I cocomeri e la morte




C’era un campo di cocomeri. Sto campo, non so perché, sarà stata la pendenza del territorio, tutta l’acqua che rimaneva sotto che ogni volta che pioveva non ci potevi passare per un mese che te ne calavi, sarà stato per altri strani motivi, fatto sta che sto campo d'estate cacciava fuori dei cocomeri così. Cocomeri che a vederli uno diceva che erano pompati colle medicine invece erano assolutamente normali, giusto se ci cascava un po’ d’acqua di rame. Mio padre diceva che sto campo d'estate faceva i cocomeri prodigiosi, grossi come le bombole del gas per i fornelli di una volta che le andavamo a comprare a un bar di campagna che poi è andato in fallimento in quanto nella zona è arrivato l’allaccio del metano - evidentemente sto bar vendeva più bombole che caffè.
Una sera vicino al campo di cocomeri che stava vicino alla strada, co’ tutta l’ignarità e la fissità di un luogo così, passò una macchina grossa che portava le fiamme, poteva fare le centoventi centotrenta all'ora... arrivò alla curva ma perse il controllo e finì su un povero cristo che andava collo scooterino, un infermiere che tornava, lo stampò contro uno steccato là vicino… secco lo fece. Hai voglia a rianimare. Subito si spalancò la voce per la contrada che avevano fatto il morto, cosa che era vera. Allora se penso a questa morte qua, mi viene una tristezza. Certi urli ti strappavano il cuore, quella notte, quando arrivarono i figli, la moglie.

Poi la morte devi contare pure chi muore e come muore. Se lo conosci, se no. Se era uno che c’aveva un senso tragico addosso, o che ti viene di pensarlo così a te dopo che egli è morto; c’è chi per esempio anche se è morto giovane c’aveva una carica di comico dentro che pure che è morto e ti fa dispiacere, poi però se lo pensi sta carica comica è più forte di tutto, e ti scappa comunque un po’ da ridere. Piangi e ridi che è un sentimento assurdo ma fortissimo.

Venne poi il tempo della frutteria. Aprì una frutteria che è una specie di bar che i camerieri fanno le pietanze colla frutta, tagliano i cocomeri, i meloni, fanno le macedonie, ci mettono sopra il gelato a palline; la frutteria andava a gonfie vele, la gente così; noi forti del nostro campo che lo sapevano tutti, li rifornivamo a questi dei cocomeri i migliori che gli portavano dalle vicinanze, una cocomeraia la nostra che non c’era concorrenza, il proprietario ci chiamava pure quattro cinque volte al giorno, come stanno i cocomeri? a che punto siamo? quando venite?
Una sera che andai ma senza cocomeri, andai come consumatore semplice, il proprietario si incazzò come una bestia perché c’era un gruppo di ragazzi che na sera sì ‘n’altra pure andavano là a “fare schifo”, ché si toccavano le femmine di sotto al tavolo, le femmine toccavano a loro, eppoi ridevano, “qua non è un bordello”, diceva il proprietario, ci uscì ‘na rissa assurda… capa capa, ci rimise il naso pure qualcun altro andato là a separare… si menavano di brutto, calci cazzotti bocche nasi rotti, per poco, disse uno, qua non ci scappava ‘n altro morto, il proprietario stette in coma qualche giorno, molto commosso cerebralmente… però pure lui un tipo veramente incazzuso, a piantare un casino allucinante pe’ due struscicamenti dopo mezzanotte che non ce n'eravamo accorti nessuno o comunque non ce ne fregava niente. Invece poi l'hanno saputo tutti che succedeva là, dopo la mezzanotte e il dispiacere mio di vedere tutte llè fette di cocomero del campo nostro che erano volate per terra, coi semi, le chiostre d’acqua e rosso sangue rosso cocomero… no schifo veramente.

Un mio amico sogna una morte che ha a che fare con i maiali, invece. Dice che ha mangiato tanti di quei salumi e braciole di porco che quando sarà il momento vorrebbe essere cremato e messo a letamizzare sotto la pianta della crusca, no l’accademia italica, e darsi in pasto egli stesso ai maiali, a mo’ di risarcimento diciamo di tutta la sua carnevolezza passata maiala. Non so, è un’idea che strappa un sorriso. Non so se legalmente attuabile.


Io sono d’accordo colla mobilità dei luoghi fissi. Solo dico che oggi a farci un campo di calcetto sopra al campo dei cocomeri è un peccato, perché i campi di calcetto viene meglio farli nei terreni arsi. Facendoli nei terreni ricchi d’acqua è un casino pure dopo per la manutenzione, ma io non voglio aggiungere nulla a questo. Una notte però ho sognato che il campo di calcetto coll’erba sintetica non resisteva e sotto a poco a poco come le strade che affianco c’hanno piantato gli alberi che dopo un po’ la strada si alza ché so’ cresciute le radici sotto e l’asfalto si crepa, allora ho sognato che sotto all’erba sintetica piano piano si alzava una forma come di sottomarino e poi mentre c’era una partita di calcetto un cocomero grossissimo usciva tutto fuori, vincendo la propria morte, la morte del campo di cocomeri, e la partita finiva che i giocatori lasciavano rotolare il pallone fuori, si mettevano in cerchio, si cominciavano a servire, certe fette di cocomero si mangiavano, a tarda sera, come alla frutteria e poi giù a ridere, ché il cocomero è una frutta simpatica, secondo me, no come le mele del dottore. E il sogno finiva così, con questa abbuffata di frutta e la vittoria dei cocomeri sull'uomo.  

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