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Visualizzazione dei post con l'etichetta James Joyce

Su Rodolfo Wilcock e altre questioni buffonesche

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La torre martello e altre storie

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Sul lungomare, di questi tempi, non c'è anima viva... Camminando colla macchina, ieri, dopo la tormenta sull'Adriatica, con tutti quei lampioni spenti e le tapparelle giù, i bar e i barbieri chiusi, sembrava di stare in una città fantasma attraversata solo dal vento.

Pensieri da casotto - la rivincita del casotto sull'uomo

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Oggi sono tornato nel mio pensatoio personale, il casotto (che è anche una specie ormai di confessionale del grande fratello per me). Purtroppo, sarà perché ci sono tornato un po' emozionato, un po' perché ero pieno di tante aspettative dopo il primo colpo che era andato di lusso, alla fine non è andata così bene. Tornando infatti a pensare a Joyce e al suo Ulisse come nella prima puntata, mi sono detto, ma Dinamo, se oggi una persone dotata dello stesso ingegno del vecchio Joyce, un Joyce 2.0 come si dice, volesse riscrivere l'Ulisse sull'asfalto vivo della nostra attualità, un Ulisse di questi anni qua nostri, magari che vive a Dublino dove non sono stato mai, oppure anche sulla costa adriatica picena, o sulle sponde del Mar Nero, quanto gli uscirebbe lungo il libro? E allora, sarà una questione di immaginari collettivi che appaiono sempre più impoveriti, sarà una questione di qualità come dice la canzone, mi sono risposto che lo scartafaccio del nuovo Ulisse sarebb...

Pensieri da casotto

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L'altro dì, ero tutto sporco di sabbia che stavo al mare (saranno i troppi bagni che ti stonano il cervello , con tutta quell'acqua che entra nelle orecchie, per dire, o stare al sole, anche se io non la prendo la tintarella, manco di luna, che soffro d'emicrania), sono entrato nel casotto a vedere di fare una pisciatina, scusate il termine. Mo non lo so perché, ma è arrivata una moda presso tutti i negozi che stanno nel commercio, ma anche da altre parti, nei negozi per il pubblico (quello popolare, in quello di segmento alto credo che nessuno si permette di fare quello che sto per dire), succede che sopra al water i gestori di bar chalet stabilimenti ecc hanno imparato ad appiccicare come dei manifestini di decenza pubblica, dei fogliolini scritti a mano coll'evidenziatore o al compute (alcuni) su cui fanno un po' i simpatici, un po' i cacacazzi, un po' i petulanti. Ci fanno sopra pure i disegnini come quelli dell'asilo. Questi fogliolini ti dicono c...

Gianni Celati, la letteratura minore e Joyce

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"Passar la vita. G ennaio 2006. Quello che scriver ò sono osservazioni sul modo di passare la vita in un piccolo villaggio africano, piantato nella gr ande savana che va dagli ultimi quartieri di Dakar al confine settentrionale del Senegal. Vorrei che tutto apparisse meno romanzesco possibile, perché non se ne può più di queste vit e da romanzo a cui dovrebbe somigliare anche la nostra. Giorno per giorno passa la vita e basta. " (Gianni Celati, P assare la vita a D iol K add ) In questi due filmati di non grande qualità audiovisiva ( qui e qui ) , Celati presenta la sua traduzione nuova di zecca dell' Ulisse di Joyce, uscita da poco per Einaudi.  Vi consiglio soprattutto di leggere il cappello che Celati ha scritto per questa edizione , notevole per la bellezza stilistica , il profilo sempre tenuto basso da Celati che non ha proprio la voce baritonale da professore e l' acutezza critica delle sue notazioni ( si avanza il parallelo tra l...
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" I want to give a picture of Dublin so complete that if the city one day suddenly disappeared from the earth it could be reconstructed out of my book".  (James Joyce)

Buon Bloomsday a tutti!

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Controtendenze, Gianni Celati

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Un libro del 1985 di Gianni Celati, abbastanza rivoluzionario per la piccola Italia (specialmente d'adesso) Dopo gli esordi sperimentalisti per lo più raccolti in Parlamenti buffi, Celati medita un rilancio artistico diverso. Passano molti anni, e alla fine, esce nell'85 Narratori delle pianure .  Il percorso che porta dai Parlamenti ai Narratori è, in qualche misura, beckettiano.   Il Celati degli esordi infatti si muoveva come Beckett dentro il paradigma di Joyce e dentro quello di Céline, degli innovatori mimetico-linguistici per intenderci, in quella fase storica che si potrebbe sintetizzare per far piacere a chi non ha tempo da perdere in Apoteosi della parola o anche in Apocalittici della parola.  Su questo rigaggio nasce, per Celati, Le avventure di Guizzardi (anno 1973) . Un continuo spettacolo acrobatico-linguistico con esiti umoristici molto divertenti, tutto incentrato attorno al virtuosismo stilistico, all'extra-vagante mentale, al delirio narrativo p...

L'Ulisse di Joyce e la nuova traduzione di Newton Compton

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Ritratto di artista al cubo Non fatevi idee strane che non sono... idee illiberali, o peggio illiberensi, sul mio conto: io sono assolutamente pro,  pro rispetto le maxi offerte, pro rispetto alla diversificazione dei prodotti, dei prezzi e via discorrendo, quindi posso andare solo a nozze se per l'attuale legge vigente sul copy right, dal primo gennaio 2012 tutti gli editori si possono sbizzarrire con le opere di Joyce, visto che sono passati gli anni previsti dalla carta (70 dalla morte) per fare il tanaliberatutti editoriale. (Dalla prima edizione a stampa dell'Ulisse sono passati novantanni...).  Credo sia un bene variegare la proposta, sempre certo che si tenga in gran cale il contenuto speciale di quello che questi editori trasportano... non che glielo debba dire io, ci mancherebbe.  Ho letto che molte case editrici stanno per muoversi, non solo coll'Ulisse, e non poteva essere altri menti...  La prima ha iniziato Newton Compton, dando mandato a Enrico...

Lettera dal disonore biondo: 1) Stile

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scrittore strafissato collo stile   Cari miei scrittori strasfissiati collo stile personale, ma non avete letto l 'Ulisse,  dove James Joyce strapazza con una cattiveria senza precedenti tutti i bamboli, tutti gli stili degli scrittori, ne fa a pezzi uno-due a capitolo, e poi tutti tutt'insieme col fluido interiore? Non capite che uno può svegliarsi la mattina e vestirsi di punk e la sera uscire al mond ano con il frac come Groucho Marx? Non capite che Nessuna Scrittura può tradurvi ? E tradurre   niente? tanto meno la vita. Anzi, è proprio la fissità ad uno stile, il suo essere corazza armata della convenzione identitaria (ad appuntamento), la sua rarefazione in un formato retorico: è proprio tutto questo ad assomigliare alla morte. Possibile che vi devo aprire gli occhi io? Uno sfrattato delle lettere? Un fagiolo? Un michelaccio?   Scrittore strapazzato dai colleghi perché scettico e canzonatorio cogli stilisti delle passerelle milanesi