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Visualizzazione dei post con l'etichetta John Fante

Happy days

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“I soldi per la trasferta non li ho presi io... se non ci credete potete chiedere la mia testa di presidente del bar club o ritirare la partecipazione… oohh io non ho toccato un cazzo non ho preso niente... Potete venire a casa mia a vedere se ciò i soldi della trasferta a casa... Io sono sempre stato disponibile, è vero o no? quante volte vi ho anticipato i soldi per una cosa o per l’altra, so’ stato mai ogni secondo a richiedervi le cose dietro dietro?…  se vi dico che i soldi per la trasferta non li ho presi io, voi ci dovete credere porca puttana”. Ovviamente, mentiva. A prendere i soldi per la trasferta dell’Inter a Roma era stato lui, lo sapevano pure i muri, si era ripulito la cassa giorni prima, dopo che tutti gli aderenti firmatari alla trasferta avevano versato la loro quota – tra cui io – per andare allo stadio Olimpico a vedere l’Inter. Il nostro circolino era un bar ritrovo davanti allo stadio della squadra del nostro paese, che in quel periodo militava...

Probabilmente l'unico razzismo che esiste davvero è quello contro la povertà, ovvero quello finanziato da chi ha di più contro chi ha di meno, assoldando alla propria causa i ceti meno abbienti... assurdo vero?

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Tra Hilda Dietrich e me c'era un vincolo che ci avrebbe tenuti assieme per sempre: ci detestavamo a vicenda. Lei non aveva mai perdonato ad Harriet di essere diventata mia moglie, e io non avevo mai perdonato a lei di essere la madre di mia moglie. Era la mia origine italiana che Hilda trovava insopportabile. Ormai San Elmo è cambiata, ma quarant'anni fa la città era italiana per un terzo. I sangue blu della zona, gli americani protestanti - gli Schmid, gli Eicheldorn, i Kisberg e i Dietrich - scoprirono d'improvviso d'essere gli inorriditi vicini dei rumorosi dago ( immigrati italiani ) che lavoravano lungo i binari della Southern Pacific.  Costoro si moltiplicavano in famiglie numerose di carnagione spudoratamente scura e stavano costruendo una chiesa cattolica romana per officiare le loro primitive superstizioni. Con l'avvento del proibizionismo, molti di questi guinea si erano dedicati al contrabbando. Avevano comprato terre e vigneti, e ...

Reading in carcere

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Johnny Cash, come si sa, andava a fare concerti in carcere.  Stanotte ho sognato che Bolano portava dei brani di 2666 in carcere. E li leggeva. C'era anche Fante, mangiato dal diabete, assieme a Bukowski che pigliava applausi da tutte le parti.  Ce n'erano altri, bravi e meno bravi, una bella serata.  Di scrittori italiani mi sa che s'è affacciato solo uno colla faccia da marsigliese. L'hanno benvoluto subito...  

Chiedi alla polvere sui libri di John Fante

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John Fante davanti alla macchina da scrivere Molti scrittori ineditati hanno una gran furia di farsi pubblicare, tanto per togliersi la verginità di dosso. Fenomeno recente è l'autopublishing, o il selfpublishing, ed altre opzioni simili che permetterebbero di pubblicarsi da solo, scaldare la fola letteraria degli esordienti, scavalcando l'industria editoriale; il che vuol dire allestirsi un'edizione casereccia del proprio lavoro, farsi l'editing e la correzione. Non che io sia contrario a questa primogenitura, ma il problema dell'editoria è che un libro bisogna promozionarlo, non semplicemente stamparlo (su carta o su nastro digitale). Una volta stampato, infatti, un qualsiasi libro (anche uno uscito dai forni Feltrinelli) rientra nell'angoscioso antro del processo (a)mediatico ioMammeteEtu... che, i conti presto fatti, sono coloro che sanno e (se si è fortunati))leggeranno il libro in questione. Bene venga (anche Carmelo Bene) che ci si possa preparare u...

La provincia del mondo John Fante

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