Di Marta e Carlo so poco ma quel poco che so lo voglio dire per iscritto, di modo che se un giorno lo vorrò, riprendendo queste pagine, potrei dire toh che bella storia d’amore è questa tra Marta e Carlo. Io di mestiere faccio il professore delle scuole medie inferiori, e la storia d’amore che sto per raccontarvi in verità l’ho letta da qualche minuto sopra il temino di un mio alunno che dice d’esser figlio di Marta e Carlo. Avrei tante di quelle prove da questo tema che potrei inviargli l’assistente sociale a Marta e Carlo. Scherzo, non lo farei mai. Sono un uomo fine. La storia avviene nella città Bologna. Ma è a prima dell’inizio della storia che dobbiamo guardare per capire qualcosa. Marta era una giovane studentessa calabrese che studiava all’università di Roma. Carlo invece era di un paese minuscolo della Liguria e studiava a Bologna. Nasce non so dove non so come tra i due un amore a distanza ai tempi dell’università. L’amore dura a distanza per dieci anni (sembro Maria ...
Inauguro con questo scritto una serie di apologhi o novelline morali; questo racconto medesimo qui, di seguito presentato alla cortese e mondiale attenzione, chiude nel suo pugno tutto l'intento tutto l'impegno di fumista che ho per convincere sulla bontà della globalizzazione. Globalizzate no?... Spero non dispiacerà al lettore questo mio carattere azzurrino e beffatorio... sono un cazzone... mi sfotto me ché è la cosa più divertente... Tale Lele, amico mio, ne parlo e lo ricordo manco fossimo fratelli di latte, Lele era di una bellezza eufemisticamente poco ricordevole. Delle donne del rione lo dicevano senza nessun pavento "stu frico è nu schif" (che non è propriamente il pass per i valichi delle montagne o non so io...). La testa soprattutto, con un ciuffo nero irto e spinoso che sbuffava di centro come un spillo, sembrava una gloriosa cipolla, attorno i capelli unticci aderivano perfettamente alla forma ideale dell'ortaggio (oltraggio) suddetto: ...
Il Pinocchio di Carmelo Bene Sono venuto a sapere, attraverso la lettura del Corriere della Sera, che il povero Collodi dovette modificare il finale di Pinocchio perché non era stato gradito dai bimbi che leggevano il Corriere dei Piccoli, dentro cui era uscita a puntate la storia del pargolo legnoso. Secondo la chiusa originale, Pinocchio finiva impiccato ad un albero per la mano traditora del Gatto e la Volpe. Ovviamente, non diventava nemmeno di carne e ossa. A pensarci con più calma, l'epilogo della novella del Pinocchio, evidentemente sempre rimasto aperto, nonostante l'aborto del primo per ingerenza di lettori ed editore, deve aver rappresentato un notevole problema per Collodi, prima d'essere steso come impiccagione e convertito, per interposta persona, in lieto fine. Il fatto è tutto qui: diventare un trancio di carne marcescente è un lieto fine? I vermicciuoli sono il lieto fine? E' solo una convenzione, la carne e il fiato, un'omologazione n...
...e da un punto d'udito? e da etc.?
RispondiEliminaSenti, ma ilMatt.? Ad appuntare dita. Ahi ahi ahi un giorno etc. etc.
[El Mota tra i bauscia: vedi alla voce Sabotaggio :P ;) Cia']
Matt, ben... riudito... :)
RispondiEliminamanganelli,
RispondiEliminanomem homen.
per me, grande maestro, anche quando fa sparire i giganti. anzi.
perché dici nomen-omen?
RispondiEliminaa me sembra che con quell'affare lì non ci pigli niente, Manganelli.
Per il resto, benvenuta.