La piccola bellezza




Delle volte finiamo davanti a delle piccole bellezze che tutti anche senza accorgercene apprezziamo, e questo non accorgercene, questo essere inconsapevoli, credo io, non cambia niente, perché la bellezza è a prescindere da noi, è una cosa che si manifesta e basta, c'è, e fluisce lo stesso, come un vento o come il tempo, o siamo presenti col cervello oppure no, e anzi più non ce ne rendiamo conto più forse la sua forza è dirompente... e felice... come per esempio quando piano piano ci passano accanto due anziani dentro un'apetta che tornano a casa (chissà dove sono stati); oppure quando vediamo dimenticato là sul tavolo di un bar, vicino ai fazzoletti per la bocca, un mazzo di piacentine consumate; oppure quando camminando senza pensieri su una strada, alzando per caso gli occhi su un palazzo, leggiamo la scritta sbiadita Istituto d'avviamento professionale o scorriamo cogli occhi sbadati il messaggio di un manifesto politico che grida alla fine del mondo; oppure quando, mentre facciamo altro, mentre facciamo l'appello dei nostri guai, a fulmine ci tornano in mente quelle belle domeniche allo stadio quando c'erano quei minuti che non parlava e non tifava nessuno, quei minuti che succedevano in serie C, c'era il silenzio della serie C, e allora in questa cornice acustica vivibile si poteva sentire nitidamente gli allenatori bestemmiare, i giocatori cadere, i delicati dire ohhhh arbitroooo e il rimbalzo del pallone sull'erba e poi in mezzo a questa quiete sugli spalti, all'improvviso, dalla curva avversaria, alzarsi potentissimo... ''zingaròòòò zingaròòòòòòòòò zinga zinga zinga zingaròòòòòò"...

E l'altro giorno nella scuola dove presto servizio, durante l'andirivieni del cambio dell'ora, ho visto la collega di musica, una donna che viene da una scuola tutta diversa, e avrà ottanta o cento anni, sempre vestita di nero ma con i capelli bianchi, che sembra stata ibernata più o meno negli anni di Coppino e scongelata da poco, che infatti mi sembra non abbia sangue, né saliva, né nulla di umano, e che parla solo con un'altra insegnante della sua risma anagrafica e metodologica, forse addirittura degli anni di Boncompagni (il ministro piemotese no quello di NonèlaRai), e parlano solo tra di loro due perché la scuola è ormai piena di insegnanti vecchi che si sono convertiti al nuovo, che hanno rifiutato l'ibernazione, o insegnanti giovani con cui non hanno nulla a che spartire, e questa signora che mi ricorda gli stati del sud degli Usa che hanno votato Trump ma anche il Brigantaggio e la questione meridionale, questa donna mentre aspettava che arrivassi, aveva mandato il ragazzo del Brasile che abbiamo in classe l'aveva mandato alla lavagna e quello poveraccio con un filo di gesso aveva diviso la lavagna in due, secondo gli ordini, e da una parte aveva scritto buon (senza lo I perché è straniero) dall'altra cattivi, e sotto c'erano dei nomi, e questa cosa di dividere col gesso la lavagna in buoni e cattivi che secondo la vecchia professora impolverata serve anche a responsabilizzare gli stranieri e gli indigeni indisciplinati era una cosa che non vedevo da anni, gli anni che andavo a scuola come studente io, e rivederlo ora, rivederlo nel frenetico cambio dell'ora quando gli studenti vorrebbero lanciare delle bombe ammano contro la cattedra, mi ha riempito di simpatia per questa donna professora che non ha alcuna idea delle nuove pedagogie, che è rimasta all'età della pietra scolastica e continua a fare come ha visto fare da quando ha messo piede a scuola la prima ora della sua vita, e mi sembra di poter dire che questa è una forma quasi ridicola epperciò bella di reazione, una reazione feroce ma inconsapevole del corpo insegnanti rispetto alle nuove pedagogie che secondo alcuni hanno rovinato la scuola mentre secondo altri l'hanno migliorata, e io che sono talmente scemo che non mi rendo conto né se hanno ragione i primi né se hanno ragione i secondi, mbò, io so solo chiedermi ridendo sotto i baffi che cosa direbbero gli studiosi americani davanti a questa donna professora, e mi domando che cosa direbbero di me che invece di condannare esteriormente e in cuor mio le sue coercizioni, mi ci diverto un mondo, mi diverto a vederle messe in pratica, e ci trovo pure un senso estetico, il senso estetico della coercizione scolastica che in realtà odio, ma che lì, espressa in termini di lavagna e gesso e divisioni manichee del mondo, mi fa sorridere, è un'altra forma da registrare di miracolo e quindi di santità e di agiografie contemporanee e di piccola bellezza di cui è piena la nostra piccola vita gioiosa.  
Tanto che finisco per dirmi che forse più che la Gioconda o il Tintoretto, è proprio questa, per me certo non so per gli altri, la bellezza. No la Grande bellezza, che poco mi interessa, ma la piccola bellezza. tutto minuscolo.
ed è strano.

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