Fumisteria ad ore, anche a minuti e secondi, streaming aperto full time (c'è la crisi) - si accettano pagamenti in freddura
giovedì 28 giugno 2012
martedì 26 giugno 2012
sabato 23 giugno 2012
I giovani dolori di Nicolai Vlaseic il pavido, dal tomo primo. (Romanzo tratto da una telenovela vera)
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| Il matrimonio di Malevich |
Qualcuno più saggio di noi ha voluto vedere già in questi precoci quesiti alcune lucciole del pragmatismo (se non dell'opportunismo affaristico) che compose il suo cagionevole carattere nel futuro.Possiamo dargli credito, ma bisogna procedere per tappe, molto lentamente.
mercoledì 20 giugno 2012
Bukowski famigliare
Una delle più belle creazioni di Bukowki è stato il Bukowski famigliare, un personaggio avanti cogli anni, disilluso, ironicamente distaccato e disinteressato, alle prese con una inedita fortuna economica scaturita dal suo lavoro di scrittore, una (terza) moglie premurosa e giovane, una bella villetta da sogno americano, i giornalisti, i fan, una jacuzzi dove sguazzare, alcuni gatti, le corse all'ippodromo la mattina, la mercedes nera, il computer nuovo la sera su cui sferragliare le poesie di Last Night of the Earth Poems e di Bone Palace Ballet, gli ultimi romanzi, gli ultimi racconti e il diario di bordo (bellissimo) Il capitano è fuori a pranzo.
Non solo.
Il Bukowski famigliare non è solo una grande invenzione biologico-letteraria, è anche una grande capriola in avanti da un punto di vista stilistico: mai come in quell'ultima produzione Bukowski scrive così bene, una prosa ironica, sferzante, romantica, disincantata, lineare, senza una goccia di profumo in più, senza un'unghia di polemica e mordente ribellione in meno... una prosa limpida e perfetta, una prosa che sa diventare di un'eleganza ammirevole, vieppiù perché è un'eleganza cavata e inventata di sana pianta dentro quel modello, bukowskiano originale, di stile.
Buk è uno di quei rari casi dove il denaro fa bene, invece di spegnere come un interruttore le carriere degli artisti...
Non solo.
Il Bukowski famigliare non è solo una grande invenzione biologico-letteraria, è anche una grande capriola in avanti da un punto di vista stilistico: mai come in quell'ultima produzione Bukowski scrive così bene, una prosa ironica, sferzante, romantica, disincantata, lineare, senza una goccia di profumo in più, senza un'unghia di polemica e mordente ribellione in meno... una prosa limpida e perfetta, una prosa che sa diventare di un'eleganza ammirevole, vieppiù perché è un'eleganza cavata e inventata di sana pianta dentro quel modello, bukowskiano originale, di stile.
Buk è uno di quei rari casi dove il denaro fa bene, invece di spegnere come un interruttore le carriere degli artisti...
domenica 17 giugno 2012
RASSEGNA LA STAMPA (mensile di disinformazione elastica pilates)
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| La vestizione della Realtà |
Ve la butto lì...
Sto pensando di fare un mensile a cadenza annuale con tiratura settimanale che esce ogni cinque minuti, specialmente quasi ogni mattina al posto di Uno Mattina, dove si mette a ferro e cuoco l'unione stampa Italia e Sardegna, così da costringerla a rassegnarsi, e dare le dimissioni per sempre almeno, e ridonarci una forma più perfetta e ominide di ignoranza dei fatti: quella total-body.
Si parte dalla campagna dell'anno scorso che ha riscosso un imbecille successo ma che aveva come slogan:
Ama la tua ignoranza come te stesso, almeno è una cosa tua. Non lasciare che te la informino colla loro ignoranza che non sai manco di chi è e perché... scusa... lo sapevi che l'ignoranza è fatta apposta per salvarti? Non essere ignorante di queste cose. Ignorati!
Quest'anno ci sarà uno stand con scritto Laureato laureando? Magari fosse così facile combattere! l'Università è una bugia con un foglio di carta e un rettore.
E un altro stand più generale di cui siamo molto fieri sulla tossicodipendenza editoriale:
Quando ti viene voglia di La Repubblica vai a fare un pizzico di pipì, aiuta a smettere! Sennò ci sono i cerottini della farmacia ma sono una scelta radicale come l'antibiotico, magari pria
consulta il tuo medico e vedi... Uscire dalla stampa si può! Basta non crederci!
Per chi vuole partecipare, magari donando anche il suo lotto per mille, può scrivermi alla casella postale che sapete.
Il nostro centro può salvare qualche vita, partecipate a frotte, poi fate voi.
sabato 16 giugno 2012
giovedì 14 giugno 2012
J. L. Borges e la letteratura impegnata
Ho tentato, non so con quale fortuna, di comporre dei racconti lineari. Non oso affermare che siano semplici; non c'è sulla terra una sola pagina, una sola parola, che lo sia, poiché tutte quante postulano l'universo, il cui più noto attributo è la complessità. Soltanto, voglio chiarire che non sono, né sono mai stato, ciò che in altri tempi si chiamava un favolista o un predicatore di parabole e oggi uno scrittore impegnato. Non aspiro ad essere Esopo. I miei racconti, come quelli delle Mille e una notte, vogliono distrarre o commuovere, non persuadere. Questa intenzione non significa che io mi richiuda, secondo l'immagine salomonica, in una torre d'avorio. Le mie opinioni in materia politica sono abbastanza note; mi sono iscritto al partito conservatore, il che è una forma di scetticismo, e nessuno mi ha mai chiamato comunista, nazionalista, antisemita, partigiano di questo bandito o di quel tiranno. Credo che un giorno meriteremo che non ci siano governi. Non ho mai nascosto le mie opinioni, nemmeno negli anni difficili; ma neppure ho permesso mai che esse interferissero nella mia attività letteraria, fuorché una volta, spinto dall'esaltazione della Guerra dei Sei Giorni. L'esercizio della letteratura è misterioso; ciò che noi opiniamo è effimero, e io sceglierei la tesi platonica della Musa piuttosto che quella di Poe, il quale ragionò, o finse di ragionare, che la stesura di una poesia è un'operazione dell'intelligenza. Non finisce di meravigliarmi il fatto che i classici professassero una tesi romantica, e un poeta romantico, una tesi classica...
(J. L. Borges, dalla sua prefazione alla raccolta di racconti Il manoscritto di Brodie)
Un consiglio di Massimo Troisi agli scrittori impegnati a piagnere sempre
Delle volte mi chiedo se Bob Saviano abbia mai visto un film di Troisi... cioè Saviano sta sempre là, sempre cupo, serio, lacrimevole, televisivamente doloroso, narrativamente torvo, giornalisticamente nullo, sempre impaurito... scpaventato... scpaventoso... chissà davvero, non scherzo, se ha mai visto un film di Troisi, eppure sarebbero anche corregionali.
Solo che mi sembra che non l'ha visto mai, ne sono quasi certo, me lo sento... sarà che è troppo impegnato a studiare... idem gli altri amici suoi scrittori naturalisti. Studiano troppo.
Spero che magari se passano di qua tutti quanti, si trovano un video, se lo guardano. Lo dico per loro...
Solo che mi sembra che non l'ha visto mai, ne sono quasi certo, me lo sento... sarà che è troppo impegnato a studiare... idem gli altri amici suoi scrittori naturalisti. Studiano troppo.
Spero che magari se passano di qua tutti quanti, si trovano un video, se lo guardano. Lo dico per loro...
sabato 9 giugno 2012
Giorgio Manganelli e Maurizio Milani in un romanzo a quattro mani sui guardiani dei gabinetti pubblici
da Centuria, cento piccoli romanzi fiume, Giorgio Manganelli:
Ottanta
Quando venne nominato guardiano dei gabinetti pubblici, egli provò dapprima una certa umiliazione; e certamente il suo compito era ed è umile. Doveva pulire le maioliche, asciugare l'acqua, porgere la carta a chi ne faceva richiesta, aprire ai clienti esigenti il gabinetto col bidet. Nella scala sociale della società in cui vive, egli era ed è ad un gradino assai basso, assai più dello spazzino che lavora all'aperto; egli infatti sta nei gabinetti molte ore al giorno, e non vede mai il sole, giacché i gabinetti sono sotterranei, e sono aperti dal mattino alla sera. Il suo gabinetto è solamente maschile, e se ne rallegra, giacché è un carattere timido e sarebbe assai imbarazzato ad aprire un gabinetto ad una signora. L'ambiente in cui lavora è umido, sempre tiepido, d'una temperatura che non varia molto da stagione a stagione; il servizio non è perfetto, perché spesso manca l'acqua, o uno dei due lavabi non funziona, e la gente che ha orinato fa la coda per lavarsi, o esce colle mani sporche, e questo non gli sembra giusto. Egli ha uno stipendio, e chi scende nell'orinatoio in genere gli dà una piccola mancia; tuttavia per molto tempo egli ha sofferto. Gradatamente egli ha cominciato a non soffrire, non già perché non senta più la povertà del suo lavoro, ma perché ora lo sente semplicemente come un lavoro. E' giunto, anzi, a provare un certo orgoglio, il fatto di occupare un posto così basso nella scala sociale gli dà una dignità, giacché i guardiani di gabinetti in tutta la sua città sono forse una decina, e sono il punto più basso, dunque un punto estremo, e non tutti sono capaci di giungere al punto estremo di qualsiasi cosa. Ora, poi, sta avvenendo in lui un altro mutamento: infatti egli si accorge che l'uomo che orina, l'uomo che si rintana per defecare è qualcosa di radicalmente diverso dall'uomo che cammina per le strade della città, è un uomo che non mente, che si riconosce creatura, transito di cibo, perituro, e insieme in colui che, appoggiato alle piastrelle, sta orinando, egli vede l'uomo disperato dalle proprie feci, dalla sinistra efficienza del suo corpo, dalla incertezza su quel che significhi che l'essere umano usi i genitali per orinare. Il luogo infimo è anche una catacomba, e il guardiano dei gabinetti si accorge che il gesto dell'orinare contiene una supplica, è la bruttura e la realtà, l'infimo e il supremo; e il suo orinatoio egli ora lo considera una chiesa, e sé stesso officiante.
Maurizio Milani, a Celito Lindo del 1993:
sabato 2 giugno 2012
Di Bolaño
Fra tutte le grandi qualità artistiche dello scrittore Bolaño, io, sopra a tutto, apprezzo la sua incantevole, dinamitica intelligenza. Da cui, credo, scaturisce molto moltissimo del suo meraviglioso pianeta letterario.
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