatti preferisco addirittura i topi. Mi ricordo una mattina nell'aia di casa vicino al granoso pajaro campagnolo stavo giocando a pallone da solo, apparve in tra la franatura del muro che formava una sottospecie di gattaiola del pajaro una specie grassa di scojattolo... rosicava di brutto. Era alto un trenta-trantacique centimetri. Era ripugnante, diversamente dai scajattoli delle fiabe e dei film fiabeschi. Ovviamente, non era uno scojattolo semplice, era una pantegana, non mi morse ma poco ci mancò perché io gli ruppi i coglioni non poco, volendoci giocare, stavo da solo, anche se non sembrava uno molto tecnico... Mi raifferrarono poco prima che me lo abbracciassi al petto come un orsacchiotto della trudy. Pochi giorni dopo mi morse un gatto invece a cui avevo senza alcuna volontà pestato la lunga coda ossuta. Sinceramente, non voglio credere che questo sia stato il là per l'odio ai gatti e l'amore ai ratti, ma qualcosa un morso a sangue di un gatto alla caviglia vorrà pur dire nella stordente testa di uno scemo di bambino come me. 
Nei camposanti, oltre ai morti, da me ci stanno le gattare. Ce n'è una, ne ho sicuramente già parlato, è vedova, ha settant'anni da quando io sono piccolo, va girando con il cuore gonfio di una vita matrimoniale a detta di tutti penosa ma che lei dopo la morte del marito ha idealizzato la tomba maritale e si può dire che ci tenga più alla lapide del marito che al marito, almeno la pietra non gli ha mai dato manco uno schiaffo per isbaglio mentre il marito ora cenere nel fornetto quand'era in carne ed ossa gli ha dato certe magnate di botte che gli strilli li sentivano tutti (io no ma me l'hanno raccontato). Codesta signora ha anche un grandissimo amore per i gatti che pascia di cibi e vivande in ciotole gialle come nelle pubblicità per il mangiare dei cani. I gatti ingrassano all'ombra dei cipressi, il pelo fulge al vento e al chiarore del cimitero ma sovente mi capita di scovarli che tengono per la bocca una salsiccia sanguinolenta e grigiastra che non è difficile capire, seguendoli un po', che è un povero topino di cimitero. La caccia ai topi non è affatto placata dal mangime industriale che la signora maritevole porta ai suoi gattarroni al cimitero. Anzi, ne stimola il senso di caccia, il senso artistico quasi di caccia per la caccia, di arte per l'arte. Spesso quegli involtini di topo restano a bello spettacolo sull'uscio del cimitero, nel cancello principale dove c'è scritto di abbandonare ogni speranza, illusione beltà ecc. Ma anche nei vicoli, è pieno di topi scannati. 
Discorso non diverso si faccia per il porto della città dove ora va bene di gatti se ne vedono meno, i concittadini dicono che è per colpa dei cinesi che se li magnano, io non lo so, so solo che ogni tanto vedi dei gattoni grossi come pecore che si aggirano tra i massi. I pescherecci tornando sono prodighi di scarti e carcasse, i gatti là sono ben serviti. Non meno piccoli, a vederli, le pantegane del porto, che qua si chiamano soriche, sorcioni grossi più di conigli ed è tutta una faida. Anche qui però i gattari non placano la fame dei loro preferiti, semmai incentivano a seguire la natura guerriera, aristocratica, cavalleresca del gatto che invece di guardarsi da chi li decima, sfida in ogni cantuccio di porto le povere vite dei topi che più goffi e sordidi spesso hanno la peggio. 
Lessi un racconto di Landolfi, Mani, si dice il primo racconto in assoluto scritto dallo scrittore, dove c'è un signorino un po' creudele e dispotico che aizza a pieni polmoni la sua cagna contro una povera topa gravida di figli topi provocandone la disastrosa morte plurima... tutto per farne uno spassatempo per sé stesso. La notte l'uomo è sopraffatto dalla colpa e scende sotto nel selvatico giardinaccio abbandonato e raccogliendo la carogna del topo se lo mette ad accarezzare e cullare... 
Insomma, signori, se c'è un animale che a mio avviso merita protezione, nonostante le pestilenziali dicerie su di lui, quell'animale è il topo. 
L'animale più proletario e diseredato di tutti. 
Per questo, data l'abbondanza di topi a casa mia, mi sono fatto toparo, lascio negli appositi spazi, nei fori e foruncoli dei muri e dei vani, molliche e mangime, grani e abbondanze di framiche di caci e caciotte, sbriciolature di biscotti e smozziconi di cibo... Tengo ovviamente lontani da casa i gatti (che sono diciamoci la verità, animali un po' borghesi e prevaricanti, ne poetava favorevolmente pure Sanguineti, facciamoci qualche domanda) e la mia cagna Pennia che mi segue sempre ha imparato a non abbaiare quando vede uno di questi esserini del mondo minore e incognito e si vive tutti bene... naturalmente ogni tanto ti tagliano la strada mentre cammini o fanno rumore di ruminanti quando tu dormi ma sono molto più tollerabili delle lingue stridenti dei gatti che quando sono in calore mi mettono paura per le urla che cacciano, sembrano parlare una lingua totalmente misteriosa e streghesca... Io sono del partito dei topi, per quanto non nascondo che siano ripugnanti, e mi sono fatto toparo, e tapiro ovviamente, di questo mondo microbo e solo fittiziamente insalubre... lascio a differenza dei topari americani o di quei clienti dei cosiddetti negozi d'animali in assoluta libertà i miei topi che titolo come miei ma non lo sono per niente, sono suoi, sono loro... e io mi perito solo di dargli qualche sorso di latte e involontaria compagnia. Eppoi scusate se Soseki può essere un gatto, io non posso essere un toparo? guardate che c'è una freca una freca di conformismo nella letteratura... quello per i gatti poi non se ne può più. Degli altri ne parlo sempre, oggi mi so' concentrato su quello gattesco e via...

Commenti

  1. Io amo tutti e due. :-)
    Però sono d'accordo nel difendere maggiormente i topi (i gatti godono già di un certo prestigio tra noi umani, tranne quelli neri perché gli scemi pensano che portino sfiga), animali intelligentissimi e affettuosi, purtroppo bistrattati culturalmente e, ahimé, tra i più decimati dalla nostra specie (per vari motivi, li usano anche nei laboratori per sperimentarci sopra di tutto e di più).
    Viva i topi! :-)
    Mi hanno consigliato questo libro, lo conosci? http://www.ibs.it/code/9788806192587/savage-sam/firmino-avventure-parassita.html

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    1. Io sono gattara comunque, non è colpa mia se i gatti mi hanno adottata. ;-)

      P.S.: rileggendomi noto che mi sono espressa male. Non mi piace dire "sono d'accordo nel difendere maggiormente", nel senso che secondo me non c'è un animale più meritevole di altri di essere difeso, intendevo dire che però la battaglia per far capire che i topi sono animali meravigliosi necessita un impegno maggiore in quanto culturalmente sono tra i più discriminati. Per quanto, forse non tra i letterati, anche i gatti sono molto odiati e disprezzati.
      Benedetta teriofobia!

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  2. Sì, lo conosco Firmino. Un libro divertente, quando uscì ne parlavano tutti, o meglio fu ben pubblicizzato.
    I gatti sono elegantissimi, è difficile non amarli. Io sarò più attratto dai topi anche perché non sono elegantissimo... mbò...

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