La libertà sta sul cazzo a tutti, bisogna che qualcuno lo dica forte (anche sottovoce)


Compro un libro finito fuori commercio su una bancarella: La nascita del libro, Fevre-Martin. (Nella prima frase c'è un imbecillissimo calembour, che non mi va di togliere, generato dall'assenza di una virgola dopo commercio).
Il libro è un'introspezione storica dall'origine della stampa a caratteri mobili fino al 1800, qualche volta, qualche volta fino al '600-'700. Spesso anche un'affabulazione. Mi sta bene tutto.



All'inizio della stampa i diritti d'autore non esistevano. Non solo. Qualsiasi editore pubblicasse un'opera originale, ispecialmodo di contemporanei, una volta immessa nel mercato, chiunque altro poteva farne un'edizione e smerciarla, senza quella sacrosanta merda chiamata Permessi e Burocrazia. A poco a poco, lo Stato, allertato dai librai che si sentivano defraudati, ma soprattutto per tenere sotto scorta preventiva il materiale pubblicato, iniziò a emettere delle leggi per... proteggersi. Per proteggersi e ammanettare il mercato. 



Gli autori eminenti, Fevre-Martin, più si parla di regole e restrizioni protettive, più sembrano essere soddisfatti, di prosare.

Io faccio la stradina umorale inversa: sarà anche un po' perversa? 


(La democrazia e lo Stato contemplano, però, anche l'anti-democrazia e l'anti-Stato, anzi se le coccolano come meglio non potrebbero; gli torna utile per il processo omologativo di normalizzazione dei ruoli e altro ancora di cui ora non mi interessa scrivere - avverto che non c'è alcuna compiacenza da parte dello scrivente nel constatare che siamo fottut(t)i senza scampo alcuno)



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