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I coccodrilli stanno in palude, questo è un saluto

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Mbè, volevo dire che Agota Kristof l'altro giorno ha preso ed è morta. Così.  La scrittura non rende né eterni né migliori né belli quelli che la mettono in pratica. E' solo un piccolo dono d'inanellare con qualche musica e s concerto le parole che si imparano a casa in discoteca in strada e per i libri.  Dovrebbe essere un bisogno indefinibile difettabile e non posticipabile, come era per questa scrittrice che scriveva in un francese azzoppato.  Non pubblicava da qualche tempo, la malattia zozza e rapinosa aveva costretto la scimmia a scendere dalla schiena.  Le dico che le mando un saluto col pensiero, non è granché, nemmeno per scrivere, per scrivere ci vorrà pur sempre un corpo, ma c'è chi crede non dipenda da quello... 

Alle dipendenze della scimmia

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Ho letto da poco, un'ora fa, un autore italiano poco conosciuto che ha scritto invece dei libri importanti ( l'invece merita d'essere d'obbligo) e in mezzo a questo caravanserraglio di simboli metafore e garbugli della sua prosa, una paglia grassa incoccardata di fiamme, ho trovato delle scoperte sensazionali, dei confettini d'una dolcezza che (questo il punto) se l'avesse fatti e preparati un altro, un titolato, ne parleremmo fino a domattina e doman l'altro ancora. Invece no. Nessuno grida al miracolo.  Rientra in quella congerie di gol che se l'avessero fatti Messi, o Maradona, o Batistuta, invece così sono solo delle patate sottoterra... nei campetti della parrocchia.  Resta un mistero come diventare titolati o importanti visto che non basta scrivere come questo signore... 

Miele e Quadrifoglio di Chica Umino

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(Owaru)

Gli scriventi della domenica

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Una volta Italo Calvino disse a Gianni Celati che se lui Calvino non si dava delle regole piùommeno ferree, su cui anche saltellare perché no? ma solidi regolamenti limiti, quando scriveva, allora sarebbe stato uno scrivente della domenica, un poeta della veranda. Questo per significare che aveva un'innata facilità di buttare parole sulla carta, come uno col sifone sopra il prato, e che quindi quella non era la strada giusta, era la strada per la veranda.  Anche Giorgio Manganelli, una volta, da giovine, disse che magari avesse potuto scrivere per commissione, colla traccia già estratta e decisa da qualcun altro. Rimaneva la cosa più facile: scrivere.

Lettere dal disonore

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Le famiglie del Mulino Bianco esistono e si sono riunite moltissime a Milano dove specie all'ora dell'aperitivo masticano patatine soffiate e fumano sigarette superleggere in un involucro di fumo atmosfera profumata. I padri non hanno un filo di lardo sulla cintola e sono sani, freschi freschi come il pesce, le madri sono anche loro sane e belle colle gonne merlettate bianche il sandalo alla romana, o la scarpetta aperta, e recano alle estremità delle dita, tutte, dei bambini sui cinque e tre anni, biondi, azzurri, le bambinette hanno abiti mossi e la risata se è e se non è, i maschietti fanno ancora gli scherzi da dietro la sedia.  Queste famiglie stanno assieme e si frequentano ispecialmondo dopo l'orario d'ufficio, ed hanno dei redditi stratosferici per abitare lì e dintorni: via Monti, via San Vittore, via Carducci, e poi anche altro.  Tutta quella salute non è da invidiare, così come non è da invidiare la loro seggiola di vimini o il loro tabacco o la buona fionda ...
Svolgete il tema seguente sul valore dell'amicizia disinteressata negli anni zero.  Per amicizia disinteressata il professore intende questo: avete amici per uscire sennò stareste a casa a praticare la masturbazione o la televisione oppure approfondite qualcosa coi vostri amici? Caro professore, i miei amici sono foruncolosi e io mi ci vergogno a farmici vedere assieme. Se andiamo al corso la domenica, io tento di dirottare la compagnia dei brufoli sulle stradicciole laterali, sulla periferia dei corsi, sull'oscurità.  Direi quindi che forse le mie amicizie non sono "tanto per". Premo anzi per non vederli, premo per tenermi alla debita distanza dalle loro pustole.  I miei amici invece, sarà che odoro perché ho già imparato il valore dell'igienizzazione personale, trovano piacere nello starmi accanto.   Lei vuole sapere perché io ho questi amici, che alla fine sono tre, o quattro. Quelli che ho raccattato in pochi anni di vita submondana.  Io non lo so....

130'nni di Pinocchio

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Il 7 luglio sono stati centotrentanni di Pinocchio e invece di venirmi in mente Pinocchio Il Figlio semplicemente o Collodi Il Padre de plume, a me mi punge la zucca il grandissimo Giorgio Manganelli Il Fratello praticamente che oltre a dedicare a Pinocchio quella bella riscrittura Pinocchio:un libro parallelo , è stato il nostro Pinocchio letterario alto del Novecento come altri non l'hanno proprio avuto, no no.  C'è quella straordinaria immagine del Manganelli bambinetto estasiato della lettura pinocchina finché il burattino resta ligneo, quando l'incantesimo lo incatena alla carne e all'umano, alla morte e all'esistenza biologica, Manganelli in pantaloncini corti comincia a sbattere i piccoli pugni sul pavimento, rabbioso e contrariato soprattutto. Anni dopo dirà alla figlia "Ma ti rendi conto che da quando diventa bambino non c'è più nulla da dire?".