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Storia di un dizionario dove le parole vanno inseguite

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Secondo quanto sostiene il poeta andaluso Javier Bribón-Anaja nel suo lungo breviario linguistico scritto durante un soggiorno in Italia (terra che conosceva bene per avere un nonno e un'amante di origini lucane), l’italiano come lingua gli aveva sempre dato la sensazione che convenisse assecondarla, come un fiume, come una dama fatale, sicuramente metterci in mezzo il proprio corpo a mo' di un frangiflutti , ma assecondarla, per l'amor di dio. Alla lingua italiana come la vede Bribon-Anaja non si dovrebbe torcere manco un capello, oppure, se proprio si deve, conviene pochi. Forse l’italiano più che torcergli i capelli, mi viene da dire, è una lingua che è meglio fargli diventare tutti bianchi i capelli o megli’ancora brizzolati (ma su base castano nera, come i miei - e non per vantarmi ma brizzolati base chiara è uno schifo - va bene pure tingerli, o mettere il parrucchino).  D’altronde, la questione, se questione si vuole qui porre, è tutta sulla melodia (in una vel...

Un racconto di Mario Lo Tasso (finalmente!)

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Me l'avevano chiesto in tanti, non sapevo che cosa rispondere se non che le poesie di Mario sono già una mescita di poesia e narrativa. Ma negli ultimi giorni stanno venendo fuori dai bauli delle grosse sorprese e ci sentiamo di dire senza se e senza ma che Mario Lo Tasso fu anche uno scrittore di narrativa piena, un narrativo tout-court (anche un po' troppo corto).  Tra le cose rinvenute in queste settimane di totale full-immersion lotassiana, abbiamo scoperto dei cimeli addirittura sorprendenti (lettere d'amore, abbozzi di romanzi-fiume, disegni di moda, cruciverba, parole crociate incompiute).  Altri siamo certi verranno fuori in corso d'opera.  Altre a tempo debito, altre mai, che sempre a tempo debito sono.  Quello che qui vi si proponiamo di seguito è un racconto breve di sapore  "autobiografico"... ma come sanno i miei lettori, in letteratura, tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare. Per fortuna. 

Bolaño ed esilio

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LETTERATURA ED ESILIO, di Roberto Bolaño  (tratto da Tra parentesi, Adelphi) Sono stato invitato a parlare dell’esilio. L’invito era scritto in inglese e io non so l’inglese. C’è stato un tempo in cui lo sapevo o credevo di saperlo, in ogni caso c’è stato un tempo, quand’ero adolescente in cui credevo di saper leggere l’inglese quasi altrettanto bene, o altrettanto male, dello spagnolo. Purtroppo quel tempo è passato. Non leggo l’inglese. A quanto sono riuscito a capire della lettera che ho ricevuto, credo di dover parlare dell’esilio. Ma posso benissimo aver frainteso, il che, a ben vedere, sarebbe un vantaggio, perché io non credo nell’esilio, soprattutto non credo nell’esilio quando a questa parola si accompagna la parola letteratura. Per me, penso sia il caso di dirlo subito, è un piacere essere qui con voi, nell’illustre e famosa città di Vienna. Per me Vienna è strettamente legata alla letteratura e alla vita di alcune persone molto vicine che intesero l’esilio come a v...

Due tempi

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PRIMO TEMPO (durata media) Gente di Parma Parma non ne ho mai conosciuta, ci so' passato tante volte ma non ho mai conosciuto nessuno. Almeno fino a sabato l'altro, quando trenin facendo per scendere in meridione, con una slavina di ore vuote da schivare, ho conosciuto un capotreno di Parma che s'è messo a parlare con me del più e del meno (del meno soprattutto, del più ci pensa già la televisione e gli altri). Capitava che andasse via di tanto in tanto, richiamato al dovere da una ricetrasmittente vecchia appesa a collare che sembrava come quelle specie di rasoi dove ci parlano dentro i semiafoni o gli operati alle corde vocali. Tornava sempre, però, dopo una mezzora e riprendeva a parlare del meno.  Quando sono arrivato a destinazione (portavamo pure un ritardo bello pesante), l'ho salutato e l'ho anche ringraziato: lui avrà pensato che lo ringraziavo per avermi dato una mano a passare il tempo, per averci fatto compagnia e m'ha ringraziato sincerament...

LA NUOVA CINQUE EURO E ALTRE STORIE DI SUPERFICIE: una novella bancaria (rubrica morale)

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S iamo onesti per una volta : i n sé e per sé, in su e in gi ù , come la metti la metti , la cosa ci riguarda da vicino . S e infatti non riguarda noi la cinque euro, la cinque euro nuova fiammante, a chi dovrebbe importare, scusate, ai grandi mecenati e industriali? Anche, mi direte, perché è dall’alto che tutto parte e scroscia verso di noi sotto a cacarella…  Epperò resta saliente che io di questo, cioè di banche e finanza, non ne so nulla, ho il conto alla posta per giunta, quindi potrei starmene tranquillo e chetato, ovvero delle banche e della finanza potrei pure non interessarmi, tuttavia, pur tuttavia, credo che ultimamente si stia m ontando a vostr a insaputa una narrazione di stato sulla messa in circolo della nuova cinque euro e tutti ne state facendo i promotori e le vittime per colpa dell'ignorantità di stato che vi hanno imparato a scuola e della noia che questa ultima butta fuori da s e mede sima vero i suoi circoscritti (tutti) . Si va verso l’esagerazione,...

Le tre corone del paese

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Diciamo questo, se io andassi mettiamo in un posto x a una data ora di più intenso passaggio e chiedessi ad alta voce chi sono le tre corone del paese? Di rimbalzo quasi immediato averei che qualcuno con qualche rudimento letterario minimo mi direbbe, ma signore, facile, Dante Petrarca e Boccaccio. Io direi giusto, bene, bravo sei ben infarinato in italiano, ciao, arrivederci. Eppure c’è nei paesi (non nel Paese) una memoria, come dire?, collettiva, ancestrale e comune che passa di testa in testa senza nessun apparente contatto, nemmeno commercio nella storia o che, per cui vi voglio raccontare che qualche tempo fa, parlando con una dolce signora di rione che conosco io, signora molto linguacciuta, che ci avrà una settantina d’anni e che a scuola non ci è andata e che non gliene po’ fregare di meno detto volgarmente della letteratura, figuriamoci di quella fetenzia di letteratura italiana, mi ha detto che io prima di tutto sono un po’ insolente in generale e con la faccia beffa...

Un grazie alla Dimora

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Francesco mi strappa dall'apa tico e solo per questo lo ringrazi o . M a oggi c'è un che di più che vi devo raccontare : s tamattina stavo dormendo all'ing rosso dopo la solita settimana di m e il fine settimana di m, quando il mio c ampanello di casa s' è messo a squillare come un pazzo. Ho una paura nera del campanello, non so perché. Ma non era questo il caso: sotto la mia finestra quasi volesse farmi una serenata a colpi di urlacci di richiamo e sassate , il volto in fiamme dalla gioia e al colmo del lacrimevole, stava il piccolo Matteo Lo Tasso, che è un cogno ve lo dico ma è anche il degnissimo figlio del ben più noto (non m e ne voglia) Mario, di cui ho qui più volte dato prova dell a sua maestria poetica. Ma tteo , dopo il click del portone d'ingresso, col cuore in gola, è salito le scale quattro a quattro a portarmi questa splendida notizia . Sì, avete capito bene, il poeta più sconsiderato, ignorato (per scel ta sua ma non solo) isolato e i...