Per un'agiografia del presente




Era mattina e non c'era niente di bello sotto le palme della mia vita, camminavo confuso con la macchina, scansando le buche e sorpassando lunghi trattori luccicanti che mi facevano vai con la mano. Un mattino indifferente, insomma, ma bisogna pure aver fiducia. La vita, è vero chi lo dice, ci mette sempre davanti ai nostri limiti e incubi, se non proprio li genera, aggiungo io. E bisogna avere fiducia. 
Così, cammina cammina, ero arrivato sin troppo presto nella scuola dove da poco presto servizio. C’erano solo poche persone a quell'ora per l'atrio e i corridoi, prevalentemente gli studenti delle campagne che vengono da lontano e arrivano coi primi pulmini del comune; la professoressa di inglese che è anche la vicepreside, o come si dice il vicario, e infine il bidello Gabriele, come il santo abruzzese. 
Ho firmato l’ingresso con gran calma sorseggiando un delizioso caffè della macchinetta e dopo poco è entrata la collega di matematica con una faccia messa a broncio, perché le dispiaceva davvero tanto di comunicarci lì in quell'atrio malandato la morte della star della musica David Bowie, suo grande idolo. 
Ma quand’è morto? ho detto io… stanotte? ieri sera al telegiornale non hanno detto niente... 
Non mi ricordo che cosa mi ha risposto lei ma ha saputo darmi quella ed altre notizie. Io non sapevo che altro dire, e ho chiesto quanti anni aveva. Sapeva anche questa, anche se poi quando sono andato al bar, nell'ora buca, c’era la tv accesa, hanno dato un'altra risposta che non mi ricordo più. La professoressa di inglese aveva una faccia smarrita rispetto al nostro civile e ricercato discorrere. Così la collega di matematica ha ribadito che era morto David Bowie. Quella di inglese ha detto David Bowie. Ma non era molto convinta. Allora quella di matematica ha detto David Bowie David Bowie. E allora quella di inglese non ce l'ha fatta più ha detto ma chi cazz’ è ssù David Bowie scusa? E non lo sapeva davvero. 
Io da essere insulso mi sono internamente scandalizzato e credo anche quella di matematica che ha spiegato qualcosa che riguardava il cantante per attivare qualche ricordo comune, anche se quella di inglese non ne sapeva comunque niente e non è riuscita a attivare nemmeno un piccolo ricordo comune.
Poi sono dovuto andare in classe dove stavano tutti in piedi a parlare a voce altissima delle paturnie di quello di fisica, mentre un gruppo di maschi giocava a pallone colla merenda di Giuliano.
Per tutto il giorno, anche dopo che sono salito in terza, ho continuato a pensare all’incubo di ignoranza che avevo vissuto e ai miei limiti di pensatore. Mi ero scandalizzato con la collega d'inglese invece dovevo essere solo ammirato della sua bellissima ignoranza, mentre io avevo dalla mia solo una bruttissima cultura mediana. Chiunque, mi sono detto mentre interrogavo sulla subordinata di secondo grado, può sapere qualcosa del Duca bianco, ma a pochissimi è dato di non saperne niente di niente, ché come fai a non sapere niente di David Bowie? come fai a non avere nessuna sua canzone in mente, di non essere in grado di accostare quel nome a quella faccia... Ma è proprio questo un segno di grandissimo privilegio. Una grazia. Un vero miracolo. Uno stato di santità e un sogno di impermeabilità a tutti gli attacchi della conoscenza inutile. 
Allora per non avere grane ho dato un sei pieno a un ragazzo con dei problemi che ha fatto scena muta, e quando sono uscito all’aria aperta a fumare la prima sigaretta della giornata che coincide colla fine delle mie lezioni, mi sono guardato in giro e mi sono sentito rinfrancato nella mia ricerca d’essere una persona migliore, e non mi sono poi molto vergognato a riconoscermi senza se e senza ma uno dei pochi, nell'arco di tanti chilometri là attorno, in grado di vedere nella professoressa di inglese della scuola una santa, una santa del nostro tempo; un essere nettamente svettante sopra le nostre miserie intellettuali insolentite dalla cultura mediana mentre il miracolo che ha fatto oggi è quello di non sapere niente in nessun argomento culturale, nemmeno di David Bowie e di non avere nessuna vergogna a essere così come è, nella divina indifferenza, nella perpetua dimenticanza... o nella totale incoscienza del suo creato. 


Così, da persona rotta a tutto, ho cacciato con garbo la cicca spenta nella fessura dei rifiuti, e quando nella magia di quel momento sono ripartito in macchina ho pensato che volendo trarre una morale da questa storia, come è giusto fare in un tale consesso culturale, noi dobbiamo affermare che il personaggio negativo della storia è indubbiamente quella di matematica, mentre quello positivo (senza stare qui troppo a rovesciare i termini) è la professoressa di inglese vicario della scuola, e allora ho anche pensato che non è affatto un caso se sin dal primo giorno questo rigenerante personaggio mi ha accordato una sincera e amorevole simpatia da collega a collega. E di questo e altro le sono e sarò sempre debitore.

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