Post

Visualizzazione dei post con l'etichetta linguistici

L'acquolina in bocca

Immagine

Su Rodolfo Wilcock e altre questioni buffonesche

Immagine

Storia di un dizionario dove le parole vanno inseguite

Immagine
Secondo quanto sostiene il poeta andaluso Javier Bribón-Anaja nel suo lungo breviario linguistico scritto durante un soggiorno in Italia (terra che conosceva bene per avere un nonno e un'amante di origini lucane), l’italiano come lingua gli aveva sempre dato la sensazione che convenisse assecondarla, come un fiume, come una dama fatale, sicuramente metterci in mezzo il proprio corpo a mo' di un frangiflutti , ma assecondarla, per l'amor di dio. Alla lingua italiana come la vede Bribon-Anaja non si dovrebbe torcere manco un capello, oppure, se proprio si deve, conviene pochi. Forse l’italiano più che torcergli i capelli, mi viene da dire, è una lingua che è meglio fargli diventare tutti bianchi i capelli o megli’ancora brizzolati (ma su base castano nera, come i miei - e non per vantarmi ma brizzolati base chiara è uno schifo - va bene pure tingerli, o mettere il parrucchino).  D’altronde, la questione, se questione si vuole qui porre, è tutta sulla melodia (in una vel...

Psicofisicamente...

Immagine
Nel senso della famiglia dell'attore romano o dei non udenti? "Psicofisicamente a me non m'ammazza nessuno" dalle parole di Renata Polverini a La7, stamattina.  L'articolo qui .  Niente, mi sembrava una frase da segnalare per l'avverbio, che è sicuramente bellissimo, ma anche religioso: se una persona infatti non l'ammazza nessuno psicofisicamente , rimane una possibilità solo di ammazzarla: religiosamente. E' l'anima il punto.  Quindi secondo me, siccome la frase manifesta un certo dosaggio di onnipotenza, la Polverini doveva dire:  " Psicofisicamente e religiosamente, a me non m'ammazza nessuno".   Ao.  A meno che la Polverini non sia atea, o non dia necessaria importanza alla carica religiosa insita nelle persone. In quel caso la frase è perfetta così, e psicofisicamente non ha concorrenza avverbiale.  Ma penso pure che è talmente bello come avverbio che non ci sarebbe concorrenza comunque.  Da oggi in ...

Un soggetto noioso

Immagine
Un po' di diarismo spiccio che mi vorrete scusare. Oggi ero al mercato dell'ortofrutta, e ispezionavo la mercanzia con  fare di cuoco consumato (quale in certo senso sono), una signora di bella età andante parlava col venditore del banco... ad un certo momento, non so come, presa da chissà quale demone, la signora decide di estendere il ragionamento che faceva con lui anche a noi astanti, che eravamo due, tre persone in tutto spalmate per oblungo sopra la bancarella che compulsavamo la frutta: la signora quindi si gira di qua e di là col petto abbondante per far largo alle sue parole e con uno sguardo zuccherato che ci interpella, dice:  « Non lo so voi, ma io non vedo l'ora che ricomincia Barbara e la tv normale » ... Alcuni annuiscono, sempre immersi quali sono nel settore ortofrutticolo. Credo che per  « Barbara »  intendesse la conduttrice Barbara D'Urso e per  « tv normale »  la programm...

Una questione di velocità - Céline, Totò e le marce della scrittura

Immagine
A me piace molto guidare la macchina, potendo mi fanno guidare sempre a me, è una delle poche cose che disimpegno con qualche capacità.  Guidando guidando, uno dopo tanti anni, diventa stiloso, per forza. E anche perfezionista.  Ecco, dopo tanti anni di pratica, mi è venuta tante volte la sensazione che le marce della macchina sono insufficienti... non in profondità, voglio dire, ma in intermezzi. Non c'è quasi mai bisogno della settima marcia, ma sicuramente c'è bisogno della seconda e mezza, della terza e mezza... ci manca lo spezzo, come si dice. Céline non era un amante delle auto, le odiava, ma pare guidasse con qualche difficoltà e soddisfazione una motocicletta. Secondo me, Céline, che di fatto ha massimizzato, per una questione di metrica emotiva , l'utilizzo dei tre puntini, i punti di sospensione nella letteratura, lo ha fatto perché effettivamente ci sono dei momenti che come colle marce della macchina, pure le marce della scrittura, ovvero la punteggiatu...

Le parole che ci sono

Immagine
                    

Inno alla droga

Immagine
L'altro giorno, ero di spalle, ho trovato uno snellissimo inno alla droga che si era smarrito in un viale brecciato, chiedeva informazioni... forse doveva essersi spinto troppo lontano da dove l'avevano acquartierato. L'inno era piuttosto un calemburo Non parole, fatti Mi è sembrato un bellissimo colpo da maestro. Un mondo in un verso .  Che volendo analizzarlo a mente lucida, quel fatti mi fa quasi dire che gli inni son due, due siamesi, uno di caratura generale per raggruppare una categoria:  Non parole, fatti;  ed un altro di urgente esortazione civile: Non parole, fatti !   Lo userò come titolo per qualche mia opera, dato che l'ho riportato a casa con me, lo tengo a mie spese, si sta affezionando alle coccole, è un calemburo che fa le fusa. Se passasse di qua il legittimo proprietario, la mia mail è pubblica. Basta chiedere. Ma non penso lo renderò più facilmente. Potrebbe costarvi caro. 

Le storie e i romanzieri

Immagine
Ci sarà un motivo per cui a tutte le persone piace se non raccontare almeno sentirsi raccontare delle storie. 'Na coincidenza non po' essere... Io credo che il piacere delle storie (raccontarle o ascoltarle) c'entri qualcosa col fatto che inconsciamente la gente, anche la meno studiata , avverte che un racconto è sempre un'altra vita rispetto alla vita. Una sorta di fuga dalla propria morte carnale, una deviazione temporanea per parole in corso .  Ci si rende conto insomma che per svagonare qualche minuto dal binario (morto) della vita temporale (e quindi per smarcarsi dall'evenienza della morte) l'unico modo è posizionarsi buoni e ubbidienti, come cagnolini addestrati, o anche ringhiosi, su un altro piano: il piano delle parole, che sanno stare, se vogliono, oltre la contingenza. Colle parole si può scalpellare a nostro piacimento un'altra realtà, che per forza dribbla la morte, o soffia sopra al suo fiato dietro il nostro collo, per lo meno perché prod...

Quando c'è il linguaggio c'è tutto

Immagine
bambino di media statura si prepara per andare a scuola mentre guarda  ipnotizzato Mattino five, o fave? Si parlava l'altra sera amichevolmente, vicendevolmente, tra di noi al bar... dice 'sì è vero la televisione non si può tanto guarda pe' quant'è brutt... e produce pure un linguaggio povero, misero... ora, detto tra di noi, prima cosa: il linguaggio televisivo può diventare una risorsa per la gente?' questa prima domanda, gettata a sasso rompi specchio d'acqua, mi piace, dico ' ma certo, infatti si usa come risorsa se tu fai dell'arte contemporanea, della comicità... puoi adoperare il registro televisivo come risorsa... lu problema è mo' a capì chi invece usa il registro televisivo come unico linguaggio... sarà veramente così? può essere che uno tiene solo quello linguaggio lì? a me mi sembra impozzibbole' dice 'no no no... io dico ma se noi con l'anima il corpo la lingua ci facciamo il pensiero, che il pensiero non è altro che com...

Il napoletano

Immagine
Il Napoletano è l'unica lingua che c'è in Italia a saper portare il comico e il tragico colla stessa immediatezza e la stessa forza espressiva. E' una lingua teatrale propriamente detta.  L'italiano (quello grosso e quello piccolo) sono una fetenzia a confronto, è lingua da scartoffie ministeriali, da appiattimento manzoniano e televisivo: è una lingua per le foglie morte. Gianni Celati, con un po' di provocazione (ma manco tanto) qualche anno fa, disse che fu un errore fare Roma capitale, dove non c'era niente, che molto meglio sarebbe stato fare Napoli capitale dell'Italia.  Chissà forse avremmo avuto uno Stato (mi scuso per la parola) più bello e creativo.  

I sogni non si raccontano a digiuno (ma in questo caso, si può)

Immagine
Jacques Lacan Stanotte ho dormito, e sognato. Ho sognato cose pesanti, forse per l'insonnia che è la padrona di casa e per la coscienza sporca. Ho sognato che altri innominati mi chiedevano di fare il cane da caccia per loro, perché ho un buon olfatto. Ed io accettavo passivamente, per insufficienza di energia. In realtà gli amici non volevano fare una battuta di caccia alla volpe né all'ermellino, ma alle persone, perché le persone sono cattive e quando fanno troppo sport, ma troppo troppo, si inzuppano di sudore e vapore, sono umidi, e a toccarli sembrano lumache; dopo gli strofinamenti, sono lumache secche, al sole agostano. Abbiamo girato per il bosco, io ero tutto naso, ma c'erano solo prati, alberi nulli, espiantati, morenti, radici grosse come mammutti, lavatrici piene di sabbia e cenere, pezzi di plastica e giocattoli arrugginiti che di solito i bambini ritrovano in campagna, in mezzo alle zolle fresche, appena aperte dalle lame delle pertiche, che delle v...

Verità processuale

Immagine
De Gregori in un suo celebre pezzo Dal momento che il vocabolario e la vita ci stendono su un tappeto rosso la parola verità processuale (ed attenzione al vocabolario e alla vita che tre volte su quattro ci ciu(r)lano nel manico) , viene meno quindi l'avola di tutte le verità: la Regina Verità : la verità secca, cioè, nuda, la verità univoca, che è evidente quindi che non esiste se non come i fantasmi, allora si dà anche che un delitto possa essere perfetto, 'azzo. Il delitto perfetto.  Il delitto perfetto. E' dalla verità processuale che nasce il delitto perfetto. 

Attenzione, parole  in corso

Immagine
"Niente di quello che ho detto è vero. Non perché non sia vero ma perché l'ho detto"  (Tommaso Landolfi) Penso che quando si tratta di parole sia più duro, capire il concetto esposto in soppalco; colla pittura penso è più facile, hai davanti più o meno un telo con sopra della vernice...  se guardi bene, lo capisci prima.     

Licenze d'uccidere vendonsi

Immagine
Scovata sintassi non conforme, allertato il Ministro della Salute, pronto vaccino prestissimo contro sbilencheria linguistica I dati estratti dal gomitolo spinato di Tullio De Mauro sulla comprensione dell'italiano da parte degli italiani sono sempre annichilenti, e gli investigatori linguistici partono dal presupposto che si deve essere tutti allineati a comunicare come dicono loro: a li morté! In primis, meglio non capire i testi che producono gli Italiani Alti per gli italiani bassi. (In culo alla balena!) In secundis: ma è proprio vero che non capiscono? Secondo me, capiscono, altrimenti non sarebbero così stronzi quando vanno a votare e così rintronati in fatto di bellezze e spaventosità. Ora, questi dati sono, purtroppo, a favore degli addetti di cui dopo e dei giornali cartacei e quindi, in proiezione del futuro, di quelli webbici. La tv serve per distruggere il cervello di, diciamo, quel 71% che non riesce a capire un testo di media difficoltà (per esempio guardando...