All'uomo della fila, cordialmente
Caro uomo della fila come lei si appella non senza orgoglio
ma con sincerezza autentica,
la Stampa in data 29/01/2014 per essere precisi dice di lei
che si chiama "Giovanni Cafaro, 42 anni, salernitano da dodici anni a
Milano, una laurea in Scienza della Comunicazione e un lavoro che si è
inventato da solo, quello di uomo paziente" (leggi
articolo stampa) il che vuol dire leggendo l'articolo si capisce che lei di lavoro s'è messo a fare quello che fa le file
per conto degli altri. Mestiere credo io onorevole, e ci paga pure le tasse sopra perché emette anche lo scontrino, si fa pagare dieci euro
all'ora - è molto, se lo confrontiamo coi salari del resto della ricca Itaglia dove abbiamo la faccia tosta e i soldidabuttare di perdere tempo dietro allo sventurante politico Grillo
mentre nella povera Germania i socialdemocratici tedeschi hanno messo assegno e in legge
quello che è una vittoria del programma delle sinistre europee cioè il salario
minimo garantito sotto al quale non si pote scendere, è di 8,5 euro/ora e spero lei non
abbia votato il M5S perché come ha visto redditi di cittadinanza non ne ha fatti piovere nei conti correnti di nessuno, nemmeno a
lei, sennò (mi scusi la freschezza) non si andava a far raccontare dai giornali che s'è inventato un lavoro come l’uomo della fila che per
altro è un lavoro che da mò che se l'erano inventati altri, esisteva già, mò c’arriviamo, un passo alla volta.
Si domanderà perché le scrivo... qui da me certo, mica le scrivo sulla grande stampa come lei che ha saputo incuriosire gli addetti ai lavori e farsi promozionare credo gratis... figuriamoci che gli frega a quelli delle carte stampate di un povero sciatto raccontiere di provincia come me... le scrivo qui da me e per giunta in una giornata di pioggia e
burrasche, colla stradina di casa tutta allamata ché non posso uscire e i coppi spaiati e spostati
dal vento, mi entra l’acqua pure nelle cervella, mi sembra, le scrivo
perché se lei segue questo piccolo archivio di ciabatterie e ciarlatanerie
letterarie leggere e baggianate anche politiche, si sarà accorto che io tempo
addietro avevo scritto un racconto, che a rileggerlo oggi mi mette il vomito,
mal calibrato e con troppe parole, del tutto ignorato dal pubblico e
sproporzionato anche per quelli che ameno le sproporzioni letterarie, ‘na cosa
fetente insomma, che parlava proprio di uno che morso come lei (e me e molti) dalla
crisi si metteva a fare la fila al posto degli altri che magari un lavoro ce l’avevano
e non se la fidavano più di perdere tempo a fare le file alle poste ecc. lo
avevo intitolato l’attendente, storia di un artista dell’attesa, gli avevo dato
un taglio più estetico e via, non sto qua a rileggerlo perché mi fa schifo
rileggermi e ricontrollarmi, mi viene la depressione. Ora io non so se lei è
passato per questo spiaggiato baracchino (bagarino?) e si sia fatto venire
veramente di mettere in pratica questa idea bislacca e noiosa del racconto
narrativo, ma le volevo dire che primo lei mi fa potenzialmente incazzare la
compagna mia la quale se viene a sapere che io ho avuto una volta nella vita
una cazzo di idea imprenditoriale e non solo non l’ho praticata ma me la sono
fatta pure soffiare da sotto al naso da lei come copyright, Giovanni, 42 anni, salernitano da dodici anni a Milano (approposito, la frase è bellissima, complimenti a chi l’ha
scritta), fatto soffiare per altro perché non mi posso mai stare zitto a
scrivere le mie scemenze e pubblicarle, mi spezza le gambe perché non ce la fa
più a vedermi ciondolare per casa come un disoccupato a riempire la casa di
scritture senza costrutto e senza fare niente, mentre potevo mettermi a fare
esattamente quello che fa lei, guadagnando di più degli operai e dei dipendenti
normalizzati, per non parlare di quelli che faticano in nero… Insomma, lei mi
rovina la piazza, traducendo in realtà la finzione narrativa. Come si permette?
Ma lo sa lei che fatica che faccio io tutte le mattine per
rimanere al minimo del reddito precario (altro che reddito di cittadinanza! io se
pure ce la davano, sta cazzata del reddito della cittadinanza italiana, non lo volevo e glielo dico già da mò a Grillo, se stai a cercare le coperture che non trovi per fare il reddito e ti mancano giusto i dodicimila euro annui miei, sappi che io rinuncio, tienimi fori) perché a me galleggiare a pelo di reddito, non avere stabilità economica costante come cosa mi conviene: mi permette cioè di
non prendermi le mie responsabilità, di rimanere precario, di non fare una
famiglia nonostante l’età, non mettere in cantiere dei figli come si dice
obbrobriosamente oggi, di non fare le cose che quelli della mia età fanno ma io
no perché ho un reddito bassissimo che mi lascia al massimo le spese minime,
più necessarie. Ieri per esempio il comune mi ha detto di piantare uno specchio
stradale lungo una curva pericolosa, io l’ho piantato, e mi sono guadagnato
altri giorni di libertà dalle furbastrerie del mio circondario ecc. Non stia là
a rovinare i piani della gentaglia per bene come me. Questo per primo.
Per seconda cosa invece le volevo dire che comunque sia,
cioè se m’ha copiato l’idea o non me l’ha copiata, stiamo pari perché tanto non
è manco mia sta benedetta idea, e me ne sento assai sollevato. Come grandissimi
scopritori d’acqua calda siamo forti. Le spiego, all’uscita dell’inchiesta su di
lei (a me in realtà la storia sua me l’ha detta uno in gelateria mentre
facevamo la fila per prendere il gelato fatto a mano a mano, pure troppo, aveva
fatto la coda… e questo per dire che all’uscita della sua inchiesta io non ero
ancora uscito... esco sempre tardi... me l’avevo persa) è insorta l’associazione UNAPPA che ha fatto
sapere in una nota come dicono i giornalisti precisi che non ci siamo inventati
niente, io e lei, (leggi la nota... dovrebbe leggerla secondo me anche il giornalista che l'ha intervistata sulla stampa) e che c’è addirittura gente che c’hanno le agenzie per fare
sto tipo di lavoro di attendere alle file degli altri e c'hanno messo anni per farsi accettare e volere bene, aziende che come ha
detto alla stampa vorrebbe farci anche lei se continua a prosperare come sta
facendo. Io le faccio i miei più sinceri auguri, anche se lei deliberatamente e senza il mio consenso, ha materializzato, nonostante fosse un'idea già in atto presso altri (ma con modalità ben diverse, c'è da dire), un mio racconto, gli ha dato un volto e una biografia costringendolo per sempre dentro i suoi panni e le sue fattezze, un po' come quando gli scrittori danno il via ai registi per fare un film dai loro romanzi, solo che io a lei il via non gliel'ho dato cristosanto né le ho venduto i diritti, se l'è pigliati da solo... detto tra noi, ha fatto bene, manco mi piaceva più come storia... Spero insomma di non averle
fatto cattiva pubblicità con questa vaporosa e confusionaria missiva a vuoto o di non averle rovinato la piazza come lei ha fatto
involontariamente a me, in ogni modo la perdono. Sembra un racconto straordinario ma è ripreso dalle
cronache dei giornali e dalle gazzette. Questo pure per dire che spesso e volentieri non sono per niente diversi.
Buona serata a tutti quanti, specialmente a chi viene a passeggiare un po' di qua la domenica pomeriggio.
È un lavoro che esiste da un sacco di tempo, l'uomo della fila non si è inventato proprio niente. Qui a Roma ci sono anche agenzie che fanno queste cose, ossia il disbrigo di pratiche in uffici pubblici per conto di altri. E pure la signora che aiuta i miei genitori in fondo si prende dieci euri ogni volta che va per conto loro a fare la fila dal medico o altro.
RispondiEliminaMa al solito le cose cominciano a esistere solo quando ne parlano i media.
La tua lettera aperta comunque è bellissima e conferma una cosa banalissima, quanto vera, ossia che finzione e realtà sono intrecciate e spesso è la seconda a ispirarsi alla prima ;-)
Ciao Dinamo, un abbraccio.
Ciao Rita,
RispondiEliminaeffettivamente in questi anni viene sempre più fuori che realtà, finzione e disinformazione vanno abbastanza a braccetto, addirittura si potrebbe quasi dire che sono la medesima cosa, forse perché le cose come stanno sono noiose, c'hanno poca verve... Finché non si fa male a nessuno bene, quando si cominciano a toccare gli interessi delle persone va meno bene, evidentemente. Non solo i giornalisti sono disinformati però, lo sono anche gli scrittori... S'è creata una bella confusione.
Questo comunque era un caso paradossale, una simpatica variazione che nel titolo e in un certo senso per il suo valore di latente anonimato nel mestiere dell'uomo della fila mi ha ricordato "L'uomo della folla" di Poe. Mi diverto con poco....
Un abbraccio anche a te Rita e grazie d'essere passata.
TUTTO GIUSTO, esiste.
RispondiEliminaVa detto che se la scoperta è la fila, quella la lasciamo volentieri al signore che l'ha scoperta. Se la fila invece diventa attività abusiva (oggi non più a conferma di ciò) e questo abuso viene aiutato da media GRATIS e non ci spieghiamo il perché, questo è un problema. Come ha detto qualcuno c'è da sempre, c'è chi lo fa con metodo e organizzazione e ha investito in collaboratori, ecc. Questo è l'unico fastidio di UNAPPA non certo la fila. Fastidio che si traduce poi in abuso quando questo viene supportato da decine e decine di media che forse, come ha detto, dovevano e forse avevano il dovere di farlo per correttezza, leggere e documentarsi.
Unappa
Grazie Unappa di essere intervenuta e di aver chiarito la sua posizione.
RispondiEliminaNoi comunque speriamo vorrà intervenire prima o poi anche Giovanni Cafaro 42 anni, salernitano da dodici anni a Milano.
Grazie di nuovo