Concorso di poesia bambini



A scuola negli ultimi giorni c'è fermento: hanno bandito a livello provinciale un concorso di poesie dedicate alla mamma. Le devono scrivere i ragazzi, gli insegnanti non ci possono mettere tanto becco. A limite gli spetta il compito di correggere qualcosa di metrica, o pelle pelle incoraggiarli ad usarla, una qualche metrica (varrà anche quella emotiva?).
Nell'aula insegnanti, già di per sé ridotta al lumicino per via delle cascanti mura, stamattina i colleghi di italiano spuntavano dappertutto vogliosi di parlare... bisognava a tutti i costi dir qualcosa sul concorso, la maternità, la poesia. In tali casi, prendo armi e bagagli e naturalmente fuggo. Stavolta però, messi sull'avviso dalla mia solita (quanto sempre cortese) diserzione, m'hanno abbrancato subito, dinamo ma tu che ne pensi di 'sto concorso di poesia sulla mamma?
In sostanza, il dibattito era questo: pole l'omo(sessuale) permettersi di pareggiare con la donna? Ovvero: in un mondo (vabbè Italia) in trasformazione, con l'istituto famiglia esploso per colpa delle coppie di fatto e dell'omosessualità, con un paese sull'urlo del baratro, ad un soffio dall'accettare l'adozione omosessuale, è possibile ancora dedicare delle poesie alla madre? Tu dinamo ne sei favorevole? Esiste ancora la madre? Ne sei sicuro? (Io non sono sicuro di niente!)... Non è che dovremmo dedicare queste poesie al mammo (così ha detto una scema)... Che ne pensi? E dell'enormità dell'utero in affitto che ne pensi? Non è contronatura? Oh, so' cose serie!
Io signori, ho detto, molto brevemente, scusate a tutti, ma io sono un'anima russa e in quanto tale, scusate se è poco, se si può, sono pure favorevole alla clonazione!... E sono uscito. Non so che cosa m'abbiano detto dietro, forse m'avranno bestemmiato, forse m'avranno preso per un idiota. E chi potrebbe dargli torto.  
In classe, tornando a mo' di introduzione a parlare di questo evento concorsuale, un ragazzo assai particolare e incline come pochi alla poesia, m'ha detto che lui era molto interessato a partecipare al concorso, ma che la madre gli era morta quando era ancora molto piccolo... che doveva fare? Allora gli ho detto che se non ne poteva proprio fare a meno di partecipare, che gli scappava assolutamente di partecipare per limiti d'età (che figuratevi si vince a malapena un attestato), mbè, che scrivesse che era sprovvisto di madre da tempo ma che volendo partecipare a tutti i costi a questo evento concorsuale, dedicava la poesia alla madre che aveva clonato nella sua testa coi cromosomi di scarto ricordevole che gli avevano regalato i suoi famigliari facendogli i soliti noiosi racconti sulla madre morta, pur di poter passare ancora qualche ora, finché dura la memoria, con lei. Tutto ciò in attesa ovviamente della vera clonazione che aspettava di lì - speriamo - a qualche anno (gente e partiti, ahimè, permettendo).
M'ha guardato incuriosito un po' di secondi, m'ha fatto ripetere come suole la solfa succitata, poi m'ha sorriso, m'ha detto bella idea professò... al che io gli ho risposto: mica per niente sono il migliore allenatore di scrittori al mondo. Poi l'ho chiamato alla lavagna e gli ho dato 3 in metrica italiana come era giusto che fosse.

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