diario nullo pasquale a cavallo tra marzo e aprile, tra europa e new york




6 aprile

aria di pasqua in america non si sentiva. si sentiva aria di tutti i giorni. che non è male come aria. qualche volta. sa di roba fritta e cibo dolciastro. 

i neri stanno con i neri, i bianchi con i bianchi. ma non era tanto e soltanto una questione di razzismo. è una questione che i poveri stanno con i poveri e i ricchi con i ricchi. e che se nasci povero, in america, al massimo diventi un po' meno povero. e guidi huber, a tariffa fissa, guidando peggio dei napoletani.
in europa mi pare ci siano molte più possibilità di cambiare la propria condizione sociale di partenza, anche se i poveri europei ce la stanno mettendo tutta per farci diventare come i poveri americani.

oggi sono tornato a scuola dopo 8 giorni senza andare a scuola. sono stato fortunato con le vacanze pasquali, perché le vacanze pasquali, da calendario regionale, andavano da giovedì 29 marzo a martedì 3 aprile (compresi); io ho il giorno di riposo il mercoledì, così ho potuto attaccarci due giorni di più. non basta. sarei dovuto tornare ieri a scuola ma avevo le traveggole da fuso orario e ho chiamato l'arcipreside e le ho chiesto se potevo prendermi un giorno di ferie perché ero andato in america, a new york, e soffrivo come un cane le 36 ore rizzato in piedi per colpa del fuso orario, e quindi a causa di queste traveggole da fuso orario non sono andato a scuola nemmeno ieri. e sono andato invece subito dopo la chiamata a fare un tiro in una sala da biliardo, per festeggiare, ché tanto non mi prendeva sonno nemmeno a pagarlo, che era notte italiana ma per me era giorno fatto americano, e ho fatto una «scarzata» bellissima.

che poi qualcuno dice la disparità tra pubblico e privato. nel privato non potevo prendermi un giorno di ferie così, per traveggole da fuso orario (per di più 6 ore, capirai).  
le differenze tra pubblico e privato ci sono ma è assurdo il modo di ragionare dei privati che vorrebbero che i pubblici venissero trattati male come vengono trattati loro. ma non sarebbe meglio se pure loro venissero trattati bene come noi? ché poi bene... non son mica tutti fiori e fusi orari. dipende.
e comunque, la bava dei privati contro i pubblici è la dimostrazione che nessuno crede più al cambiamento se non come speranza che tutto vada a rotoli per il prossimo o meglio ancora per il vicino di casa le cui sofferenze magari si possono sentire e vedere gratis ad ogni balzo di tapparella. 
così mi spiego le ultime elezioni: merda per me merda per tutti. che poi di merdaioli è pieno dappertutto.

oggi tornando a scuola ci sono state delle battute sull'america. ma sono stati tutti cordiali e zero invidiosi. li capisco. nemmeno io sono invidioso se qualcuno mi dice sono andato di qua o di là. non sono una persona invidiosa perché desidero talmente poche cose che non provo invidia per nessuno. se vedo una porsche non la voglio. se vedo un castello non lo voglio. invidio forse, ma non è nemmeno invidia, è stima, stimo le persone serene, che vivono e dànno pace a chi gli parla o sta vicino. d'altronde non vorrei diventare né un paciere né un pacifista - non perché voglia la guerra, ma perché non sopporto quelli che dicono pace pace pace e le bandiere arcobaleno sul balcone. mi piacerebbe un mondo più affratellato ma so di non essere abbastanza bravo a dirlo, risulterei - dicendolo - come uno di quegli ospiti di lilli gruber a 8½, uno di quelli che quando mio padre li vede, anche se non parlano, mio padre che è appena tornato dal cantiere scatta in piedi e si mette a strillare il porcoddio e il porcamadonna.
che un po' lo capisco.



oggi a scuola ho scoperto che il fuso orario non era proprio stato smaltito. questa notte non ho praticamente dormito. forse era meglio se me ne prendevo due di giorni di ferie come mi ha suggerito una collega professora nella sala della stufa (oggi spenta) degli insegnanti. stamattina avevo sonno e in classe odiavo tutti. se sei stanco loro se ne accorgono e ti schiacciano ancora di più al muro. ho insultato i ragazzi dandogli delle grandi tirate d'orecchi sull'educazione e la maleducazione (loro maleducazione). quando li insulti si stanno zitti e non rompono gli zebedei. poi però mi chiedo chissà se ora avrò la rogna di qualche genitore che si viene a lamentare. già altre volte sono venuti perché dico cose "strane". tipo che sto studiando per diventare musulmano. o che l'inno di mameli è la spazzatura della poesia. o che ho messo 6 ma era 7-.

oggi a scuola ho anche scoperto che dovrò tenere un corso di scrittura creativa nel progetto a favore dell'inclusione scolastica. ma perché proprio io? non dico mai a nessuno che vado accumulando scritture (a casa, su internet, nelle tasche - alla maniera del Delfini), forse si capisce dallo sguardo da scemo, che scrivo. quindi corso per l'inclusione e il salvataggio socio-economico (così impari a fare lo scemo). 
chissà magari succede davvero che salvo qualcuno. ma da chi e con che cosa? tenere dentro la scuola qualcuno è salvarlo? forse sì forse no. ma un po' di scuola, seppure dannosa, un po' di scuola ci vuole. sennò diventi come... 
in realtà non so proprio bene bene che cosa fare. oltre che con i ragazzi delle medie, debutterò con i bambini della scuola elementare. ho letto delle pagine di gianni rodari che mi è molto simpatico ma la pratica poi sarà diversa. 

non la dici una parola sull'america? mi ha chiesto il bidello gabriele. ecche devo dire, gabriè. l'america è grande e sono in tanti a farla. io uno a vederla. tanto che vedo un pezzetto, quelli già hanno tirato su altri diecimila pezzetti, e allora, capisci, non l'arrivo mai. 
[diciamo che è questa la posizione ''giusta'' per osservare le cose. sinceramente non capisco con quale presunzione in passato e un po' anche nel presente - fortuna che la crisi gli ha chiuso un po' la bocca - alcune testate mandavano degli scrittori a fare dei reportage su un posto o un altro, che uno scrittore sta lì un paio di giorni o di settimane e si mette a scrivere su qui posti come se in un paio di giorni o di settimane avesse capito tutto. un po' come me prima con la questione neri/bianchi, ricchi e poveri]. 

che poi vorrei dire che in america mi sono portato il giocatore di dostoevskij, che è forse il più forte tra i russi, dostoevskij, diciamo il più completo come si direbbe nel calcio, uno di quelli che in mezzo al campo segnano, fanno gli assist, fanno salire la squadra e tornano pure a dare una mano in difesa... quindi il giocatore, mi sono portato in america, ché io dico sempre la letteratura russa la letteratura russa ma questo romanzo qua non l'avevo mica mai letto. ci avevo provato ma non l'avevo mai letto. che poi si intitola il giocatore ma nella prima parte il protagonista è un monello innamorato. giocatore lo diventa dopo. 
l'ho finito in albergo, mentre la mia fidanzata si pettinava i capelli. 
perché ti porti un romanzo russo qua in america? 
forse era meglio truman capote? 
mbò, non lo so, forse...  
mah, mica c'è più la guerra fredda. 
ah no no, questo no, ma sono orgogliosi.
chi?
gl'americani
ah, sì, questo sì.

che poi devo dire che dostoevskij nel giocatore ce l'ha più con gli europei e sugli americani non dice niente, non li nomina proprio, e comunque in america i perdenti si sprecano e quindi si sprecano i giocatori e di vincitori non se ne vedono tanti e quelli che ci sono mbò mica se la passeranno così bene bene, come donald trump che ammesso che sia un vincitore, ha una casa, la trump tower che è pure bella alta e grande e vicino a central park ma se poi quando entri devi fare i tornelli e i controlli al metal detector come in aeroporto, che gusto c'è a tornare a casa?

ho visto un barbone sulla sedia a rotelle, in una strada dove non passava quasi nessuno. era la domenica di pasqua. con molta ironia ha alzato le mani lanciandosi sulla carrozzella e ha detto happy easter happy easter! come un mortovivente nella casa delle streghe.

una cosa bella di new york è coney island e il luna park sull'oceano. un'altra cosa bella è che dove mi giravo mi sembrava di vedere un film di woody allen che pure lui però, va bene che è un grande, va bene che sono saltato di gioia a vedere i suoi capolavori, ma come cazzo fai a non mettere mai un nero nei tuoi film se new york è piena zeppa di neri che ne sono il primo, più autentico, motore. a ellis island ho cercato una mia parente emigrata in america ma nonostante i 7 dollari che ho pagato e tutti i possibili errori di scrittura del cognome che ho immaginato non ho trovato nessuna parente sbarcata lì, forse sarà arrivata dopo il 1960 quando ellis island veniva abbandonata e degradata. mi sono però mangiato i gomiti che non ho cercato quel poeta scrittore italiano, emanuel carnevali, che nel suo libro il primo dio scrive di quando arriva in america, a ellis island, e della vita miserevole che conduce lì, anche se mi ha appassionato poco leggerlo perché è una scrittura tutta precisa la sua, tanto che ti chiedi come è possibile che scrivi tutto preciso quando hai cambiato cento lavori in pochi mesi, hai vissuto come un barbone, hai fatto le carte false per campare... è credibile che scrivi così?
e poi un'altra cosa bella, anzi bellissima, di new york, è il quartiere di harlem e la messa gospel, che io stando lì dentro ho pensato che loro hanno inventato un modo incredibile di fare messa (o di non farla, non saprei), che poi non è solo un'invenzione, è una continuazione del loro modo di stare al mondo, una continuazione del loro corpo... ché loro si muovono come chi non riesce a stare fermo; sarebbe ipocrita se stessero fermi con tutta quella musica che hanno nella testa.
che poi si muovono e cantano e ballano in una maniera che dopo un po' anche tu che sei un'animaccia morta dopo un po' ti ravvivi pure tu, e non ce la fai a stare fermo, perché i neri con il gospel fanno una cucitura di teste, braccia, gambe, che si diventa tutti burattini di una grande festa. solo una nera non ballava e non diceva niente, non si muoveva, ed aveva la testa completamente rasata e c'era sempre qualcuno che la sgridava. sembrava matta. lei non partecipava. la cucitura non arrivava a lei. si era scollegata definitivamente.
ed in mezzo a quel frastuono canterino, ogni tanto si appisolava, e la mamma, se era la mamma, la sgomitava, facendole un gran dispetto, da come reagiva. chissà, ho pensato, se il suo sogno da matta le faceva vedere cose ancor più belle di quelle che vedevamo noi lì, ad harlem, con la messa gospel, alleluia alleluia? 

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