Per un'agiografia del passato: Piero de' Medici



Non che c'entri molto anche se nel racconto si parla di giovani e giovanissimi, vacui e vacuissimi, ma mi pare di ricordare che c'è quella bella storia raccontata dallo scrittore Thomas Bernhard secondo cui le sue vicine quando i figli facevano i meschini a casa per spaventarli dicevano fate i bravi sennò chiamo il signor Bernhard.
Questa bambina invece dimostra di non avere alcuna paura del signor Bernhard.
Anzi.

Oggi interrogavo un bravo ragazzotto sulla misteriosa figura di Piero de' Medici. Gli ho chiesto che cosa volesse dire essere vacuo come era ritenuto e soprannominato Piero e gli ho chiesto se secondo lui era facile a quel tempo nascere de' Medici, a Firenze, culla dell'ecc ecc, per giunta figlio di Lorenzo il Magnifico, e rimanere ignoranti. 
"Non ci vedi nessuna forma di grandezza?" gli ho chiesto.
"E sul fatto che non era portato per il comando, sul fatto che non era portato per nessuna forma di grandezza... sul fatto che fosse inabile... non ci vedi nessuna forma di grandezza?'' gli ho chiesto. 
Lui non mi ha capito. Ha detto mbè sì professò per darmi corda ma pensava solo di finire il prima possibile quella tortura che io alimento senza per altro nessun piacere facendo alzare i malcapitati e facendoli venire alla lavagna, ad ali d'angelo, uno a destra, l'altro a manca, come nella vecchia maniera pittorica.
Tra tutti i de' Medici per me Piero è sicuramente il più grande, il più umano, il più moderno. Lo spirito più piacevole del Rinascimento (che a dirla tutta con il Rinascimento italiano di qua il Rinascimento italiano di là hanno proprio scocciato). 
Ho detto proprio così mentre giocherellavo con le tante matite cancellabili del mio grazioso astuccio professionale e nessuno ha avuto nulla da obiettare. Tutti d'accordo. 
La classe era divisa tra maschi che guardavano in aria come a voler schiacciare delle mosche con gli occhi e le femmine che ho notato fanno due cose, o ballano sul posto, mimando con le labbra la musica e muovendosi con le spalle, oppure parlano tra di loro con il linguaggio dei sordomuti, mettendosi le mani in bocca. 
Ad un certo punto è scoccata l'ora di scendere nel grande atrio e accomodarci nell'aula magna dove ci sarebbe stata una mattinata piena di storia in cui un esperto ricercatore della storia universitaria avrebbe concionato sulle esplorazioni geografiche e l'allargamento del nostro orizzonte mentale attraverso l'estensione della nuova geografia. 
Per tutto il tempo della lezione magistrale ho pensato alla resistenza nel senso di resistere a tutto, anche e soprattutto ad essere rinascimentali quando là fuori è tutto Rinascimento, quando tuo padre e i suoi amici si sono inventati il Rinascimento e tu giustamente non ne puoi più del Rinascimento, di tuo padre, dei suoi amici, delle giostre. Non solo non vuoi essere rinascimentale, non vuoi essere come tuo padre e non vuoi essere nemmeno anti-rinascimentale, non vuoi essere anti-berlusconiano o anti-renziano o anti-grillino, vuoi solo essere lasciato in pace, rimanere con la tua ignoranza, ma no geloso della tua ignoranza, né orgoglioso, ignorante e basta, a modo tuo, senza nemmeno sapere di essere ignorante e basta... impermeabile! sì, impermeabile al Rinascimento ma come non sapendo di essere sprovvisto di quel senso rinascimentale nel corpo. E' invece proprio là il tuo Rinascimento. Oscuro, abolito, riottoso. Ma è il tuo Rinascimento. Non essere come tuo padre è il tuo Rinascimento.

Ogni tanto buttavo uno sguardo qua e là tra i miei alunni, e li vedevo o scacciare le mosche, o ballare sul posto, o fare i sordomuti, e quel signore là, corredato finanche di cappello a larghe tese appoggiato sulla scrivania, elegante come si è eleganti oggi (ovvero senza alcuna eleganza), che proiettava slide, filava i suoi discorsi come un locomotore di conoscenza universale, e pensavo a quanto uno debba essere riconoscente a questi ragazzotti per le loro sgraziature, il loro tentativo fallimentare di non diventare come il signore col cappello e le slide, che poi dico fallimentare ma è fallimentare per alcuni, altri riescono facilmente a rimanere zotici maleducati e sgraziati tutta la vita. 
Non che mi piacciano i giovani, per carità, non fatevi strane idee. Li detesto, i giovani, da sempre. Ma non vorrei che qualcuno pensasse, altrettanto malamente, che mi piacciono i vecchi ammodo, di buona lingua e maniera. 
Li detesto ugualmente.

Al ritorno in classe, qualcuno molto educato mi ha chiesto delucidazioni su alcuni passaggi del relatore (che io dico, chiedile a lui no? prende i soldi apposta). 
Non ho saputo dire nemmeno a perché non avevo sentito mezza parola.
Grazie a Dio l'ora è volata e siamo tornati tutti nel nostro cantuccio di mondo. 
Chi a scaldare il banco.
Chi a incanaglire. 
Come sempre.   


Non vorrei essere intromettente ma il corrente racconto fa il paio con Per un'agiografia del presente. Per chi se l'è perso. Buona giornata e grazie. 
Dinamo Seligneri per il pontelunare.blogspot.it

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