Due tempi


PRIMO TEMPO (durata media)


Gente di Parma Parma non ne ho mai conosciuta, ci so' passato tante volte ma non ho mai conosciuto nessuno. Almeno fino a sabato l'altro, quando trenin facendo per scendere in meridione, con una slavina di ore vuote da schivare, ho conosciuto un capotreno di Parma che s'è messo a parlare con me del più e del meno (del meno soprattutto, del più ci pensa già la televisione e gli altri).
Capitava che andasse via di tanto in tanto, richiamato al dovere da una ricetrasmittente vecchia appesa a collare che sembrava come quelle specie di rasoi dove ci parlano dentro i semiafoni o gli operati alle corde vocali. Tornava sempre, però, dopo una mezzora e riprendeva a parlare del meno. 
Quando sono arrivato a destinazione (portavamo pure un ritardo bello pesante), l'ho salutato e l'ho anche ringraziato: lui avrà pensato che lo ringraziavo per avermi dato una mano a passare il tempo, per averci fatto compagnia e m'ha ringraziato sinceramente pure lui. Invece non era per quello che lo ringraziavo, o almeno lo ringraziavo per quello ma pure per un'altra cosa. Lo ringraziavo cioè perché prima di conoscere lui colla sua splendida parlantina parmense veloce e grossa, io (vedi che fanno i media) pensavo che a Parma la gente parlasse come i libri di Paolo Nori...

Tra venti giorni posso richiedere il rimborso per il ritardo, m'ha detto il capotreno, quando ormai stavo sulla banchina colle valigie ai piedi. 



***


SECONDO TEMPO (meno duraturo)

In questo secondo tempo parlo di quello che sta accadendo in Brasile in virtù della Confederations Cup di calcio che è il preludio dei mondiali che ci saranno l'anno prossimo sempre in Brasile sediovuole.
Vedete, questo torneo mi ha fatto riflettere sugli italiani. Gli italiani sono un popolaccio che non cambia mai. Ci ha avuto vent'anni Mussolini, vent'anni Berlusconi, mo c'ha Grillo, so' discorsi vecchi, lo so... E' un popolo refrattario a tutto, penso, tranne che al peggio a cui, notoriamente, non c'è mai fine.

Il popolo brasiliano invece pare che qualche passetto lo abbia mosso... ora non lo so, non conosco il Brasile a tal punto da poter essere secco o chirurgico, anche se a dirla tutta me ne andrei a vivere volentieri a Bahia per vivere le avventure di Jorge Amado. La gente del Brasile quando nel 1950 la sua Seleção perse in casa la finale dei mondiali con l'Uruguay, per 2 a 1, nell'emozionante tempio del Maracanà appena inaugurato,  quando tutti si aspettavano che avrebbe vinto a mani basse il Brasile, e avevano già messo i nastrini alla coppa e i discorsi sopra i fogli e tutti erano pronti a stappare il vino, il Brasile perse all'ultimo e accaddero nello stadio cose "turche", cose che manco in un romanzo... giacché una decina di tifosi carioca furono stroncati seduta stante da un infarto (!), mentre altri si dice si buttarono addirittura di sotto, suicidandosi dagli spalti. 
Io non so se è vero, se è leggenda, non credo sia una leggenda, ma qualche cosa sarà sicuramente successa, allora dico rispetto a oggi che i brasiliani scendono in piazza perché non vogliono che si sperperino quattrini per fare un mondiale mentre la gente si more di fame... rispetto a oggi, qualcosa mi sembra cambiato. O no? 
Che poi sia cambiato in bene o sia cambiato in male, lascio alla sensibilità d'ogni lettore deliberare.  

 

Commenti